Via poma: c'è il Dna dell'assassino
Valentina Stella Dubbio online 7 settembre 2026
La procura di Roma ha il Dna dell’assassino di Simonetta Cesaroni. A confermare questa notizia, già trapelata nei mesi scorsi, è stato il programma Rai “La vita in diretta”. Si tratterebbe di una traccia biologica mista a quella della vittima: determinare a chi appartiene quel Dna significa dare finalmente una identità a chi ha ucciso il 7 agosto 1990 la giovane donna in un appartamento al terzo piano del complesso di via Carlo Poma n. 2 a Roma, nella sede dell’Aiag (Associazione italiani alberghi della gioventù), con 29 fendenti da arma da taglio, mai ritrovata, dopo essere stata tramortita con un colpo alla testa. Come ha detto nel servizio Igor Patruno, consulente della famiglia Cesaroni, «se qualcuno viene individuato dovrà spiegare per quale motivo sul corpetto e sul reggiseno c’è il suo Dna». Un totale di settantacinque persone nel mirino delle indagini degli inquirenti della capitale. Tra di loro ci sarà l’assassino? A dicembre 2024 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Giulia Arcieri, aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata a novembre 2023 da Gianfederica Dito, ora procuratore capo ad Arezzo. Ad opporsi alla chiusura del caso la sorella di Simonetta, Paola, assistita dall’avvocato Federica Mondani. Ora sembra che finalmente si smuova qualcosa. A luglio sono stati comparati i primi Dna carpiti da persone potenzialmente coinvolte. Ma i primi sette riscontri sono risultati negativi. Nessun match con quello in mano agli investigatori e appartenente all’omicida di Simonetta Cesaroni. Si attendono in questi giorni i risultati di altre otto comparazioni genetiche. Ma appunto la procura ha individuato ulteriori sessanta persone, si apprende sempre dal servizio Rai, che in un modo o nell’altro avrebbero fatto parte della cerchia di conoscenza della giovane contabile. Le persone individuate non sono iscritte nel registro degli indagati e pertanto dovrebbero presentarsi in maniera volontaria a fare il test. In caso di rifiuto potrebbero essere sottoposte al prelievo coattivo di un tampone salivare. Oppure potrebbero anche essere formalmente indagate per dar via a tutti gli accertamenti di rito. Ma davvero è giunto il momento per risolvere finalmente un delitto rimasto senza colpevole da 36 anni? Da allora furono indagati il portiere dello stabile Pietrino Vanacore, suo figlio Mario, la moglie Giuseppa, Salvatore Sibilia, ispettore dell’Aiag e sua sorella Maria Luisa, l’ex direttore dell’Aiag Corrado Carboni (posizioni archiviate nel 1991), nonché Federico Valle, nipote dell'architetto Cesare Valle, che abitava nel palazzo del quartiere Prati, prosciolto da un gup nel 1993; l’ex fidanzato della giovane, Raniero Busco, fu condannato in primo grado nel 2011 e assolto in via definitiva nel 2014. Adesso si vorrebbe riaprire la partita avendo il gip scritto nel suo provvedimento di due anni fa che «appaiono davvero tanti gli ‘errori’ investigativi», definiti «macroscopici ed imperdonabili». La speranza è che adesso non si facciano sbagli almeno evitando di mettere alla gogna degli innocenti.
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