Appello trasversale per un indulto responsabile

 Valentina Stella Dubbio 24 settembre 2026

La proposta per un «indulto responsabile» è stata presentata ieri, nel corso di una conferenza nella sala stampa di Montecitorio, alla presenza dei componenti del Comitato promotore Nicola Mazzamuto, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Palermo, il professor Bartolomeo Romano, il professor Mario Serio, componente del Collegio dei Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Un'iniziativa che nasce da una riflessione sui numeri e la situazione nei penitenziari e che può essere sottoscritta al sito www.indultum.it. Si tratta di un indulto preparato e accompagnato, con la previsione di una efficacia differita di tre/sei mesi.  Per la presidente di 'Nessuno Tocchi Caino' Rita Bernardini, tra l’altro moderatrice del panel, lo «stato di illegalità è certificato dallo Stato italiano quando, in 5mila casi, i magistrati di sorveglianza riconoscono ogni anno trattamenti inumani e degradanti. Ora ce ne vogliamo fare carico attraverso un impegno trasversale tra tutte le forze politiche». Partiti però assenti ieri, nonostante i membri delle commissioni giustizia di Camera e Senato siano stati invitati. Presente solo il deputato di Iv Roberto Giachetti.  «Sono 19.635 le persone detenute in più rispetto ai posti disponibili, - ha continuato la radicale - Le persone detenute al 19 settembre sono 65.933, i posti regolamentari previsti sono 51.345, i posti inagibili sono 5.047 e i posti effettivamente disponibili sono 46.298». Ma come replicare a chi sostiene che pochi mesi dopo un indulto tutti rientrano in carcere? «Uno studio condotto da Luigi Manconi ha fatto emergere che dopo l’indulto del 2006 si ebbe una recidiva del 40 per cento che è comunque meno di quella di chi sconta la pena in carcere che è vicina all’80 per cento. Ma appunto perché la nostra proposta è trasversale chiediamo l’indulto responsabile» ci ha risposto. Mazzamuto ha sottolineato che «quando parliamo di sovraffollamento dobbiamo ragionare in termini di flussi. Nel 2025 i detenuti in ingresso sono stati pressoché il doppio dei detenuti in uscita quindi se non si adottano misure capaci di incidere sul dato sistemico, la situazione non può che peggiorare». «La nostra non è una proposta normativa con un articolato, non vogliamo invadere la sfera della politica, la nostra è un'idea che vuole accendere una speranza, vuole provocare la politica affinché si assuma le proprie responsabilità». Una proposta dal «carattere trasversale, che vuole unire e non dividere» e che «coniughi clemenza, speranza, sicurezza e prevenzione della recidiva». Però il vice ministro Sisto, parlando sabato a Firenze al convegno delle Camere Penali, ha detto che la magistratura «dovrebbe far ricorso a più misure alternative e pene sostitutive». Il giudice ha così replicato: «Dare la colpa alla magistratura di sorveglianza che non contribuirebbe a risolvere il problema del sovraffollamento credo sia ingeneroso. Le misure alternative si concedono se c’è un progetto, una attività lavorativa, un domicilio. E non scordiamo lo stato in cui versano gli uffici di sorveglianza con carenza di personale, oberati di lavoro e con nuove competenze».  Romano ha sottolineato che «le battaglie si fanno anche quando sono impopolari, mettendole sotto la luce della Costituzione» e ricordato come «esiste una difficoltà nel proporre l’indulto perché nel 1992 la Costituzione è stata cambiata» a favore di una maggioranza dei due terzi e non semplice per ottenerlo. A lui, già consigliere del Ministro Nordio, abbiamo chiesto cosa gli risponderebbe quando sostiene che «indulto e amnistia sono un fallimento dello Stato» anche se in passato si era detto d’accordo: «Si tratta di un argomento impopolare su cui si ha poi difficoltà a seguire magari anche delle antiche opinioni». Per Serio «il tema delle carceri non è più rinviabile». «L'indulto non è la migliore delle misure - ha continuato - ma è l'unica reazione a uno Stato inerte e insensibile. Se lo Stato fosse capace di umanizzare il periodo dell'esecuzione penale, non parleremmo di indulto e forse nemmeno di amnistia». Serio era presente ieri a titolo personale ma ha ricordato che la proposta è stata sottoscritta anche dal presidente del Collegio Riccardo Turrina Vita ma non da Irma Conti. A portare un «convintissimo sostegno» all'iniziativa per fronteggiare il carcere divenuto «un inferno, una polveriera» nonostante «lo Stato abbia il dovere costituzionale di rendere umana la pena» è stato Andrea Vacca, presidente della Commissione di studio per il Diritto penitenziario dell’Anm. Gli abbiamo chiesto se, coerentemente con lo sciopero contro la riforma costituzionale Nordio, si farebbe portatore tra i colleghi di una proposta per una astensione in difesa dell’articolo 27 Cost: «Assolutamente sì, lo farei però nella consapevolezza che è uno strumento, quello dello sciopero, da maneggiare con cura». D'accordo sull’iniziativa anche Giulia Boccassi, vicepresidente dell’Ucpi che ha ricordato che i penalisti sono da sempre in prima linea sulla situazione dei penitenziari e al momento «sono in astensione anche per l'indecorosa situazione delle carceri». L’iniziativa dell’indulto, secondo Boccassi, va accompagnata con «un adeguato finanziamento strutturale». 


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