Avvocati intercettati: pm di Bergamo sotto accusa
Valentina Stella Dubbio 19 agosto 2026
Intercettazioni telefoniche e ambientali abusive di un indagato con i suoi avvocati; assunzione a SIT di un praticante avvocato con modalità coercitive e intimidatorie abusive; falsità ideologica di un verbale di “spontanea presentazione” delle sorelle dell’indagato; documenti a favore della difesa spariti; accanimento contro l’indagato. Sono le varie accuse mosse in una denuncia presentata dall’avvocato Oreste Dominioni, legale di Gianfranco Cerea, al Procuratore della Repubblica di Venezia nei confronti del pm di Bergamo Emanuele Marchisio e di ufficiali della Guardia di Finanza. La vicenda ve l’avevamo raccontata già qualche anno fa. Cerea, imprenditore e collezionista d’arte, nel 2017 è stato accusato di falso in una procedura di voluntary disclosure. Il procedimento si è concluso con una condanna a tre anni e con il versamento all’Agenzia delle Entrate di 3 milioni di euro. Tuttavia, secondo Dominioni, questo procedimento è segnato da abusi da parte degli inquirenti che avrebbero, tra le tante cose, oltraggiato la intoccabile segretezza tra indagato e avvocati. Ma nonostante questo nessuno fa nulla, sia la procura di Venezia competente sulle toghe di Bergamo, sia gli organi disciplinari. Ricapitoliamo brevemente. Rispetto alla prima doglianza ci sono quindici intercettazioni in cui Cerea discute con i propri legali in cui, tra l’altro, si parla proprio di strategie difensive, ad esempio della possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere, di quella di posticipare l’interrogatorio, della ubicazione delle opere d’arte. Insomma tutto un perimetro di informazioni che dovrebbe rimanere impenetrabile a chiunque se non all’avvocato e al suo assistito. Rispetto a queste per due intercettazioni, il pm Mossa ha chiesto l’archiviazione argomentando che Marchisio, nell’interrogatorio, «si era giustificato affermando che esse erano state disposte quando non vi era ancora un procedimento penale, ma solo la procedura tributaria di voluntary disclosure». Tutto ciò nonostante la stessa Mossa, «consapevole della palese esorbitanza di una tale interpretazione, avvertisse la necessità di autotutela e ne prendesse le distanze dichiarando nella richiesta di parziale archiviazione che il suo Ufficio non condivideva quell’interpretazione della norma». Sempre Mossa «non ha invece richiesto l’archiviazione delle altre intercettazioni di Cerea con avvocati o tra suoi avvocati, che pure erano contenute nel fascicolo le quali riguardano procedimenti penali con le nomine degli avvocati in atti. Semplicemente queste notizie di reato, contenute nel fascicolo e mai nominate, cioè passate sotto silenzio, sono state “trascinate” nell’oblio dell’archivio, senza che su di esse siano state adottate le determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale». In merito alla seconda doglianza Dominioni rilevava come dal resoconto dello stesso praticante avvocato, risultava che Marchisio e il Tenente colonnello della Guardia di Finanza, Salvatore La Bella, nel 2017 avrebbero convocato in modo anomalo il giovane praticante presso la caserma GDF di Sarnico e in una stanzetta, presenti altri tre operanti della Guardia di Finanza, lo avrebbero intimidito con urla e minacce, obbligato a spegnere il cellulare, condizionandolo a non opporre il segreto professionale e lo avrebbero torchiato per tre ore e mezza per ottenere informazioni su Cerea. Per Mossa invece tutto regolare non avendo ravvisato una condotta «violenta e vessatoria» da parte degli inquirenti. Nella denuncia si dà anche atto di quanto emerso dalla registrazione di un colloquio fatto da una persona già coindagata con Cerea, mentre discute con il suo commercialista e con il suo avvocato. Nel colloquio oggetto di tale registrazione sono stati riferiti comportamenti del pm Marchisio «gravemente lesivi di Cerea», secondo Dominioni. L’avvocato racconta infatti testualmente, rispetto ad interlocuzioni avute col magistrato: «Più volte noi abbiamo ricevuto pressioni da parte del Pubblico Ministero, volte a dire: voi dovete denunciare Cerea, non mi interessa per cosa, denunciatelo. Io vi archivio subito». E ancora: «Erano animati da uno spirito di vendetta. Quindi questi gasati da un Pubblico Ministero che lo [i.e. Cerea] voleva morto». Poi sempre in riferimento a quanto gli avrebbe detto Marchisio: «“Avvocato, Lei mi denunci Cerea e io faccio l’archiviazione domani”. E glielo ho detto: “Guardi, ma lo denuncerei per cosa?” Risposta: “Ah, non lo so per cosa. Se lo inventi Lei, è Lei l’Avvocato, Ah, ah, ah”». Insomma ci sarebbero in questa storiaccia tutta una serie di irregolarità se non reati che per ora sono stati archiviati o non approfonditi dai magistrati chiamati a valutare l’operato dei colleghi. Ora Dominioni spera che con l’arrivo del nuovo Procuratore della repubblica di Venezia si cambi passo e non cada l’oblio su una vicenda che se confermata avrebbe dell’incredibile. Della questione sono stati investiti, per eventuali profili disciplinari dinanzi al Csm, anche il procuratore generale di Cassazione e il Ministro della Giustizia Nordio. Si è anche in attesa dell’esito del ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale, dichiarata l’ammissibilità del ricorso, sta fissando l’udienza per la sua discussione.
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