La possibile coabitazione al Csm

 Valentina Stella Dubbio 8 settembre 2026

Mentre esiste già una data per il rinnovo dei togati al Csm (25 e 26 ottobre), ancora manca quella delle elezioni per i membri laici. Da quanto appreso, dovrebbe essere comunque entro la fine dell’anno, quindi prima della scadenza dell’attuale plenum, prevista per fine gennaio 2027. Dunque sarà l’attuale Parlamento a scegliere nuovamente i dieci rappresentanti tra professori e avvocati che siederanno a Palazzo Bachelet. Il centro destra infatti è intenzionato a garantirsi nuovamente la maggioranza a Piazza Indipendenza. «Essendo di quattro anni il mandato di un consigliere Csm mentre la durata della legislatura è stabilita in cinque anni è fisiologico che la stessa maggioranza possa essere chiamata ad eleggere per due volte i laici», commenta il senatore di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, già membro laico del Csm. Diverso è il ragionamento che proviene chiacchierando con qualche parlamentare del Partito democratico: «Ho sempre dato per scontato che se la legislatura arriverà alla naturale conclusione saremo sempre noi ad eleggere i laici del Csm ma se vediamo che a fine anno lo scenario politico sta per precipitare allora non è detto che le cose andranno come immaginato», ci spiega un senatore dem. Al momento il centrodestra può contare su sette avvocati e professori al plenum: quattro di Fratelli d’Italia, due della Lega e uno di Forza Italia. Mentre l’opposizione ne ha indicati tre: uno il Pd, uno il M5S, uno Iv. Lo schema dovrebbe ripetersi anche se, essendo cambiate le percentuali di gradimento dei partiti, Forza Italia vorrebbe rivendicare la scelta di un ulteriore membro avendo superato la Lega. Nessuna possibilità quindi che, avendo davanti un futuro incerto rispetto ai prossimi equilibri di Camera e Senato, maggioranza e opposizione possano trovare un accordo per una formula ibrida atta a garantire un maggiore equilibrio tra i vari partiti. Se dovesse comunque essere l’attuale parlamento a scegliere i laici dell’organo di governo autonomo sarà questa l’ultima volta che accadrà senza il peso di Futuro Nazionale del generale in pensione Roberto Vannacci. Ma cosa accadrebbe se le prossime elezioni politiche le vincesse il centro sinistra mentre a dominare in Csm fossero i laici di centrodestra? Teoricamente Parlamento e Csm sono due organi indipendenti ma durante questi anni, e soprattutto a ridosso del referendum sulla separazione delle carriere, la maggioranza di Palazzo Madama e di Montecitorio ha spalleggiato le iniziative promosse dai membri laici di centro destra contro la magistratura. Nel migliore dei mondi possibili, vestiti i panni da consigliere del plenum, i consiglieri laici dovrebbero essere indipendenti. Invece appaiono ideologicamente aderenti allo stesso progetto politico di chi li ha designati. E non a caso la riforma Nordio prevedeva, seppur temperato, un sorteggio anche per loro, per spezzare appunto il legame con il partito di designazione. Soprattutto in questa consiliatura i laici di centrodestra si sono resi protagonisti di numerose richieste di aperture di pratica per valutare provvedimenti disciplinari o professionali verso magistrati accusati di eccedere dal loro mandato o perché firmatari di provvedimenti invisi. Oppure hanno scelto di disertare la seduta quando all’ordine del giorno c’era la pratica a tutela per il magistrato Raffaele Piccirillo, messo nel mirino dal Ministro Nordio dopo che in un'intervista aveva dato un parere critico sulla gestione ministeriale del caso Almasri.  A sostenere le loro iniziative hanno trovato i parlamentari della maggioranza, impegnati dal canto loro a presentare interrogazioni parlamentari, tra l’altro. Una sola voce, un solo obiettivo: piegare la magistratura politicizzata, riportare nei ranghi l’Anm.  Non è forse quindi peregrino pensare che la maggior parte della componente laica di questo Csm abbia agito come braccio militante dei partiti in Parlamento.  E a pensarlo è anche qualche esponente della maggioranza più moderata che avrebbe voluto un aplomb maggiore da parte di qualcuno a Piazza Indipendenza. Ma se appunto gli equilibri nel 2027 mutassero e a palazzo Chigi ci fosse un primo ministro di centrosinistra? La forza mediatica di una eventuale maggioranza di sinistra sminerebbe le iniziative dei laici di centrodestra perché comunque la si pensi la questione mediatica assume sostanza politica.  E c’è chi, sempre dal partito democratico, prefigura uno scenario che da solo potrebbe bastare a frenare le invettive dei laici di centro destra: «In questa consiliatura la destra è riuscita a far eleggere un vice presidente espressione della Lega ma non è affatto detto che sarà così anche nel futuro Csm». Per chi invece non si creeranno squilibri è il solito Zanettin: «Un consigliere laico del Csm è portatore di valori generali, ricopre un ruolo istituzionale, espressione non di una maggioranza ma del Parlamento tutto». Quindi, secondo l’avvocato vicentino, «non ci sarà alcun cortocircuito tra il nuovo Parlamento e il nuovo organo di governo autonomo perché ogni consigliere laico, come feci io allora, si spoglierà di qualsiasi connotazione politica per lavorare invece secondo la sua professionalità».

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