Spangher e Ferrua: finché referendum non ci separi

 Valentina Stella Spifferi sul Dubbio 3 marzo 2026


″C’eravamo tanto amati″: prendo in prestito il titolo del celebre film di Ettore Scola per parlarvi di Giorgio Spangher e Paolo Ferrua. Uniti contro la riforma Cartabia sull’improcedibilità, tanto da essere allontanati dall’Ucpi che a quel tempo doveva invece trattare con Via Arenula, divisi dalla separazione delle carriere. Spangher in pole position per il , Ferrua posizionato sull’astensione.

Posso onorarmi della loro amicizia dal 2021 quando sul Dubbio firmarono con i loro colleghi Marcello Daniele, Renzo Orlandi e Adolfo Scalfati un appello per ritornare alla prescrizione. Bei tempi. Avevo creato anche un gruppo WhatsApp con i due prof, dove li aggiornavo sugli sviluppi dell’iter parlamentare. Poi il dream team si sciolse quando Spangher decise di non parlarmi per un anno (lo racconto perché pure il prof lo fa). Mi aveva chiamata il 31 dicembre per parlarmi di roba di codice, io avevo appena terminato di cucinare per il cenone, ero sfinita e commisi il grave errore di dirgli: «Prof, ma oggi è festa, non riesco a parlare di cpp, penso solo allo spaghetto con le vongole che mi aspetta». Lui si infuriò per la mia immaturità e mi tolse la parola. Poi facemmo pace, ci sentiamo ogni giorno a partire dalle 8:30, ma ormai il gruppo WhatsApp è andato.

Oggi quel gruppo comunque non potrebbe rivivere perché i due hanno preso strade diverse. Spangher gira come una trottola per l’Italia in qualità di presidente del Comitato del Partito radicale “Pannella Sciascia Tortora per il Sì”: «Forse è l’ultima battaglia della mia vita, completa la mia storia e voglio vincerla». Ferrua invece difende la scheda bianca: «Il tema è molto serio. Chi, come me, condivide una parte della riforma (la separazione delle carriere) e non condivide l'altra (il doppio CSM e l'alta Corte disciplinare), come dovrebbe votare? Risponderei scheda bianca. Non è questo il senso della scheda bianca o mi sbaglio?».

Spangher ormai è il leader degli avvocati: ad ogni evento lo ossequiano come fosse il loro vate. E ha persino denunciato l’Anm per i cartelloni contro la riforma. Tanto è vero che le toghe quando devono dibattere con lui ai convegni esordiscono ironicamente: «Posso parlare o Spangher mi denuncia?». Ferrua invece è punto di riferimento della magistratura per il No. Non a caso qualche giorno fa con Francesco Caprioli e Marcello Daniele ha firmato un articolo ipotizzando l’incostituzionalità della previsione del sorteggio temperato per i laici e di quello puro per i togati.

Spangher ha subito reagito facendo circolare un suo audio: «La gattina frettolosa fa i figli ciechi anche quando l’ideologia ci preclude una valutazione serena. […] I laici non rappresentano l’università o l’avvocatura ma il potere legislativo. E allora è chiaro che deve essere il Parlamento a scegliere in via preliminare. […] Coloro che hanno scritto la riforma sono stati molto più intelligenti dei nostri professori universitari che vedono incostituzionalità dappertutto». Insomma una bella frecciatina.

Ferrua invece, con cui pure ci scriviamo quasi quotidianamente, resta un sentimentale: «L'impressione è che il referendum sulla riforma costituzionale stia privando molte persone del bene dell'intelletto. L'idea di spingere all'estremo la coerenza con se stessi e con la propria fede, al punto di non esitare a rompere consolidate amicizie, sarebbe davvero commovente e assai romantica; ma lo sarebbe se gli interessi in gioco nelle sopravvenute ostilità fossero alquanto più elevati».

Caro prof Spangher, caro Paolo: il 24 marzo ci ritroviamo, a prescindere dal risultato, insieme a cena? 

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