Ranucci: Anm sempre divisa
Valentina Stella Dubbio 14 agosto 2026
«Aspettiamo l'autocritica dell’Anm che accolse Ranucci come un eroe. E quella della Schlein, che accusò la destra per la responsabilità della bomba»: a dirlo ieri, dopo che il Dubbio per primo ha raccontato dell’imbarazzo silente del ‘sindacato’ delle toghe per aver fatto di Sigfrido Ranucci un front-man del No alla separazione delle carriere riservandogli una standing ovation all’assemblea del 25 ottobre 2025, è stato il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, membro della Vigilanza Rai. E continua a far discutere anche il post di due giorni fa del giornalista in cui ha citato, tra gli altri, Falcone e Borsellino. Lui a “La Stampa” ieri ha respinto le accuse: «Non mi sono paragonato a nessuno, quello che è pubblicato è solo un pezzo di un libro che sto scrivendo». Tuttavia non si placano le polemiche: «Denuncio con forza, come ex eletto parlamentare per la prima volta deputato nelle liste della Democrazia Cristiana nel 1992 e anche come ex ministro della Repubblica, la bestemmia politica di utilizzare i nomi di Aldo Moro e Piersanti Mattarella (oltre a quelli di Falcone e Borsellino) per difendere report» ha affermato l’ex parlamentare Carlo Giovanardi. E proprio l’iniziativa del conduttore di Rai 3 di citare i magistrati uccisi dalla mafia ha aperto un nuovo fronte all’interno sempre dell’Anm. Nelle chat dei magistrati se ne sta discutendo in queste ore. C’è chi vorrebbe una presa di posizione dell’Anm che stigmatizzasse fortemente il tentativo, ritenuto «maldestro» e «patetico», di Ranucci di assimilarsi a Falcone e Borsellino, chi invece invoca «prudenza» per una vicenda tutta da chiarire, chi invece si dice d’accordo nel rimarcare una distanza dal post di Ranucci ma con le «parole giuste», chi sostiene poi che il «13 agosto non è il giorno giusto per un comunicato», chi si chiede se quelli citati su Facebook da Ranucci sarebbero mai andati a cena con uno come Lavitola. Alla fine per ora prevale l’immobilismo, sperando che da qui a settembre il tutto si sgonfi. Ma, come diceva Jean-Paul Sartre, «ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere». E quindi l’Anm non dicendo nulla, quando in passato si è mossa per molto meno, fa in effetti una scelta politica: avendolo incoronato, ora è impensabile criticare Ranucci e far emergere l’imbarazzo per quella decisione passata. Sarebbe un autogol per l’associazione stessa dei magistrati. Sul fronte dell’inchiesta, invece, caduta l’accusa di strage, considerato il movente a fin di bene, ora si scopre che Valter Lavitola non avrebbe voluto che un ordigno esplodesse dinanzi l’abitazione dell’ormai suo ex «amico fraterno». Perchè l’attentato doveva avere «modalità diverse». O almeno è quello che ha sostenuto l’indagato davanti ai magistrati che lo hanno interrogato due giorni fa. Il faccendiere avrebbe dichiarato di aver ordinato agli autori materiali dell’attentato «solo» di esplodere «quattro o cinque colpi di pistola verso il muro» della villetta di Ranucci a Pomezia. Il mandante reo confesso non avrebbe comunque avuto nulla da ridire ritenendo lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di «valore dimostrativo». Intanto Lavitola resta in carcere: lo ha deciso ieri il gip che ha respinto la richiesta degli arresti domiciliari presentata dal difensore Sergio Cola. La procura di Roma aveva dato parere negativo alla misura attenuata. Il legale ha annunciato appello presso il Tribunale del Riesame. Sempre ieri gli avvocati degli esecutori materiali hanno incontrato i loro assistiti in carcere. I quattro potrebbero chiedere a breve di essere nuovamente ascoltati dai titolari dell'indagine. Si preannuncia uno scaricabarile. Mentre Ranucci potrebbe essere sentito come persona informata sui fatti a settembre, dopo che le analisi del cellulare e del pc di Valter Lavitola saranno terminate. E questo mette ancora di più in bilico la sua posizione alla guida di Report. Può essere riconfermato se ancora non si sa cosa emergerà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi? Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria ed europarlamentare del Partito Democratico, ha annunciato comunque di aver scritto alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen «per richiamare la sua attenzione sulle ripetute dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini contro il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, storico programma di giornalismo d'inchiesta del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, e sulla richiesta rivolta alla Rai di sospenderlo dalla conduzione del programma. È una questione che riguarda direttamente l'indipendenza del servizio pubblico e l'applicazione dell'European Media Freedom Act». Ma Matteo Salvini insiste: «Ranucci dovrebbe fare un passo indietro dalla conduzione? Assolutamente sì, fosse coinvolto un giornalista della Lega o di centrodestra nella metà delle cose che stanno uscendo ci sarebbero già i cortei della Cgil e dell'Usigrai, quindi un po' di cautela fino a che non verrà fatta chiarezza, può prendersi una pausa» ha detto ieri il vice premier e segretario della Lega, all'uscita dal carcere di Bollate dopo aver fatto visita per la quarta volta a Mario Roggero. Pure per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, intervistato dall'Adnkronos, «personalmente penso che Report, con la conduzione di Ranucci, abbia perso di credibilità rispetto all'epoca Gabanelli».
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