Legali intercettati a Perugia: il pm vuole distruggere i file. Il no di Nordio e Ucpi

 Valentina Stella Dubbio 1 ottobre 2026

Un nuovo capitolo si aggiunge alla vicenda delle captazioni dei colloqui tra difensori e assistiti presso la Casa circondariale “Capanne” di Perugia da parte della polizia giudiziaria. Erano state autorizzate dalla Procura solo per l’avvocato Daniela Paccoi, indagata per concorso in associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, induzione a rendere dichiarazioni mendaci e concorso in traffico di droga, ma poi si sono allargate indebitamente anche agli altri legali presenti nella sala colloqui. Negli scorsi giorni il Ministro della Giustizia Nordio ha risposto a diverse interrogazioni parlamentari sul tema ed ha indirizzato una lettera all’Unione Camere Penali, ribadendo l’assoluta gravità dell’accaduto e sottolineando che l’avvocatura penale associata ha giustamente reagito anche attraverso l’astensione. Ora però sempre l’Ucpi, guidata da Francesco Petrelli, ha fatto sapere che «il Pubblico Ministero di Perugia ha chiesto di distruggere le registrazioni inutilizzabili, frutto delle captazioni illegittime dei colloqui tra difensore e assistito. Secondo le informazioni disponibili, si tratta di novanta segmenti di registrazione di colloqui di difensori del tutto estranei all’indagine con i propri assistiti e ventisette intervalli relativi ai colloqui della professionista indagata con assistiti diversi da quelli indicati nell’autorizzazione emessa dal Giudice». «Non si tratta – scrive la giunta Ucpi in una nota - di conversazioni soltanto irrilevanti e occasionalmente captate, bensì di colloqui dei quali è espressamente vietata la captazione, che nessuno avrebbe mai dovuto registrare». Per l’associazione politica dei penalisti «i difensori e gli assistiti illegittimamente coinvolti devono poter conoscere quali colloqui siano stati intercettati, con chi, per quanto tempo e con quali contenuti, anche al fine di verificare se vi siano state conseguenze sul diritto di difesa e di valutare eventuali iniziative a tutela dei loro diritti violati». Spiega Ucpi che la Corte europea dei diritti dell’uomo, nella sentenza Contrada c. Italia n. 4 del 23 maggio 2024, ha chiarito che la possibilità di chiedere la distruzione delle registrazioni non assicura, da sola, la tutela delle persone intercettate rimaste estranee al procedimento, alle quali deve essere garantito un controllo giudiziario effettivo sulla legittimità e sulla necessità della misura. «È necessario pertanto che, prima di procedere alla distruzione, siano salvaguardati gli elementi necessari a consentire agli interessati di far accertare la violazione subita, le sue conseguenze e le eventuali responsabilità. La distruzione rischierebbe di compromettere, inoltre, proprio l’accertamento che il Ministro si è impegnato a garantire» sostengono da Via del Banco di Santo Spirito. E si conclude: «La trasparenza sulle modalità di esercizio del potere giudiziario è un dovere democratico. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura non possono tradursi in totale irresponsabilità: i cittadini hanno diritto di sapere come e per quali ragioni si sia verificata una violazione così macroscopica del nucleo fondamentale del diritto di difesa, costituito dalla sacrale riservatezza dei colloqui tra difensore e assistito». Intanto ieri pomeriggio Nordio è andato alla Camera a rispondere ad una nuova interrogazione di Forza Italia presentata da Costa, Bellomo, Pittalis e Gentile che hanno chiesto di fare quanto prima piena luce sulla vicenda rendendo pubblici gli esiti degli accertamenti ministeriali, come richiesto appunto dall’Ucpi. «Ritengo che se, come appare ed è apparso in questi giorni, si voglia attuare la distruzione immediata di quegli atti, astrattamente suscettibili in futuro di una differente valutazione in altre sedi, questa distruzione sarebbe quantomeno prematura» ha detto il Ministro Nordio appoggiando la richiesta dell’Ucpi. E ha concluso: «Noi non intendiamo minimamente fermarci, andremo avanti fino in fondo, nei limiti delle nostre competenze, perché deve essere chiaro che, come una volta disse Benedetto Croce: “Se a Parigi va bene una messa, ci sono delle persone per le quali una messa va meglio di Parigi”, perché è questione di coscienza. Qui è questione di civiltà giuridica minima, se ammettessimo che possa essere intercettata la conversazione tra l'indagato e il suo difensore, ovviamente non indagato, avremmo una retrocessione della civiltà giuridica che ci riporterebbe ai tempi più bui del più oscuro medioevo». "Soddisfatto" della risposta il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Enrico Costa: «Siamo dinanzi ad un bivio: dinanzi ad una violazione pesantissima delle garanzie possiamo fare finta di nulla o andare a fondo come Stato di Diritto».

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