Corsa al Csm

 Valentina Stella Dubbio 21 agosto 2026

Mancano due mesi all’elezione dei venti membri togati del Consiglio superiore della magistratura. L’appuntamento per la precisione è il 25 e 26 di ottobre. Archiviata infatti la fase referendaria e con essa il temuto sorteggio puro e finito il tempo di godimento della vittoria, i gruppi associativi sono più attivi che mai a fare incontri e veicolare via social i programmi elettorali. In molti, intanto, tentano di ritirare in ballo l’Anm nell’agone politico, soprattutto in questi ultimi giorni per l’affaire Valter Lavitola/Sigfrido Ranucci. Lo fa la destra, lo pretendono alcuni magistrati del Sì. Eppure dovrebbe essere abbastanza evidente che dopo aver vinto la battaglia della loro vita, ossia quella contro la separazione delle carriere, le toghe non hanno alcuna intenzione di lasciarsi coinvolgere nuovamente in querelle politiche e mediatiche. Anche perché la politica è tornata subalterna alle toghe: vedasi tutte le riforme garantiste bloccate. Fatta eccezione per la resistenza di Forza Italia alle istanze del PNAA Gianni Melillo. Nulla può infastidirla, l’Anm è più forte che mai, seppur segnata da divisioni interne. E però la domanda che ci si pone è se le degenerazioni correntizie inquineranno nuovamente l’organo di governo autonomo della magistratura o se la magistratura sarà davvero pronta ad una fase di rinnovamento. Questo lo scopriremo solo nei prossimi quattro anni a partire dal 2027, quando saranno eletti anche i membri laici dal Parlamento. Non si sa però se da quello in carica adesso. Sicuramente l’attuale legge elettorale di Palazzo Bachelet che la politica, dopo la sconfitta di marzo, non ha voluto toccare perché troppo scottante la questione, non aiuta a premiare le candidature non imposte dall’alto. Il dirigismo ha prevalso infatti, seppur apprezzabile è stato il tentativo di Area di fare delle primarie per scegliere alcuni candidati. E lo stesso sistema di voto pare avvantaggiare le due principali correnti: sempre Area e Magistratura Indipendente, a discapito nei gruppi più piccoli. Anche se, secondo i pronostici, la vera sfida sarà tra la corrente progressista e Unicost, perché Mi, lacerata internamente, potrebbe ambire a massimo quattro eletti. In molti comunque hanno chiesto una modifica della legge elettorale in favore di un sistema proporzionale ma poi l’Anm non ha avuto il coraggio di farne un punto programmatico per la magistratura post referendaria nella prima assemblea del trionfo contro Nordio. Neanche la forza propulsiva delle giovani toghe, così apprezzata nei mesi caldi della campagna di inizio anno, è riuscita a far invertire la rotta. Un certo conservatorismo correntizio ha prevalso. Come ha ammesso il sostituto procuratore generale di Cassazione in quota Magistratura democratica Marco Patarnello sul Domani qualche giorno fa «se è vero che in questa tornata elettorale si colgono segnali di indubbia novità, fra quali spicca l’elevato numero di candidati indipendenti dai gruppi tradizionali» dall’altro si notano «spinte di restaurazione». Due i segnali principali che vi abbiamo raccontato in queste settimane: candidati che hanno già ricoperto ruoli in Anm e ancor di più la corsa ad una poltrona di Palazzo Bachelet da parte di Cosimo Ferri, protagonista insieme a Luca Palamara della serata dell’Hotel Champagne, ma con un destino di gloria opposto a quello di disgrazia dell’ex collega. L’assalto dunque delle correnti al Csm è inevitabile, meno scontato è il corso che vorranno dare al nuovo Consiglio. La responsabilità è nelle loro mani: dall’eleggere determinati candidati ad operare diversamente una volta eletti. Poi però c’è chi come Edoardo D’Ambrosio, portavoce del Comitato AltraProposta, sostiene che «non sono rimedi efficaci sicuramente i triti e ritriti manifesti dei valori, che il giorno dopo le elezioni diventano carta straccia. Né lo sono le proposte dei soliti criteri “più o meno stringenti” per le nomine dei direttivi e semidirettivi. Il vero rimedio alla correntocrazia è che il Csm non sia formato da gruppi che si osteggiano o si alleano tra loro, ma da singoli componenti indipendenti». Per il Presidente di sezione penale del Tribunale di Crotone, nel migliore dei mondi possibili «affinché il Csm si liberi dalle logiche di appartenenza (auspicio più volte formulato dal Presidente della Repubblica) è necessario che le correnti non candidino loro rappresentanti al Consiglio Superiore» (fonte: zerozeronews.it). Proprio il Comitato Altra Proposta, a seguito del sorteggio dell’8 giugno scorso dinanzi al Notaio Papi di Roma e della conseguente accettazione da parte dei sorteggiati, ha proposto una lista di dieci candidati e candidate «indipendenti da indicazioni correntizie, e non rappresentativi/e di orientamenti culturali della magistratura»,  «liberi/e di esercitare il loro mandato - in caso di elezione - secondo legge e coscienza, e quindi esclusivamente secondo il merito delle questioni loro sottoposte». La spunteranno loro o Cosimo Ferri? Un bel banco di prova per la nuova magistratura. 

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