Lavitola confessa
Valentina Stella Dubbio 13 agosto 2026
«Sono io il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci»: ieri, dopo cinque ore di interrogatorio dinanzi al gip, Valter Lavitola ha confessato di essere lui la mente dietro all’esplosione dell’ordigno avvenuta lo scorso 16 ottobre davanti all’abitazione del conduttore di Report. «Ha confermato l'ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato e dice di averlo fatto per il suo bene, per tutelare l’incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli aumentare la scorta», ha affermato l'avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, al termine dell'interrogatorio di garanzia. Presentata anche una istanza per gli arresti domiciliari. Cola ha spiegato ancora: «Ranucci, non aveva, all'epoca, una protezione, ma aveva soltanto due uomini di scorta. Dopo l'attentato la scorta è stata più che raddoppiata, è passata da due a otto agenti». Insomma una bomba in amicizia. Il 4 luglio Lavitola aveva subìto la perquisizione e qualche giorno dopo si era avvalso della facoltà di non rispondere dinanzi ai pm, dichiarando comunque a chi glielo chiedeva di essere completamente estraneo alla vicenda. Ora il passo indietro e l’ammissione di responsabilità, alla luce delle numerose risultanze investigative emerse anche nelle 198 pagine di custodia cautelare che due giorni fa lo hanno condotto nel carcere romano di Rebibbia. Lavitola non avrebbe agito per un movente politico, «anche se di fatto l'attentato non per volontà di Lavitola ha aumentato la popolarità di Ranucci» ha dichiarato ancora Cola. «No comment» invece da parte del legale sull’eventuale consapevolezza del conduttore di Report nella vicenda. Anche se, raggiunto telefonicamente poi al telefono, ci ha detto che Lavitola non ha tirato in ballo Ranucci: «Assurdo» pensarlo. A questo punto l’ammissione di colpevolezza dell’imprenditore fornisce senza dubbio un assist alla destra per fare pressing sulla Rai affinché il giornalista venga rimosso dalla conduzione di Report. Infatti proseguono, in questi giorni, le riunioni del Comitato etico della Rai che dovrà esprimere un parere sulla vicenda, pure in base a quanto emerso ieri dall’interrogatorio dell’ex faccendiere. C’è molta attesa quindi per la relazione che l’organo invierà all'amministratore delegato, Giampaolo Rossi, per le valutazioni del caso. Forse anche prima di ferragosto. E Ranucci di certo ieri non si è aiutato, essendosi paragonato in un post su Facebook, tra gli altri, al leader Dc ucciso dalle Brigate rosse e ai magistrati uccisi dalla mafia. «La voce che spaventa. Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza»: ha scritto sul suo profilo Facebook terminando: «Muoiono tutti nello stesso identico modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l'ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta». Ranucci è ben consapevole che la sua posizione è in bilico essendo sotto esame la sua capacità di giudizio professionale alla luce del suo rapporto speciale con una fonte come Lavitola, che a detta della magistratura lo avrebbe addirittura manipolato. Un imprenditore pregiudicato che gli ha fatto credere che sarebbe potuto diventare premier in due anni e che avrebbe potuto condizionare le inchieste di Report, come si stanno difatti chiedendo in questi giorni in Rai. E che ieri ha confessato di aver confezionato una bomba per l’«amico fraterno». Avrà dunque ritenuto che nella bufera che incombe su di lui l’auto-martirio potesse aiutarlo ma invece si è rivelato un boomerang. «Ranucci che si paragona a Moro, Falcone e Borsellino??? Non so se faccia più rabbia, pena o tristezza. Alla luce degli inquietanti dettagli che stanno emergendo in queste ore, a partire dall'arresto del suo amico Lavitola, ritengo opportuno che il servizio pubblico, finanziato da tutti gli italiani, sospenda la collaborazione con chi è coinvolto in questa torbida vicenda» ha scritto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini sul suo profilo X. Non si è fatto attendere pure il commento del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, membro della vigilanza Rai: «Non credo che sia così presuntuoso da paragonarsi a uomini di tale statura, considerati da tutti dei veri eroi. Una delle due: o c'è qualcosa di sbagliato nel post o c'è qualcosa di sbagliato in Ranucci. Solo Ranucci può saperlo». Ad attaccare ancora più pesantemente il capogruppo alla Camera di Fdi Galeazzo Bignami: «Aspettate, aspettate, quindi ho capito bene? Mentre Ranucci usando i soldi di tutti noi mandava in onda, su Telemeloni, servizi e servizi contro Giorgia Meloni, sempre Ranucci si preparava a candidarsi contro Giorgia Meloni organizzando sondaggi fatti insieme a quel Lavitola che ora è in carcere accusato di avergli messo una bomba sotto casa per accrescerne la popolarità. E la sinistra cosa fa? Secondo voi, dopo aver accusato Giorgia Meloni di aver creato un clima contro Ranucci, chiede scusa? No, figuriamoci. Anzi, difende Ranucci, attacca Fratelli d'Italia e dice che la stampa è libera di dire quel che vuole. Sì, libera di dire quel che vuole la sinistra».
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