Avvocati intercettati: risponde Nordio

 Valentina Stella Dubbio 18 settembre 2026

Ricordate le captazioni dei colloqui tra difensori e assistiti presso la Casa circondariale “Capanne” di Perugia da parte della polizia giudiziaria? Erano state autorizzate dalla Procura solo per l’avvocato Daniela Paccoi, indagata per concorso in associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, induzione a rendere dichiarazioni mendaci e concorso in traffico di droga, ma poi si sono allargate indebitamente anche agli altri legali presenti nella sala colloqui. Adesso arriva una prima, sebbene parziale, risposta del Ministro Nordio sulla questione. Lo fa rispondendo alle interrogazioni parlamentari presentate dal deputato di +Europa Riccardo Magi e dal senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin. Innanzitutto si viene a sapere che essendo 4 le sale destinate ai colloqui tra detenuti e difensori, e non sapendo la Paccoi dove sarebbe andata, le intercettazioni sono state disposte dappertutto. Purtroppo «con riguardo all'entità del fenomeno, la documentazione trasmessa evidenzia la difficoltà, allo stato, di determinare con precisione il numero effettivo dei colloqui diversi da quelli autorizzati eventualmente registrati». Inoltre, secondo le relazioni inviate dall’autorità giudiziaria a via Arenula, «emerge che le captazioni estranee all'oggetto dell'autorizzazione non sono state utilizzate ai fini investigativi né processuali; i relativi contenuti non risultano trascritti, riassunti o valorizzati negli atti di indagine». Tuttavia, sottolinea il Guardasigilli nella sua risposta, «la segretezza del colloquio tra difensore e assistito è connotata dalla stessa sacralità della confessione religiosa» pertanto «il mancato impiego processuale delle risultanze intercettive non elimina, di certo, la gravità dell’accaduto: le conversazioni di un difensore terzo rispetto ad un procedimento non possono essere ascoltate, a prescindere dall’utilizzabilità processuale che, ovviamente, è esclusa dal nostro codice». Dunque «resta ferma la volontà del Ministero di ricostruire in modo completo i fatti». «Ciò è imposto», si ribadisce, «dalla gravità della vicenda, peraltro giustamente stigmatizzata dall’avvocatura anche attraverso la proclamazione di astensioni dall’attività processuale». E conclude: «I fatti verificatisi, per la loro evidente delicatezza, impongono risposte chiare e trasparenti non solo all’avvocatura, ma a tutti i cittadini». «Mi sembra una risposta molto interlocutoria ed è necessario chiarire bene i contorni di questa vicenda e sapere se è accaduto anche altrove, come richiesto nella interrogazione senza aver ricevuto un riscontro in merito» ha commentato Magi. Mentre per Zanettin «è molto grave quanto emerge». Per il parlamentare «il mancato utilizzo in sede processuale delle intercettazioni tra gli avvocati e i loro clienti captate al di fuori dell'ambito regolarmente autorizzato non elimina la loro illiceità, né la gravità dell'accaduto, come giustamente sottolineato dal Ministro stesso. Le conversazioni tra avvocato e cliente devono rimanere sempre segrete. Sono sacre ed inviolabili come una confessione al sacerdote. Auspico che l'indagine ispettiva, che sta proseguendo, venga conclusa con il massimo rigore». Gli stessi concetti espressi nella replica all’atto di sindacato ispettivo sono contenuti nella lettera che Nordio ha fatto arrivare direttamente all’Ucpi. Il guardasigilli ha ribadito «l'assoluta gravità dei fatti accaduti e ha riconosciuto che l'avvocatura penale associata ha giustamente reagito anche attraverso l'astensione per denunciare all’opinione pubblica la lesione subita dalla funzione difensiva» ha commentato Francesco Petrelli, presidente Ucpi. «Chiediamo questa trasparenza da mesi – ha aggiunto il legale – perché la violazione della riservatezza dei colloqui difensivi investe la qualità democratica delle istituzioni, come riconosce lo stesso Ministro. L'autonomia e l'indipendenza della magistratura non possono essere confuse con l'irresponsabilità, né esonerare chi esercita il potere giudiziario dal dovere di rendere conto delle violazioni commesse». Il penalista conferma comunque l’astensione dal 23 al 29 settembre, la seconda dopo quella di giugno: «Questa risposta rafforza dunque la fondatezza e l'opportunità» dell’iniziativa che si farà. «Gli accertamenti sono ancora in corso e ne attendiamo fiduciosi l'esito più sollecito». Sulla questione si è espresso anche Gaetano Scalise, responsabile giustizia di Noi Moderati: «Il Ministro della Giustizia ha fatto bene a disporre un’ispezione lo scorso 4 giugno. A distanza di oltre tre mesi, però, è necessario sapere a che punto siano gli accertamenti e quali siano le conclusioni dell’Ispettorato. Bisogna chiarire non soltanto quante conversazioni siano state registrate, ma anche chi le abbia acquisite, conservate o ascoltate e con quali procedure». Conclude Scalise: «Riteniamo indispensabile dare risposte rapide e puntuali, per questo abbiamo depositato un’interrogazione al ministero perché se dagli accertamenti emergeranno errori, disfunzioni o responsabilità, dovranno essere individuati e affrontati. E dovranno essere adottate tutte le misure necessarie, tecniche e organizzative, per evitare che un episodio simile possa ripetersi». 

Commenti

Post popolari in questo blog

Sollicciano, Pd: Nordio ci metta la faccia

La responsabilità penale è personale

Garlasco, sì alla revisione del processo? Indagato Andrea Sempio