Calenda alla maratona del Sì

 Valentina Stella Dubbio 5 marzo 2026

Prosegue a piazza Cavour a Roma la maratona oratoria organizzata dal comitato ‘Cittadini per il sì’, ‘Camere penali per il sì, ‘Sì Separa’ della Fondazione Einaudi. Ieri, come sempre dalle 10 alle 18, sono intervenuti i giornalisti Pierluigi Battista e Alessandro Barbano, i parlamentari di Forza Italia Nazario PaganoPietro PittalisMaurizio Gasparri, i magistrati per il Sì Riccardo Savoia e Gennaro VaroneBobo CraxiGiuseppe Benedetto. Era prevista la presenza anche di Francesca Pascale ma è stata rimandata. Ha tempo fino a domenica 8 marzo. Alle 18 invece è arrivato Carlo Calenda, leader di Azione che ha esordito: «Questo referendum va valutato nel merito, per rispetto proprio della Costituzione. Non si può dire, come fa ogni giorno la sinistra, contemporaneamente che la Costituzione va salvaguardata, ma del merito di quel referendum costituzionale non ce ne frega niente perché l'importante è dare un segnale negativo a Giorgia Meloni. Questo è un modo di procedere estremamente sbagliato, poco democratico». E ha concluso: «Se poi uno può avere simpatia per Meloni, per il governo Meloni o antipatia per il governo Meloni, non è oggetto di questo referendum, perché è la Costituzione repubblicana che è oggetto di riforma e le si deve quel tanto di rispetto da discuterne nel merito e non per fazioni, altrimenti chi dice di volerla preservare la usa e la sbandiera a solo scopo ideologico».  A proposito di Camere Penali. Ieri il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo dal titolo «“Voti No? Vattene” Le Camere penali fanno dimettere gli anti-riforma». Il riferimento è quanto sarebbe accaduto a Trapani e Padova, dove due avvocati contrari alla riscrittura dell’ordinamento giudiziario sarebbero stati invitati a dimettersi dalle camere penali territoriali in quanto la loro presenza sarebbe stata ritenuta incompatibile con la battaglia identitaria pro-separazione dell’Ucpi. I magistrati su Facebook ne hanno approfittato per ironizzare e criticare così: «Viva la libertà di opinione», «ti stupisce? Sono le camere penali bellezza», «così le dittature». Invece, nelle chat degli avvocati qualcuno ha commentato «un articolo del cavolo. Tre casi di gente che non si sente più a casa che si fa passare per epurati. Il Fatto mi fa vomitare». Invece un altro: «Mai amato le purghe. E penso che uno in camera penale debba starci anche se vota no, perché il tema è fondativo ma considero che uno possa dare altri tipi di contributi ideali». Nel pomeriggio di ieri è poi arrivata la replica ufficiale da parte della Camera Penale di Trapani con la cronologia esatta degli eventi, supportata da comunicazioni scritte: a febbraio 2026, il Direttivo ha comunicato ufficialmente all’avvocato l’accoglimento della sua domanda di iscrizione presentata a dicembre. L’Avvocato, dunque, è stato ammesso nell’associazione con «il più sincero benvenuto». Nella medesima comunicazione, il Direttivo ha ricordato, come atto di trasparenza verso ogni nuovo iscritto, che la Camera Penale di Trapani aderisce di diritto al Comitato per il Sì. «A fronte dell'ammissione, è stato lo stesso Collega a rassegnare le dimissioni». Dunque, conclude la nota, «è falso e fuorviante affermare che “Le Camere Penali fanno dimettere gli anti-riforma”. Nessuno nega il diritto di un cittadino, o di un avvocato, di votare secondo coscienza. Tanto è vero che alcuni soci della Camera Penale di Trapani - avvocati autorevoli e di lungo corso – fanno pubblicamente campagna per il “no” partecipando ad incontri monotematici e/o confronti». Intanto però sulla testata Tageszeitung ( del “Il Nuovo Quotidiano dell'Alto Adige”) è apparsa la notizia per cui la Camera Penale di Bolzano avrebbe rifiutato la richiesta di iscrizione dell’avvocato Marco Boscarol perché impegnato sul fronte del NO. «Il collegio, composto dagli avvocati Flavio Moccia, Tito Boscarolli e Giancarlo Massari, ha concluso che le attività del collega sul fronte del "no" erano incompatibili con gli obiettivi della Camera. Di conseguenza, l'iscrizione non poteva essere concessa» leggiamo nell’articolo di ieri. «Sono sorpreso dalla decisione e sto valutando la possibilità di presentare ricorso al tribunale regionale», ha affermato Boscarol in una prima reazione. L’articolo si conclude con quanto detto dal past president dell’Ucpi, Beniamino Migliucci, durante una conferenza stampa per il Sì: «La separazione delle carriere era una delle rivendicazioni centrali quando fu fondata l'Unione delle Camere Penali negli anni '80. Chi non si riconosce in questa posizione non dovrebbe far parte di noi».

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