Parodi ci ripensa

 Valentina Stella Dubbio 27 marzo 2026

Cesare Parodi sarebbe pronto a (ri)fare un passo indietro e a congelare le sue dimissioni. È quanto avrebbe comunicato a voce alla sua Giunta due pomeriggi fa. Solo lunedì, poco prima della pubblicazione dei primi exit poll sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, aveva scritto che avrebbe lasciato la presidenza dell’Anm per «gravi motivi personali», svincolando dunque la sua scelta dall’esito del voto. Ma nelle ultime ore avrebbe riflettuto e preso la decisione di posticipare il suo ritiro almeno fino al prossimo Comitato direttivo centrale. Ieri mattina, ospite ad Agorà su Rai3, il procuratore di Alessandria ha ribadito la versione ufficiale: «Sabato rassegnerò le mie dimissioni». Ma fonti interne all’Anm ci hanno confermato che solo poche ore prima aveva partecipato l’intenzione di restare, a maggior ragione se il Cdc tutto respingesse, come probabile, l’atto di rinuncia alla carica. La situazione è fluida in queste ore, tutto può cambiare e la verità la si saprà appunto solo sabato mattina quando il ‘parlamentino’ del ‘sindacato’ delle toghe si ritroverà in Cassazione. Le ragioni che hanno mosso Parodi verso questa inversione ad U non si conoscono ancora nel dettaglio. Nel suo entourage si parla di «assunzione di responsabilità» in un momento particolare per l’Anm che deve riassestarsi dopo una sfiancante campagna referendaria e ricominciare a dialogare con l’Esecutivo, come pure auspicato più volte dal vice ministro Sisto. «Occorre voltare pagina» ha detto infatti Parodi sempre ad Agorà «e siamo disponibili a partecipare al confronto se il Governo lo vorrà, insieme all’avvocatura con cui è importantissimo mantenere i rapporti». Una ulteriore ragione risiederebbe nel fatto che i gruppi associativi non avrebbero ancora trovato una quadra per sostituire Parodi. In realtà ad essere ancora in difficoltà nel fare sintesi intorno ad uno dei loro, sarebbero i vertici di Mi, Claudio Galoppi e Loredana Micciché. Dietro l’impasse diversi fattori. Innanzitutto il rinnovo a breve delle cariche di Mi. E qui entra in gioco la figura di Antonio D’Amato, procuratore capo di Messina. Sarebbe tra gli aspiranti alla presidenza, insieme a Chiara Salvatori e Giuseppe Tango ma in svantaggio rispetto agli altri. Se anche questa volta, come successo a febbraio dello scorso anno, non riuscisse ad arrivare alla guida dell’Anm potrebbe chiedere di ricoprire la carica di Presidente del gruppo della corrente conservatrice. Da qui la complicata necessità di riempire alcune caselle. Con AreaDg che però vuole restare a guardare: «non possiamo noi risolvere i problemi interni di Mi – ci dice una toga a conoscenza del dossier – Non è che possiamo sfiduciare noi uno dei loro per deresponsabilizzare Galoppi e Micciché». Nell’attesa Parodi potrebbe rimanere al suo posto. Sulla durata della sua permanenza pesa anche la data del Congresso dell’Anm. Se si tenesse entro l’estate Parodi potrebbe restare alla guida dell’Anm, se venisse posticipato in autunno forse no. Sulla data influirà anche la partita del Csm. Partendo dal presupposto che l’attuale Consiglio scade il 24 gennaio 2027, che le elezioni per il suo rinnovo hanno luogo entro tre mesi dallo scadere della precedente consiliatura e che la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della convocazione dei rispettivi corpi elettorali avviene almeno 40 giorni prima delle elezioni, è presumibile che la campagna elettorale entri nel vivo in autunno. Ovviamente in tutto ciò bisognerà che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, indica la data. In molti vorrebbero però tenere il Congresso lontano dal rinnovo di Palazzo Bachelet per evitare che diventi una passerella elettorale. Soprattutto perché rappresenta il primo banco di prova per i gruppi associativi per far vedere di aver superato le logiche correntizie. A quel punto il Congresso si dovrebbe tenere prima dell’estate ma dovendosi ancora aprire i termini per consentire alle giunte territoriali di presentare la candidatura della propria città quale sede dell’assise il tempo per organizzare il tutto non ci sarebbe. E allora è a partire da questo complesso scenario che arriva la proposta di AreaDg di investire il Cdc della discussione sulla possibilità di convocare una assemblea straordinaria «della ANM per discutere ed affrontare i veri problemi del servizio giustizia». Una formula molto più easy per ritrovarsi dopo la battaglia referendaria e guardare al futuro. 

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