Intercettazioni: è ancora tensione tra Fi e FdI
Valentina Stella Dubbio 24 settembre 2026
«Aspetti, mi ricorda qual era la questione Melillo?». Questa la risposta che ci è giunta da alcuni parlamentari di maggioranza quando abbiamo chiesto loro se ci fossero novità in merito all’allarme lanciato dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Gianni Melillo sulle criticità che la disciplina sull'utilizzabilità delle intercettazioni a fini della prova di reati diversi da quelli per i quali sono state autorizzate porrebbe in rapporto ad attività di indagine in materia di criminalità organizzata e terrorismo. Come noto a fine luglio gli emendamenti per ripristinare di fatto la “pesca a strascico” presentati da Fratelli d’Italia alla legge di conversione del D.L. 100/2026 “Giustizia e Patto Migratorio” erano finiti su un binario morto. Il presidente del Senato Ignazio La Russa era quasi pronto a dichiararli inammissibili quando il Governo ha posto la fiducia sul provvedimento. Dunque nulla di fatto per il muro alzato da Forza Italia. E adesso il clima non sembra cambiato. E sono due gli indizi: la percezione, avuta da quelle risposte, che la questione non sia nei pensieri di senatori e deputati e il fatto che proprio da esponenti azzurri ci abbiamo detto: «Vabbè la questione è chiusa, abbiamo fermato il tutto». Dunque per adesso la maggioranza archivia le preoccupazioni del capo di Via Giulia anche perché si erano rivelate un vero pomo della discordia all’interno delle forze che sorreggono il Governo. La questione era diventata talmente calda che quasi si apriva una crisi di governo qualche mese fa e aveva investito direttamente la premier Giorgia Meloni da un lato e il vice premier Antonio Tajani dall’altro. Certo, poi tra alcuni magistrati c’è chi arriva a dire, attraverso una iperbole, che «conoscendo la testardaggine di Melillo sarebbe capace di farsi inserire la norma pure nella finanziaria». Scenario alquanto improbabile tecnicamente ma serve a delineare l’eventualità che il magistrato antimafia non voglia affatto arrendersi. Le divisioni che hanno caratterizzato la battaglia sulle intercettazioni a Palazzo Madama si stanno riproponendo pari pari a Montecitorio. Ieri pomeriggio, in Commissione Giustizia della Camera, è tornata in calendario la pdl “Modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi, sistemi informatici o telematici o memorie digitali”, la famosa legge del senatore forzista Pierantonio Zanettin sul sequestro degli smartphone già approvata al Senato ma bloccata da troppo tempo nell’altra Camera dopo che la presidente della bicamerale Chiara Colosimo ha posto un freno al placet finale. Il suo obiettivo sarebbe quello di neutralizzare la legge in tutti i processi di criminalità organizzata. Sulla questione la trattativa è ancora in corso, appunto tra gli azzurri e il partito della presidente del Consiglio. La seduta è iniziata con il Governo che, tramite il sottosegretario della Lega Andrea Ostellari, ha chiesto il rinvio della trattazione perché l’Esecutivo starebbe ancora valutando l’opportunità di inserire la norma nei decreti attuativi della legge di delegazione europea che devono essere elaborati entro il 9 ottobre. A quel punto Forza Italia ha dissentito: se il Governo non è certo di quello che vuole fare allora si porti il provvedimento in Aula senza il relatore. Se Fratelli d'Italia vuole bloccarlo allora si ritroverà a votare con le opposizioni. Dal partito di Tajani filtra molto nervosismo per lo stallo sulla norma. Gli azzurri ormai sono stanchi dell’ulteriore rinvio. Vogliono portare a casa la legge, anche sfidando gli alleati in Aula. Anche perché puntano il dito contro un certo «garantismo alla carte» di Fratelli d’Italia - ci dice un parlamentare - : quando si tratta delle chat di Andrea Delmastro Delle Vedove i suoi colleghi pretendono tutte le garanzie e accusano i pm di voler invadere la privacy delle sue conversazioni, quando poi si tratta di estendere certe garanzie, quelle di un vaglio di un giudice, a tutti i cittadini allora improvvisamente cambiano idea. Questo non sarebbe accettabile per Forza Italia. A quel punto della seduta ha preso la parola il presidente della Commissione, Ciro Maschio, che ha annunciato che avrebbe provveduto ad un rinvio ma a brevissimo. Insomma il clima è ancora molto teso.
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