Intervista a Giovanni Zaccaro
Angela Stella unità 25 marzo 2026
Giovanni Zaccaro, Segretario di AreaDg, corrente progressista dell'Anm. Chi ha vinto e chi ha perso il referendum?
In questi mesi si sono contrapposte un’idea di democrazia in cui chi vince le elezioni governa senza controlli e limiti ed un’idea di democrazia in cui i poteri dello Stato sono in equilibrio, in cui i corpi intermedi sono valorizzati e non demonizzati, in cui chi governa lo fa in un sistema di pesi e contrappesi. La prima era quella incarnata dalla riforma Nordio Meloni, la seconda è quella sulla quale è fondata la nostra Costituzione. Se dovessi pensare ad un vincitore, direi che ha vinto questa seconda idea. Hanno vinto i cittadini che si sono informati, si sono schierati, si sono mobilitati come non si vedeva da tempo.
Quando ha capito che avrebbe vinto il NO?
Io ci ho creduto da sempre, ho partecipato a decine di incontri, in tutta Italia, con cittadini di tutte le estrazioni e di tutte le età. Mi sono reso conto che la riforma Nordio non sarebbe passata quando, già a dicembre, mi chiamavano lo stesso giorno in più località e non riuscivo ad essere ovunque.
Nordio, ma non solo lui, teme che l'Anm diventi un soggetto politico ancora più forte che si opporrà a qualsiasi proposta di riforma. È così?
Bisogna ricordare al ministro Nordio e ai tanti che lo hanno sostenuto che la campagna referendaria è finita. Hanno perso perché non si sono accorti che la campagna per il No è stata promossa dai cittadini e dai comitati per il No. Mentre i politici andavano in televisione per spingere il Sì, i cittadini comuni, senza nemmeno conoscersi fra loro, si sono autotassati, hanno organizzato incontri, hanno fatto volantinaggi, hanno prodotto contenuti sul web, sono riusciti addirittura a sconfiggere le continue e gravi violazioni della par condicio televisiva.
Diversi suoi colleghi sia on che off sostengono che non si può far finta di nulla adesso e che occorre un bagno di umiltà anche per riformare l'organo di governo autonomo. È d'accordo e se sì cosa propone?
Tante volte il governo autonomo della magistratura non ha dato buona prova di sé. Ma non si riforma un organo di rilievo costituzionale, non si toglie il diritto di voto perché alcuni (tanti o pochi che siano) hanno sbagliato. Non serve riformare il CSM ma solo sconfiggere l’ansia per le nomine dei dirigenti degli uffici. Basterebbe tornare a sistemi di scelta più oggettivi, che valorizzino l’anzianità in quel settore o addirittura adottare sistemi di guida collegiale o turnaria degli uffici per debellare il carrierismo e dunque le derive clientelari nel Csm.
Un altro tema è la riforma del processo. Anche su questo sono emerse criticità ad esempio sul rapporto tra gip e pm. Occorre aprire una stagione di riforme?
Non ho capito quali criticità siano emerse. Da una parte ho sentito sostenitori della riforma Nordio lamentarsi perché i gip liberano i cittadini arrestati, dall’altra sostenitori della riforma Nordio lamentarsi perché i gip accolgono sempre le richieste di carcere avanzate dei pm. Non penso servano altre riforme del codice. Anzi lasciamo le norme così come sono per un certo lasso di tempo, solo così possiamo verificarne la bontà. Sono, invece, convinto che il garantismo sia un approccio culturale, un metodo di lavoro che debba accumunare tutti: i magistrati che accusano, i magistrati che decidono, gli avvocati che difendono. Io sono per unire non per separare.
Allora funziona tutto bene?
Assolutamente no. Va ridotto il più possibile lo iato temporale fra l’inizio delle indagini e quello del processo che è il luogo del contraddittorio. Va garantito in modo effettivo il diritto di difesa per i non abbienti. Va fatto funzionare il processo digitale.
In questi mesi si sono lacerati i rapporti con l'avvocatura penalista. Cosa si sente di dire in merito?
In realtà, tutti i comitati per il No sono stati animati da avvocati penalisti e sono certo che la stragrande maggioranza degli avvocati abbia votato contro la riforma Nordio. Diverso il tema delle rappresentanze istituzionali dell’avvocatura che hanno deciso di abbracciare le posizioni governative ma non è una questione che mi riguarda.
E rispetto alle Camere Penali?
La cosa buffa è che mentre gli avvocati davano volantini e facevano banchetti per il No, i vertici delle Camere penali hanno dato la parola a chi ha pensato e voluto il decreto Caivano ed il decreto sicurezza, a chi propone più carcere, a chi ha un’idea del diritto penale che, mi pare, i veri garantisti avversino. Mi pare evidente che le voci e le posizioni anche nobili, ma anacronistiche, delle Camere penali, sono state marginalizzate nella campagna referendaria. Infatti, la campagna del Sì è stata impostata come una rivalsa contro le associazioni dei magistrati che hanno solo la colpa di ragionare pubblicamente ed in modo trasparente di diritti, garanzie ed organizzazione degli uffici ma soprattutto contro il ruolo di garanzia della giurisdizione, che non deve seguire i voleri delle maggioranze di turno ma tutelare i diritti di tutti, anche degli ultimi. Gli italiani hanno respinto questo tentativo ma sul campo sono rimaste tante macerie che spetta a tutti noi magistrati, avvocati, cittadini rimuovere.
In questi mesi abbiamo dimenticato l'emergenza carcere. Che fare adesso?
Le condizioni carceraria sono uno scandalo e nessuno se ne occupa se non con spot periodici. Serve ridimensionare l’area dell’intervento penale, ridurre il ricorso alle pene detentive, assumere psicologi, assistenti sociali e mediatori per fare funzionare le pene sostitutive, rivedere la legislazione in materia di stupefacenti che concorre ad affollare le nostre carceri. Bisogna farlo al più presto e non bisogna avere paura di adottare provvedimenti clemenziali, magari per categorie di imputati o reati.
L'Anm deve eleggere un nuovo presidente dopo le dimissioni di Parodi. Sarà sempre di Magistratura Indipendente o Area tenta il colpaccio?
Innanzitutto dobbiamo ringraziare Cesare Parodi per il lavoro svolto in un momento difficilissimo. La campagna referendaria ci ha consegnato una magistratura in dialogo fecondo con la società civile ed i corpi intermedi, avendo come bussola, non la corporazione, ma l'assetto costituzionale della giurisdizione. Il nuovo presidente deve incarnare questo spirito.
Nordio e Giusy Bortolozzi dovrebbero dimettersi?
Sono temi che riguardano la sfera politica e penso siano una questione che deciderà la Presidente Meloni che guida il governo dove prestano servizio.
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