Anche la Sorveglianza di Milano dice no a Roggero

 Valentina Stella Dubbio 18 settembre 2026

Anche per il Tribunale di Sorveglianza di Milano è inammissibile l'istanza di differimento pena di Mario Roggero presentata in attesa della decisione del presidente della Repubblica sulla domanda di grazia inoltrata dalla moglie Mariangela Sandrone. La decisione dei giudici è stata depositata ieri, all'indomani dell'udienza a cui ha partecipato anche il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per il duplice omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo. La scorsa settimana una richiesta analoga era stata già respinta dalla Sorveglianza di Torino. Il provvedimento dei giudici del capoluogo lombardo ritiene che la proposta di differimento pena sia inammissibile per due ragioni. La prima in quanto «la consolidata giurisprudenza sul punto ritiene che il differimento dell'esecuzione della pena, in caso di presentazione di grazia, è istituto applicabile esclusivamente nell’ipotesi in cui l’esecuzione della pena non sia ancora iniziata (...) mentre nel caso di specie l'istanza in oggetto è stata presentata nel momento in cui» il gioielliere «era detenuto». La seconda è che sulla stessa richiesta è già intervenuta la magistratura torinese alla quale l'istanza, poi rigettata, e sottoposta alle «ordinarie regole di impugnazione», è stata «avanzata correttamente» ovvero quando ancora l'orefice era libero. Il collegio, poi, replicando alle argomentazioni addotte dalla difesa, sostenuta in aula dall'avvocato Stefano Marcolini, e con una memoria depositata lo scorso 10 settembre, sottolinea che tale istituto «è di carattere eccezionale, come si evince dal limitato spazio temporale entro cui il beneficio può essere concesso», ossia sei mesi. Pertanto, «in considerazione della ratio che lo sorregge - si legge nel provvedimento - deve trovare applicazione solo in relazione a soggetti ancora liberi. In caso contrario, la norma si presterebbe ad utilizzi “impropri”». Per coloro che sono detenuti, proseguono i giudici, è possibile adottare «altri istituti normativamente stabiliti che, sussistendone i presupposti, possono comportare il differimento della pena c.d “secco” o nelle forme della detenzione domiciliare». Istanza questa che è stata presentata però come subordinata al differimento dell'esecuzione della pena, come ha riferito ieri il difensore. A questo punto non servirà neanche l’udienza in Corte di Cassazione prevista per l’11 novembre che avrebbe dovuto decidere sulla competenza dei due tribunali. Ma comunque a piazza Cavour ricorrerà l’avvocato contro i provvedimenti recenti della Sorveglianza. Roggero dunque resta in carcere a Bollate, dove è detenuto dal 17 luglio. Due giorni fa dinanzi ai giudici aveva mostrato un minimo di resipiscenza: «Siamo tutte gocce nel grande oceano. Tutte le vite meritano rispetto. Quel giorno avrei potuto avere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo» aveva detto. Se l’inizio del pentimento fosse sincero o meno lo sa solo la sua coscienza.  Per la grazia invece quanto occorrerà attendere? Sebbene il legislatore non preveda un termine entro il quale debba essere data risposta alla domanda di grazia, gli uffici giudiziari investiti dovrebbero sbrigare la pratica in sei mesi in modo da concedere in media al Quirinale altri due mesi per le valutazioni del caso.  Dalla Lega di Matteo Salvini è giunto intanto subito un messaggio per il detenuto: «Tutta la nostra vicinanza a Mario Roggero e alla sua famiglia. Prosegue l’impegno della Lega al suo fianco, sia in Parlamento con le nostre proposte sia con la raccolta fondi che sarà presente domenica a Pontida per aiutare a sostenere le sue spese legali. È difficile accettare che, mentre tanti criminali sono a piede libero, un uomo di 72 anni che per una vita ha lavorato onestamente e pagato le tasse, sia in carcere, lontano dalla moglie, dalle figlie e dai nipoti. Mario non è solo. Domenica anche Pontida sarà al suo fianco». Nulla invece dai parlamentari di Fratelli d’Italia che pure nei giorni della carcerazione si erano spesi in difesa del gioielliere e alcuni parlamentari si erano pure recati a trovarlo in prigione. 

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