8 archiviati per saluti romani a Ramelli, non c'è pericolo fascista

 Valentina Stella Dubbio 1 settembre 2026

In queste «celebrazioni» che si susseguono «da svariati anni» a Milano «mai si sono potuti fondatamente individuare degli elementi tali da far ritenere che l'impianto democratico della Repubblica Italiana potesse essere messo concretamente in pericolo in relazione alla possibile ricostituzione del partito fascista». E il «saluto romano» in questo contesto non è un «gesto che esprime un'ideologia di intolleranza e discriminazione», ma è «riconducibile piuttosto all'intento di ricordare la memoria di un ragazzo» che espresse «il proprio pensiero politico». Lo scrive il pm milanese Alessandro Gobbis, che ha chiesto e ottenuto, su provvedimento della gip Rossana Mongiardo, l'archiviazione per 18 militanti di estrema destra che erano indagati per manifestazione fascista e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale per aver risposto alla chiamata del «presente» e aver fatto saluti romani al corteo che nel 2023 si era tenuto, come ogni anno, il 29 aprile, alla memoria di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso da un commando di Avanguardia Operaia nel '75. Negli anni e anche più di recente su questi casi ci sono state sentenze ondivaghe a Milano, tra assoluzioni e condanne, ricostruisce l’Ansa. Nel 2024 poi era arrivata una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite che aveva messo dei 'paletti'. Ora con questa richiesta di archiviazione, condivisa dal gip, la Procura diretta da Marcello Viola ha mutato linea rispetto a quella degli ultimi anni nei quali aveva sempre chiesto il processo per i saluti romani in quelle manifestazioni. La Corte d'Appello di Milano a luglio aveva confermato le assoluzioni «perché il fatto non sussiste» di 23 esponenti di estrema destra imputati per manifestazione fascista per il corteo Ramelli del 2019. Mentre per lo stesso corteo dell'anno precedente qualche mese fa, sempre in secondo grado, erano state confermate tredici condanne a 4 mesi. Due anni fa la Cassazione aveva messo una serie di paletti per i giudici da valutare e «da cui poter ricavare», caso per caso, «un concreto pericolo di riorganizzazione del partito fascista» per configurare il reato di manifestazione fascista sulla base della legge Scelba del '52. Nell'istanza di archiviazione, il pm in relazione alle posizioni dei 18 indagati, che facevano parte di Lealtà Azione, Casapound, Movimento nazionale-La rete dei patrioti, fa presente «il difforme orientamento» della giurisprudenza che si è creato negli anni sul tema nei vari gradi di giudizio. Poi, spiega che la Suprema Corte, affinché si configuri il reato di manifestazione fascista, richiede il «pericolo di ricostituzione» del partito fascista. In questo contesto, secondo il pm, siamo ben lontani, perché si tratta di una «manifestazione» a «scopo commemorativo» per ricordare il 19enne morto per un «brutale omicidio» commesso da «gruppi politici antagonisti che mal avevano sopportato la messa in discussione espressa da Ramelli in un tema svolto a scuola con riguardo alla loro ideologia». In questi cortei, segnala il pm, non ci sono state «azioni qualificabili come sovversive dell'assetto democratico». In più, quei saluti romani, riguardo all'altra imputazione che veniva contestata, sono gesti non di discriminazione ma in memoria del ragazzo che «espresse il proprio pensiero politico in un momento difficile e altamente conflittuale per la storia della Repubblica italiana». Come ci spiega l’avvocato Domenico Di Tullio, storico difensore di Casapound (non interveniente nel procedimento milanese), «finalmente anche la procura di Milano aderisce all’interpretazione delle Sezioni Unite che riconoscono il valore unicamente commemorativo della cerimonia del ‘presente’ e del saluto romano che viene effettuato dai partecipanti al rito. Si tratta appunto di una pratica commemorativa che risale ai tempi della Prima guerra mondiale, comunque ancora in uso nei reparti militari, anche senza l’ostensione del saluto romano». Conclude il legale: «La procura di Milano è stata la prima a contestare il reato e oggi è tra le prime a riconoscere la liceità del comportamento. Rimane l’ostinazione della procura di Roma che ha appellato il non luogo a procedere sul saluto romano di Acca Larentia del 2024, strage ancora impunita da quasi mezzo secolo». 

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