E ora Ranucci imbarazza l'Anm
Valentina Stella Dubbio 12 agosto 2026
«Ieri notte sono stato con Ranucci due ore al telefono…Questo è il giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia». Così si sfogava Valter Lavitola con un soggetto non identificato poche ore dopo la perquisizione subìta lo scorso 4 luglio nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato al conduttore di Rai 3. Quella espressione riporta immediatamente alla mente il fatto che il volto principale di Report sia stato uno dei front-man della campagna referendaria contro la separazione delle carriere. Il 25 ottobre 2025 si presentò a sorpresa all’assemblea generale dell’Associazione Nazionale Magistrati in corso in Cassazione. Fu accolto da una lunga standing ovation, magistrati in piedi per lui, applausi, anche qualche toga commossa per il giornalista che solo qualche giorno prima, il 16 ottobre, era stato oggetto del famoso attentato. Circostanza che aveva fatto immediatamente scattare un comunicato di solidarietà da parte dell’Anm: «Quando si attacca un giornalista si attacca la democrazia». In quell’occasione Ranucci ribadì la sua contrarietà alla riforma Nordio e incassò altri applausi. Poi il 10 gennaio si recò all’evento di presentazione del “Comitato della Società Civile per il No al referendum costituzionale”: tutti i flash su di lui, il solito lungo applauso, strette di mano con i magistrati presenti all’iniziativa. Tra parentesi: quel comitato era presieduto dal professore Giovanni Bachelet. Lo stesso Bachelet citato dal Quotidiano Nazionale in un articolo del primo aprile di quest’anno in cui si elencano i nomi di possibili nuovi leader del campo largo. Articolo che Lavitola aveva inviato a Ranucci il quale aveva risposto: «Comunque hai visto che nomi improbabili». Chissà che pensa Bachelet. Chiusa parentesi. Questo idillio tra il conduttore Rai e la magistratura pare però incrinarsi in queste ore e non senza qualche imbarazzo. Si viene infatti a sapere, proprio dopo le indagini della procura di Roma guidata da Francesco Lo Voi la cui tesi è stata avallata dal gip Iole Moricca, che forse lo scoppio dell’ordigno dinanzi la casa di Ranucci sarebbe stato elaborato da Lavitola non per uccidere l’ «amico fraterno» (così lo indicava) ma per rendere più difficile colpirlo professionalmente e per accrescerne la popolarità in vista di una possibile candidatura alle elezioni politiche del 2027, addirittura come leader del campo largo verso una scalata a Palazzo Chigi. Il gip arriva addirittura ad ipotizzare che il giornalista sia stato vittima della «manipolazione dell'indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest'ultimo, dall'altro, in ragione del profondo legame tra i due instauratosi tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di stupore e incredulità appena appresa la notizia dell'incriminazione dell'amico». Insomma, anche se l'ordigno sarebbe stato posto non per fare male ma per santificare la figura di Ranucci (da qui la caduta dell'accusa di strage), Lavitola, se le accuse verranno confermate, ha comunque ucciso la reputazione di Ranucci. Quello che dovrebbe essere il giornalista d’inchiesta di punta della nostra televisione si sarebbe fatto incantare in quel modo da una sua fonte, con cui intratteneva un rapporto forse inopportuno, come evidenziato persino dal senatore del Partito Democratico Walter Verini ieri in una intervista al Corriere della Sera. E allora qualcuno tra le toghe sta cominciando a sussurrare che molto probabilmente è stato un errore quello di volerlo come testimonial del No. A mettere il dito nella piaga ci ha pensato Natalia Ceccarelli, toga del Sì che ha lasciato dopo la sconfitta il Cdc dell’Anm. Ha scritto su Facebook: «Mi sa che al congresso nazionale di Napoli non lo invitano più». Il riferimento è all’appuntamento di fine novembre dell’Anm nel capoluogo partenopeo. In realtà, da quanto appreso, il nome di Ranucci non sarebbe venuto fuori come eventuale ospite ma questo non esclude che della questione si possa discutere nella prima riunione del ‘parlamentino’ in programma per il 12 settembre. C’è qualcuno che sta facendo notare il silenzio dell’Anm in questi giorni, a differenza dell’immediata presa di posizione a sostegno di Ranucci in quei giorni caldi sia per lui che per la battaglia referendaria. Così come sono vuote di commenti le bacheche Facebook. «L’Anm dovrebbe fare i conti con quella alleanza con Ranucci – ci dice una toga in prima linea comunque per il No –. E non va dimenticato che quando Report gettò ombre sui magistrati della Cassazione che dichiararono prescritto il reato di cui era accusato Stephan Schmidheiny nel processo Eternit, l’Anm rimase in silenzio e non alzò le solite barricate per difendere autonomia e indipendenza della magistratura». Il riferimento è alla puntata del 4 gennaio di quest’anno durante la quale Ranucci e la sua squadra confezionarono un servizio in cui ricostruirono, come si legge dal loro sito, «il ruolo che ex agenti del Mossad e figure di primo piano del governo israeliano avrebbero avuto nel tentativo di influenzare il maxi-processo Eternit contro il miliardario svizzero accusato di aver diffuso l'amianto nel mondo». Puntarono il dito soprattutto contro l’allora sostituto procuratore generale Francesco Mauro Iacoviello che chiese per primo di far scattare la prescrizione. «Se certe ambiguità fossero state pronunciate da un politico nei confronti di un magistrato sarebbe arrivata subito una ferma reazione di protesta ma in quei mesi non conveniva attaccare Report e Ranucci».
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