Tre 007 egiziani condannati a dieci anni per il sequestro di Giulio Regeni. Uno assolto
Valentina Stella Dubbio 29 settembre 2026
Ieri nel tardo pomeriggio, dopo otto ore di Camera di Consiglio, la prima sezione della Corte d'Assise di Roma ha condannato tre 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni al Cairo nel 2016. La condanna di dieci anni di reclusione è stata inflitta al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif - per il quale la procura aveva chiesto il carcere a vita – e ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Il. Il quarto agente dei servizi segreti, il generale Tariq Sabir, finito a processo è stato assolto. I banchi degli imputati erano vuoti ovviamente, c’erano solo i loro legali, perché l’Egitto non ha mai voluto collaborare e farli rintracciare. La richiesta della Procura era stata dunque un’altra: un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione. I giudici hanno deciso diversamente: hanno fatto cadere l'accusa di omicidio che era contestata al capo A. E dunque i tre imputati condannati sono stati riconosciuti colpevoli esclusivamente dell'accusa di sequestro. Predisposti risarcimenti da 200mila euro per i componenti della famiglia Regeni e 150mila per la presidenza del Consiglio dei Ministri. Nonostante questo esito «credo si possa dire, da ciò che il dispositivo consente di individuare, che la parte sostanziale, principale, dell'impianto accusatorio abbia retto» ha detto il procuratore di Roma Francesco Lo Voi. Il procuratore ha sottolineato che il risultato è stato raggiunto «nonostante quella che possiamo tranquillamente definire una cooperazione non particolarmente proficua da parte delle autorità egiziane». «Un buon risultato processuale aver dimostrato che il mio assistito è estraneo all’omicidio contestato. Valuteremo se e come ricorrere in appello. La legge dice che non possiamo. E per questo probabilmente occorrerà fare un altro passaggio alla Consulta», ha detto pure l’avvocata Anna Lisa Ticconi, legale di Sharif, l’imputato accusato di aver materialmente commesso l’omicidio. Ha espresso soddisfazione anche Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia Regeni: «Oggi (ieri, ndr) sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben risposta. Al di là delle singole condanne, è evidente che l'impianto probatorio sostenuto dalla Procura ha superato il vaglio della Corte». Dunque a dieci anni e otto mesi da quel drammatico omicidio di Stato arriva la prima decisione giudiziaria sulla morte del giovane ricercatore friulano. Regeni, 28 anni, era stato arrestato illegalmente al Cairo il 25 gennaio 2016. Il successivo 3 febbraio, il suo corpo era stato ritrovato sul ciglio di una strada svestito e con le ossa rotte.
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