Regeni, la difesa degli 007 vuole l'appello e sfida la Cartabia

 Valentina Stella Dubbio 30 settembre 026

«Appena avremo ricevuto le motivazioni presenteremo appello» ci annuncia l’avvocato Anna Lisa Ticconi, legale d’ufficio di Magdi Ibrahim Abedal Sharif, uno dei tre 007 egiziani condannati a dieci anni per il sequestro di Giulio Regeni. «Questo caso giuridico – ci spiega – è unico nel suo genere. Una sentenza della Corte Costituzionale, cucita addosso al caso Regeni, ha stabilito che gli imputati per delitti di tortura, come in questo caso, possono essere processati in assenza anche se irreperibili. Inoltre la riforma Cartabia del 2022 ha stabilito che per poter proporre appello a favore di un imputato assente, il difensore deve essere munito di uno specifico mandato ad impugnare rilasciato dopo la pronuncia della sentenza. Cosa che qui non potrà avvenire perché non abbiamo mai avuto contatti con gli egiziani». Fatta questa premessa, ci spiega Ticconi, «noi proporremo al giudice di appello di sollevare un dubbio di legittimità costituzionale sulla previsione della riforma Cartabia». Una norma che suscitò la ferma opposizione e le proteste formali sia del Cnf che dell’Ucpi perché si ritenne che sull’altare dell’efficienza si sacrificano i diritti degli imputati, in primis quello alla difesa. Per questo, ricorda Ticconi «altri avvocati hanno proposto la stessa questione ma il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Tuttavia qui siamo dinanzi ad un caso eccezionale. I nostri assistiti non erano tecnicamente assenti ma irreperibili sin dalla citazione a giudizio». E conclude dicendo che quella di due giorni fa «non è stata una vittoria della Procura. Non è stato provato né l’omicidio né la tortura e a differenza di quello che si dice l’Egitto ha fornito molte informazioni che hanno fatto emergere chiaramente come Regeni fosse stato attenzionato dalla National Security solo dopo la denuncia dell’ambulante e non a prescindere». Ma intanto a tenere banco è la polemica politica dopo le parole del Ministro degli Esteri Antonio Tajani appena pronunciata la sentenza due sere fa per cui «sono state condannate tre persone in primo grado. Vedremo cosa succederà nel secondo e terzo grado. Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l'Egitto a essere condannato in quanto tale». Ieri mattina poi il vice premier di Forza Italia era tornato sulla vicenda sottolineando che «bisogna andare avanti per scoprire gli assassini».  Le opposizioni sono andate all’attacco. Per la segretaria del Pd, Elly Schlein «Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al paese. Dimostra di non aver capito niente della sentenza di ieri. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi». Secondo il responsabile Esteri e deputato del Pd, Giuseppe Provenzano «tra tutte le parole che il vicepremier Tajani poteva usare per commentare la storica sentenza sull’assassinio di Giulio Regeni ha scelto le peggiori». Anche per Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, «è grave la posizione di Tajani. Proprio mentre arriva un risultato importante dalla giustizia, invece di coglierne il valore rischia di frenare, sminuire, di assolvere di fatto l’Egitto e di far fare all’Italia un grave passo indietro nella ricerca della verità». Per Avs ha parlato Nicola Fratojanni: «Il ministro Tajani ha perso definitivamente il controllo. Non bastava il “rispetto del diritto internazionale ma fino ad un certo punto” (caso Sumud Flotilla, ndr), non era sufficiente “la lunghezza delle gonne delle donne”. Ora anche la perla sulla sentenza Regeni». Duro anche l’intervento di Davide Faraone d'Italia Viva: «Il ministro Tajani palesa per l’ennesima volta la sua inadeguatezza culturale, lessicale, valoriale. Tajani deve dimettersi, imbarazza l’Italia nel mondo». Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, si tratta di parole che «fanno rabbrividire e trapelano un certo negazionismo del governo rispetto alle responsabilità degli apparati del Cairo». Infine il capogruppo dei 5 stelle al Senato, Luca Pirondini, ha affermato: «Tajani venga immediatamente in Parlamento e riferisca con chiarezza quali iniziative intenda assumere, quali passi abbia compiuto nei confronti delle autorità egiziane e come intenda difendere l’esito del processo italiano». Comunque le opposizioni unite, Pd, M5S e Avs (ma anche Azione), hanno chiesto a Tajani un’informativa urgente per sapere cosa intende fare il governo per dare attuazione alla pronuncia e quali rapporti si avranno d’ora in poi con l’Egitto. In realtà non siamo ancora in presenza di un giudicato definitivo, neanche ci sono le motivazioni che arriveranno entro novanta giorni e se andrà come spera l'avvocato Ticconi occorrerà attendere una decisione della Consulta e i successivi gradi di giudizio. 


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