Ranucci querela Forleo

 Valentina Stella dubbio 20 agosto 2026


L’affaire Valter Lavitola - Sigfrido Ranucci sta regalando grandi emozioni in questo torbido e stancante agosto. L’ultimo capitolo, in ordine di tempo, è la querelle giudiziaria tra il conduttore di Report e la magistrata Clementina Forleo. Il primo ha dato mandato ai propri legali per querelare per diffamazione aggravata la consigliera della Corte d'appello di Roma dopo il post pubblicato domenica 16 agosto sulla sua pagina Facebook. La toga si era chiesta: «Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti i costi mantenere il timone di Report (trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con “tutti”? E chi sono i “tutti” di cui parla? In un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni. Voglio credere che sarà così e che è solo una questione di tempo: non tutti i magistrati appartengono alla categoria del “tanto meglio”». Due sono i riferimenti. Il primo, quello più importante, è a un articolo del “Foglio” del 15 agosto a firma di Carmelo Caruso dove abbiamo letto: «Come Flaubert anche Ranucci crede che “Report sono io”, Madame Ranuccy, e che “se mi tolgono la conduzione, allora ci divertiamo” “nel mio telefono ho le chat di tutti”».  Il secondo è quanto riferito da Stefano Celli, esponente di Magistratura democratica e membro del Cdc dell’Anm, che al Corriere della Sera aveva detto, difendendo la scelta di aver invitato Ranucci all’assemblea dei magistrati del 25 ottobre: «Nessun imbarazzo. Non abbiamo fatto un reato. Se poi questo ha favorito il No e la difesa della Costituzione, tanto meglio». E nel rispondere ai commenti che le erano arrivati sul social Forleo aveva precisato: «Minacciare un male ingiusto (nella fattispecie la divulgazione di messaggistica evidentemente compromettente) per ottenere un profitto (nella fattispecie la continuità nella conduzione di un programma televisivo peraltro del servizio pubblico) integra il reato di estorsione come previsto dall'art.629 c.p. Quanto alle prove in ordine alla sussistenza di tale reato sarà compito degli inquirenti verificare la veridicità delle propalazioni in questione quali riportate dai media (verifica alquanto agevole)». Ieri ha adottato la stessa linea difensiva replicando all’iniziativa di Ranucci: «Il mio post, come chiarito nei relativi commenti è stato una mera riflessione ad una notizia apparsa sul Il Foglio a firma di Carmelo Caruso e poi ripresa da Salvo Sottile nella sua pagina Facebook. Non mi risulta essere stata mai smentita dall'interessato. In uno Stato di diritto ognuno risponde delle sue condotte, ivi incluse le sue querele», ha detto Forleo. Di opposto parere il legale di Ranucci, Roberto De Vita: «Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell'importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali, abbia fatto affermazioni prive di fondamento e pesantemente calunniose, per le quali Ranucci è costretto a rivolgersi alla autorità giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà con gravi conseguenze legali». L’autorità giudiziaria sarà chiamata anche a valutare il possibile reato di calunnia: la magistrata opera nello stesso distretto competente sui fatti riguardanti Ranucci, è un pubblico ufficiale e avrebbe esortato ad indagarlo e a sequestrargli i telefonini quanto prima. La magistrata, com’è noto, nei mesi precedenti si è schierata a favore della riforma costituzionale della separazione delle carriere e in questi giorni, anche attraverso una intervista al “il Giornale”, ha ribadito le sue critiche all’Anm che «ha omaggiato Ranucci» perché «utile alla loro causa politica». Dunque Ranucci, amico dell’Anm (ma ora di meno) da un lato, Forleo, nemica dell’Anm, dall’altro lato. E in questa divisione che si insinua la polemica politica da destra. «È surreale che Sigfrido Ranucci invece di chiarire le molte zone d'ombra del suo comportamento quereli il magistrato Clementina Forleo che, in virtù della sua esperienza, segnala una serie di anomalie che riguardano il caso Ranucci-Lavitola. Cosa farà ora l'Anm, difenderà un magistrato dall'attacco arrogante di Ranucci o tripudierà all'amico del cuore del pregiudicato Lavitola un'altra standing ovation?», si è chiesto il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami. A lui si è accodato il presidente dei senatori meloniani, Lucio Malan: «Perché Sigfrido Ranucci non querela Valter Lavitola che ha detto che 'se la bomba l'ho messa io, allora l'ha messa Ranucci', ma il magistrato Clementina Forleo che chiede rigore e trasparenza nelle indagini? La Anm è dalla parte dei magistrati o da quella degli amici di pregiudicati che querelano i magistrati?». Sempre da Fdi, a sollevare un’altra polemica ci ha pensato la senatrice Susanna Donatella Campione: «C'è un aspetto rimasto in sordina in questi giorni nel dibattito sulle dichiarazioni di Sigfrido Ranucci: il silenzio delle femministe. Proprio di fronte a una vicenda che chiama in causa la rappresentazione della donna, l'asimmetria di potere nei rapporti professionali e quella cultura maschilista e patriarcale tante volte denunciata, sorprende che non si siano levate le consuete voci di indignazione». 

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