Intervista a Roberto Giachetti

 Valentina Stella Dubbio 12 marzo 2026


Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, cosa voterà il 22 e 23 marzo al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, e perché?

Voto sì perché finalmente posso votare per una riforma per la quale lotto da 40 anni.

Il suo partito si divide sul voto?

Il mio partito ha lasciato libertà di coscienza. Ci sono esponenti per il Sì come Scalfarotto e Lella Paita, e altri per il No,  come Bellanova.

Tutti si chiedono quando Renzi scioglierà la riserva sul voto.

Me lo domando anch'io, lo scopriremo.

Ma lei non sa nulla?

No, nulla. Lui ha detto che l'avrebbe dichiarato una settimana prima del voto. Aspettiamo. Per me la cosa importante è che chi di noi è d'accordo con questa riforma lo abbia potuto esprimere, abbia potuto liberamente decidere come approcciarsi.

Però questo approccio attendista di Renzi non è fastidioso?

Per come stata è trasformata la campagna elettorale, da una parte e dall'altra, comprendo perfettamente coloro che preferiscono tacere piuttosto che essere travolti in un verminaio di questo tipo.

Due giorni fa avete costituito l’intergruppo parlamentare per il Sì. Riccardo Magi ha commentato: “un intergruppo parlamentare a dieci giorni dal referendum su una riforma costituzionale il cui è esame ha visto il totale annullamento del Parlamento suona un po' come una beffa”. Che ne pensa?

Certamente la conduzione parlamentare di questa riforma costituzionale è stata pessima. Però rispondo a Magi che se io indico la luna vorrei che non mi si dicesse che l’unghia è sporca. Io entro nel merito della riforma, per la quale – ripeto - mi batto da decenni. Il fatto che la riforma la firmino Nordio e Meloni per quanto mi riguarda non mi crea alcun imbarazzo perché posso dire che sono loro che finalmente dopo 40 anni sono venuti sulle mie posizioni. Posso, invece, rammaricarmi del fatto che il centrosinistra non l'abbia fatta sua quando ha detto che l'avrebbe fatta.

A cosa si riferisce in particolare?

Penso a quando mi sono candidato per la Segreteria del partito alle primarie con Zingaretti e Martina. Io avevo la riforma della separazione delle carriere nella mia mozione, ma ce l'aveva anche Martina che se non erro era appoggiato, tra gli altri, dall'attuale responsabile giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani. Ovviamente ognuno può cambiare idea. Anche dall’altra parte però.

Cioè?

Sento ripetere anche da Forza Italia che questa è la battaglia di Silvio Berlusconi. Tuttavia non è che quando Berlusconi aveva numeri blindati in Parlamento ha fatto la riforma della separazione delle carriere, ha fatto i lodi per salvarsi dai processi. Quindi nessuno può rivendicare, salvo i radicali, coerenza e continuità su questa battaglia della quale sono convintissimo e contemporaneamente estraneo al circo barnum che le è stato creato intorno.

Possiamo sintetizzare dicendo che ovunque predomina la convenienza e non la convinzione?

Sì. E poi soprattutto si sta scatenando qualcosa di surreale, da una parte e dall'altra: quelli per il No fanno campagna per il Sì e quelli per il Sì fanno campagna per il No. Penso a Nicola Gratteri da un lato e a Giusi Bartolozzi dall’altro. Se poi il centrodestra con questa campagna demenziale riuscirà a ribaltare un risultato elettorale favorevole che sei mesi fa era scontato, si renderà artefice di un capolavoro che solo questa maggioranza avrebbe potuto fare.

A cosa si riferisce in particolare quando parla di campagna demenziale?

La destra ogni giorno, qualsiasi decisione la magistratura prenda, penso a sentenze sui migranti, sul protocollo Italia Albania, sulla famiglia nel bosco, sulle violenze di piazza, usa la riforma della separazione delle carriere come un randello per picchiare sui giudici e sui provvedimenti che non gradisce. In questo modo fa campagna per il No, mettendo nelle mani degli altri ottime ragioni per votare contro la riforma.

Come replica a Goffredo Bettini che vota No contro Meloni pur essendo favorevole nel merito?

Bettini è un grande intellettuale di sinistra, ma gli mancano proprio le basi di quella che è la cultura democratica. Un referendum è un referendum e il popolo italiano è chiamato a rispondere su quello e non sul rinnovo del Parlamento. Se tu droghi questo che è un esercizio tutelato dalla Costituzione stai facendo un'operazione truffaldina.

Sull’affaire Bartolozzi qual è la sua opinione?

Il fatto che un funzionario pubblico, nella fattispecie un capo di gabinetto, partecipi a un dibattito televisivo su una questione politica è abbastanza anomalo. Il fatto poi che questo signora sia un magistrato fuori ruolo e che faccia delle affermazioni di quel tipo, peraltro senza avere neanche riguardo della sua posizione sulla vicenda Almasri, dimostra che se ci fosse un minimo di linearità nel comportamento politico e istituzionale in questo Paese, Nordio l’avrebbe dovuta far dimettere, qualora lei non lo avesse ancora fatto di sua spontanea volontà.

Guardando invece al dopo voto, se vincesse il No secondo lei il Governo sarebbe in bilico?

Ciò che accadrà al Governo non lo so. So cosa accadrà al Paese ossia perdere una straordinaria occasione di approvare una riforma necessaria. Come accaduto con il referendum di Renzi, ci siamo accorti nel tempo dell’errore commesso nel non approvarlo. Dall’altra parte io non inganno i cittadini: non è la riforma della giustizia, che rimarrà ancora con tanti ambiti da rivedere, dalle carceri alla custodia cautelare. Tuttavia se vincesse il No, perderemmo un'occasione preziosa e non ne potremmo parlare per decenni.

Quindi non vuole fare previsioni sul governo o almeno sul futuro di Nordio in caso di sconfitta, Ministro che in nome della separazione ha congelato tante riforme?

Non le faccio e non me ne frega niente, altrimenti ritornerei al discorso di Bettini. A me non importa se la Meloni si dimette o meno, a me importa che questa riforma passi. Su Nordio: io l'ho denunciato alla Procura della Repubblica sulla questione delle carceri e per me si sarebbe già dovuto dimettere parecchio tempo fa. Nordio ha condotto malissimo la campagna elettorale. Certo non è il solo capo espiatorio: dietro di lui si riparano Delmastro Delle Vedove e la zarina che sono il gruppetto di devastatori del garantismo e della giustizia in questo Paese.

Ultima domanda: l'altro giorno Meloni nel suo discorso di 13 minuti ha detto col nuovo sistema il magistrato «dovrà vedersela con un giudice disciplinare finalmente terzo» e «molto più difficilmente potrà fare carriera» «rimettendo in libertà persone pericolose per scelta ideologica». Non è preoccupato?

Questa affermazione è simmetrica alle 350 mila affermazioni che hanno fatto in questa campagna elettorale, che hanno creato le condizioni per perdere il referendum. Vedremo, ovviamente ci saranno le leggi ordinarie che dovranno dettagliare eventualmente la modifica costituzionale. È chiaro che l'Alta Corte non si deve occupare delle sentenze dei magistrati prese nelle discrezionalità della loro funzione. L'Alta Corte si dovrà occupare, invece, ad esempio di capire se dietro una ingiusta detenzione ci sia un magistrato che ha sbagliato. I magistrati giustamente sono in un regime di indipendenza e autonomia ma ciò non equivale ad un regime di irresponsabilità.

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