Prima uscita di Ranucci

 Valentina Stella Dubbio 19 Dubbio 2026

Per la prima uscita pubblica dopo l’arresto e la confessione di Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci, dalla sua pagina Facebook, ha confermato ieri la sua presenza al Centro Congressi Gionghi di Lavarone, in provincia di Trento. L’occasione è stata la rassegna “Incontri d’Autore” durante la quale è stato invitato per presentare il suo libro “Il ritorno della casta” (edito da Bompiani). «Ci sarà gente? È la prima uscita che faccio proprio da tanto tempo…»: a riportare i dubbi del conduttore di Rai 3 prima dell’evento è stato il giornale locale “Tquotidiano”. Al giornalista adesso forse non rimane che il suo popolo, il suo pubblico visto che poco a poco, seppur con toni e modi diversi, la politica lo sta abbandonando, compreso anche il ‘quarto polo’ ossia l’Associazione Nazionale Magistrati. Ne è forse sempre più consapevole e non gli resta che cercare solidarietà tra la gente, tentando di ‘martirizzarsi’ fuori dai Palazzi, laddove probabilmente resta ancora un eroe, ma forse “di carta” scriverebbe Alessandro Dal Lago. Da settimane il centro destra lo attacca e reclama che venga rimosso dalla direzione di Report. Sempre ieri Fratelli d’Italia ha chiesto che la Rai faccia piena chiarezza sui costi di Report: «In tre anni i compensi di autori e giornalisti sarebbero passati da 2,2 a oltre 2,9 milioni di euro, con alcuni collaboratori sopra i 300mila euro l’anno.  In sostanza, gente pagata con i soldi del canone più del doppio del Presidente del Consiglio Meloni per costruire finte inchieste contro Giorgia Meloni, la sua famiglia e Fratelli d’Italia.  Chi pretende trasparenza dagli altri deve essere il primo a garantirla in casa propria. Per questo Fd’I chiederà alla Rai piena chiarezza sui compensi, sui criteri adottati e sull’aumento dei costi di Report. Presenteremo un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai. La trasparenza non può valere solo per gli altri». Sulla questione compensi ieri con una nota sono intervenuti anche il Cdr e la Fiduciaria del Tg3: «Quello che ha rivelato Report ha resistito sempre al vaglio di ogni querela di parte, oltre a ottenere enormi ascolti a fronte di budget limitati. A noi il disegno pare fin troppo chiaro. Allora diciamo ancora una volta ai dirigenti della nostra azienda, a prescindere da Ranucci: salviamo Rai3, non muoia Rai3, viva Rai3». Mentre, anche se con un leggero ritardo rispetto alla polemica, è intervenuto pure il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi: «Paragonarsi a Falcone, Borsellino, Moro dopo essere stati coinvolti in una vicenda dai molti aspetti oscuri da un lato e da commedia all’italiana dall’altro, non è solo un’offesa alla storia italiana, ma anche e soprattutto indice di una mancanza di lucidità e di una ancor più grave perdita di contatto con la realtà». Idem Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia e responsabile dei Dipartimenti che pure ha chiesto di «non strumentalizzare la memoria di Falcone». Al coro si è unito il leader di Iv Matteo Renzi: «Paragonare Sigfrido Ranucci a Giovanni Falcone è impossibile a meno di non soffrire molto il caldo o essere Marco Travaglio. O, al limite, essere Sigfrido Ranucci. La mia solidarietà più totale a Maria Falcone, giustamente indignata per le frasi di Ranucci e Travaglio». Ma adesso anche il Partito democratico sta mostrando di vacillare dinanzi a tutto quello che sta emergendo. Lo si è visto con le plurime uscite di Walter Verini e Luigi Zanda. L’imbarazzo è palese. Ed è ancora più assordante il silenzio della segretaria Elly Schlein. Sandro Ruotolo due giorni fa aveva commentato così la sua assenza sulla questione: «Nessuna fuga. È banalmente Ferragosto». Solo che proprio ieri la Schlein è riapparsa dopo quattro giorni di pausa mediatica per commentare il femminicidio di Tania Terrin. Ma nulla sulla vicenda Lavitola/Ranucci. Tace anche il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, benché per lui parlino altri colonnelli del gruppo. Ieri è stata la volta di del capogruppo pentastellato al Senato, Luca Pirondini: «Sigfrido Ranucci in questa storia è la vittima. Gli amichetti di Delmastro attaccano Ranucci (già così farebbe ridere) così non si parla delle chat col prestanome della Camorra che stanno nascondendo. Ranucci ha fatto giornalismo vero, libero, facendo le pulci a tutti. Anche al Movimento 5 Stelle, giustamente. Ma ha fatto anche una marea di inchieste sul centrodestra, sui rapporti tra la politica e la mafia, su Fratelli d'Italia, sulla P2, sulla commissione parlamentare antimafia, Ranucci ha fatto sempre le domande giuste sulle persone giuste In Italia». In tutto questo anche le toghe hanno preso le distanze dal loro ex idolo come anticipato ieri. Con la sua consueta pacatezza il presidente dell’Anm Giuseppe Tango ha comunque detto, tra le varie dichiarazioni al Tg1, chiaramente che «Falcone e Borsellino sono figure eccezionali, esempi di grandi uomini e magistrati per certi versi inarrivabili per chiunque. Spesso, anche In questi mesi, in tanti hanno provato a tirarli per la giacchetta, alcuni proprio durante la campagna referendaria. Ed è sempre sbagliato farlo». Riuscirà questa dichiarazione a sopire i malumori interni alle toghe e ad archiviare il dossier? Lo scopriremo a settembre. 


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