Anm e Ucpi contro Nordio
Valentina Stella Dubbio 3 settembre 2026
Giù le mani dall’indipendenza del giudice: è il messaggio lanciato da magistratura e avvocatura contro la decisione di due giorni fa del Ministro della Giustizia Carlo Nordio di inviare gli ispettori al Tribunale di Torino, dove una gip ha disposto l’obbligo di firma, non convalidando il fermo di polizia, per un cittadino accusato di aver palpeggiato i seni di una tredicenne. «Sono stati diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del governo, che sono andati oltre la critica» ha dichiarato Giuseppe Tango, presidente dell’Anm. «Ed è questo che stigmatizziamo con forza, così come riteniamo del tutto non ortodosso l’invio degli ispettori che non hanno il compito di valutare il merito dei singoli procedimenti» ha proseguito il magistrato. «Il ruolo della giurisdizione – ha scritto pure l’Anm locale del Piemonte - non è coadiuvare il governo nella sua azione, bensì quello di applicare la legge senza inseguire consensi». «Ancora una volta, il solito schema» ha aggiunto Giovanni Zaccaro, Segretario della corrente AreaDg: «Una decisione non gradita, sicuramente criticabile, un poco di putiferio mediatico e subito il Ministro annuncia ispezioni, che fra qualche settimana finiranno senza esito nel silenzio generale. Da tempo si discute di riformare il giudizio di appello, abbiamo capito che il Ministro Nordio vuole introdurre un nuovo mezzo di impugnazione: l'ispezione ministeriale» ha concluso la toga progressista. Due giorni fa erano andati all’attacco della gip sia la premier Giorgia Meloni che il leader della Lega Matteo Salvini. Ma critiche erano giunte persino dal Partito democratico che aveva annunciato una interrogazione parlamentare proprio al Guardasigilli rispetto ad un fatto ritenuto «molto grave». Comunque, anche per la Giunta dell’Unione Camere Penali Italiane «appare del tutto privo di giustificazione e rischia di tradursi in un’indebita pressione sull'autonomia del potere giudiziario» l’atto di Via Arenula. «Gli ispettori vengano mandati dove occorre accertare abusi e responsabilità, non dove possono servire a raccogliere consenso elettorale». Aggiunge al Dubbio il presidente Francesco Petrelli: «È inutile declamare l'indipendenza della giurisdizione se poi ogni volta che non si è d'accordo con la decisione di un giudice la collettività insorge e si mandano gli ispettori. Un Paese che ha saldi i principi del processo accusatorio sa che il giudice non è esecutore della volontà del pubblico ministero e che quando valuta erroneamente un fatto è il codice stesso ad offrire un rimedio attraverso le impugnazioni. Al contrario ogni vicenda giudiziaria in questo Paese diviene occasione di propaganda e di inutile strumentalizzazione politica». Insomma, la vicenda torinese riesce a ricompattare magistrati e avvocati dopo le asprezze referendarie e lo fa proprio in difesa dell’autonomia e dell’indipendenza dei giudici che ciascuno, ma su fronti opposti, aveva cercato di difendere in vista del voto del 22 e 23 marzo. Adesso le toghe tutte si uniscono contro l’iniziativa di Nordio che pare indirizzata più a compiacere il sentimento forcaiolo del popolo che a difendere i principi dello Stato di Diritto, come le impugnazioni. Ed infatti la Procura di Torino ha deciso di rivolgersi al Tribunale del riesame contro il provvedimento del gip la quale, pur ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e un concreto e attuale pericolo di reiterazione, ha valutato sufficiente una misura meno afflittiva del carcere, valorizzando l’incensuratezza, il comportamento collaborativo e la resipiscenza dell’indagato. Tutto fisiologico nei corridoi dei tribunali, meno in quelli della politica. Politica, sia di maggioranza che di minoranza, che va completamente in tilt dinanzi a fatti riguardanti la violenza di genere. Per mesi la destra ha sponsorizzato il Sì alla separazione delle carriere per ottenere la vera indipendenza del giudice dal pm poliziotto. Ora che un gip contraddice un requirente viene massacrato perché la sua decisione non piace. La sinistra da par suo negli stessi mesi ha difeso con in mano la Costituzione l’autonomia della magistratura contro i tentativi di asservimento del potere giudiziario a quello politico. E ora si dimentica tutto e si appella proprio al Guardasigilli per fare luce sulla decisione della giudice torinese. Quale migliore cortocircuito! Intanto «Pedofilo infame, in mano al popolo» è la scritta con vernice spray verde comparsa ieri sulle serrande abbassate del minimarket di Torino dove lavora(va) l’uomo accusato dalla ragazzina. Contro la decisione della gip anche Prince Howlader, portavoce della comunità bengalese e presidente dell'associazione islamica Giovani per l'Umanità: «Quanto accaduto a Torino è una cosa molto grave, non capiamo come mai una persona che commette un reato del genere possa essere rilasciato immediatamente». E a tuonare, quasi con riflesso pavloviano, contro l’Anm ci ha pensato il solito senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Diciamo alla Anm nazionale e alla Anm locale che non c'è il dovere di sbagliare come regola permanente. Dalla standing ovation per Ranucci si può passare a qualche condotta migliore, ammettendo che la valutazione fatta a Torino è stata gravemente sbagliata e inopportuna. Sono queste decisioni errate che poi alimentano tensioni sociali che vanno contrastate e, soprattutto, prevenute». Forse non si è accorto che l’avvocatura la pensa come l’Anm.
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