Gogna, social e ispezioni Muro Anm
Valentina Stella Dubbio 11 settembre 2026
L’Anm non ci sta e domani, durante il Comitato direttivo centrale convocato come sempre in Cassazione, discuterà e prenderà molto probabilmente iniziative contro gli attacchi feroci subìti dalla gip di Torino dopo che ha messo in libertà un uomo accusato di aver palpeggiato i seni di una minorenne. Per l’Anm il provvedimento potrà essere riformato nei gradi successivi o anche criticato eventualmente per la robustezza della motivazione ma questo non giustifica la messa alla gogna della magistrata. Contro di lei da giorni imperversa infatti una shitstorm, dopo che diversi politici l’hanno criticata sui social network e certa stampa ha svelato la sua identità: girano foto di lei su Facebook e viene costantemente attaccata, augurandole che un domani a sua figlia accada la stessa cosa della tredicenne piemontese. Destino meno infame, per ora, è toccato al gip (ancora sconosciuto) di Roma che ha lasciato libero un uomo che ha aggredito due agenti di polizia. Per lui un post della presidente del Consiglio e forse qualche atto di sindacato ispettivo. Il tema sarà, come anticipato, affrontato nella relazione del presidente dell’Anm Giuseppe Tango. Ma proprio due giorni fa Unicost ha chiesto una integrazione all’ordine del giorno della seduta del ‘parlamentino’: «Campagne diffamatorie ed attacchi nei confronti dei magistrati sui social media. Valutazione delle iniziative legali, istituzionali e comunicative a tutela dei colleghi e della funzione giurisdizionale, anche mediante un gruppo di lavoro incaricato di monitorare i casi segnalati. Necessità che le ispezioni ministeriali dovranno fondarsi su contestazioni specifiche e circostanziate, senza costituire reazioni indiscriminate o strumentali a campagne diffamatorie». Come ci spiega proprio il vice presidente dell’Anm, Marcello De Chiara, esponente della corrente centrista, «la critica ai provvedimenti giudiziari è sempre legittima ed anzi fisiologica in una democrazia matura. Ma quando degenera in attacco personale e sistematico, diventa un fattore di condizionamento della funzione giurisdizionale, perché chi giudica sa di poter essere esposto a delegittimazione ogni volta che una decisione non corrisponda alle aspettative. Questo mina l'indipendenza della magistratura, garanzia per tutti i cittadini». Il pensiero corre, ad esempio, ai giudici del Tribunale del Riesame che dovranno decidere sul ricorso della Procura di Torino contro la messa in libertà dell’uomo accusato di violenza sessuale. Questi episodi, per De Chiara, «non sono un fenomeno spontaneo. Troppo spesso sono innescati proprio da dichiarazioni di esponenti politici che, per calcolo elettorale, scelgono di alimentare la sfiducia verso la magistratura anziché rispettarne il ruolo costituzionale. Chi ricopre incarichi pubblici ha una responsabilità aggiuntiva nell'uso delle parole e non può ignorare l'effetto moltiplicatore che le proprie esternazioni producono nel mondo dei social». Ad aprire le danze delle critiche erano stati la premier Giorgia Meloni e il Ministro Matteo Salvini. A loro avevano fatto seguito nell’anatema del provvedimento della gip molti esponenti soprattutto di Fratelli d’Italia e della Lega. Ma persino il Partito democratico, tramite alcune senatrici, non aveva fatto eccezione. Ad esempio la senatrice dem Cecilia D’Elia aveva scritto su Facebook: «Quanto accaduto a Torino è un fatto grave: se confermato, un uomo è stato scarcerato dopo solo due notti dall'arresto per violenza sessuale su una 13enne. Il Gip avrebbe ravvisato “resipiscenza”, ma il pentimento non cancella la pericolosità sociale di chi compie tali atti. Temiamo, ancora una volta, una sottovalutazione dei rischi che le donne, ogni giorno, corrono. Per questo presenteremo un'interrogazione parlamentare al ministro Nordio». Tuttavia la circostanza che più aveva destato stupore e provocato una stigmatizzazione da parte della magistratura era stata l’iniziativa di Via Arenula di attivare l’Ispettorato. Su questo De Chiara ha concluso: «Le ispezioni ministeriali, nate come verifica organizzativa e di produttività degli uffici, vengono sempre più spesso utilizzate come strumento di reazione a decisioni giudiziarie ritenute politicamente scomode. Ma l'ispezione non serve a sindacare il merito di un provvedimento: per questo l'ordinamento prevede già i propri rimedi, l'impugnazione davanti al giudice competente. Utilizzarla altrimenti significa trasformarla in una leva di pressione sull'autonomia di giudizio del magistrato». Per ora sui fatti appena descritti c’è stata una dichiarazione del presidente Tango. Non si esclude che dal Cdc di domani venga fuori una posizione netta da parte di tutto l’organo direttivo dell’Anm. Più di qualcuno infatti ritiene che pur trattandosi di un caso di violenza sessuale non bisogna tirarsi indietro e avere timore di difendere l’autonomia del giudice, anche se le critiche arrivano da un partito come quello democratico che nei mesi della campagna aveva sostenuto la posizione della magistratura contro la riforma Nordio ma che anch’esso adesso si è allineato alla maggioranza nella reprimenda alla gip.
Commenti
Posta un commento