Nordio si arrende sulle altre riforme
Angela Stella unità 25 marzo 2026
In nome della riforma della separazione delle carriere il Governo non solo ha esautorato il Parlamento, impedendo persino alla maggioranza di presentare emendamenti, ma ha pure congelato tutte le riforme sulla giustizia. In particolare, stiamo parlando di quella sull’abuso della custodia cautelare, quella sulle intercettazioni, quella sui trojan, quella della prescrizione. Tutte modifiche la cui discussione era stata già avviata in Parlamento o erano contenute nei lavori della Commissione ministeriale Mura, istituita per volere del Ministro della Giustizia Carlo Nordio a maggio 2023 e i cui lavori sono terminati lo scorso ottobre. Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere era stato considerato come un test per misurare il tasso di garantismo dell’elettorato: era questa l’intenzione della maggioranza e del Guardasigilli per valutare l’agenda politica dal 24 marzo. A metà gennaio Nordio durante la presentazione del suo libro come spot alla riforma aveva detto che “solo in base all’esito del referendum” che è “l’inizio dell’attuazione del codice Vassalli, accusatorio e liberale” si potranno portare a termine determinate riforme. In pratica se i cittadini avessero avallato una riforma di stampo garantista il legislatore avrebbe ricevuto l’approvazione popolare per continuare sulla quella strada. Quello stesso giorno il senatore di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, al termine delle comunicazioni sull’amministrazione giudiziaria di Nordio a Palazzo Madama aveva dichiarato: “Esaurita la battaglia referendaria, dovranno essere riprese in mano le nostre riforme garantiste. Mi riferisco alla disciplina del sequestro dello smartphone e dei dispositivi telematici, votata dal Senato quasi due anni fa e ferma in commissione alla Camera. Non ci sono più scuse o alibi. E ricordo la modifica della disciplina del trojan”. Due giorni prima la Camera aveva approvato la risoluzione di maggioranza che impegnava il Governo, tra l’altro, “a favorire, per quanto di competenza, la conclusione prima della fine della legislatura di importanti riforme, già al vaglio del Parlamento, quali la regolamentazione processuale dei supporti di telefonia mobile – e ai loro contenuti – e la disciplina della prescrizione, già approvata da un ramo del Parlamento”. Tutti buoni propositi che si vanno a schiantare contro il muro della vittoria del No. Lo ha fatto chiaramente capire il Guardasigilli ieri intervistato dal Corriere della Sera e poi a Sky Tg24: “La riforma della custodia cautelare potrebbe essere più difficile”. Sul resto “dovrà decidere il Parlamento quali saranno i limiti e quali saranno le intenzioni”. Insomma di giustizia non si dovrebbe parlare più. Tuttavia Nordio apre una finestra di interventi: “Vi sono adesso da sistemare finalmente gli appartenenti all'ufficio del processo, abbiamo in corso cinque concorsi per l'assunzione di magistrati. Adesso abbiamo più tempo per concentrarci su quelli che sono state sempre considerazioni gli elementi di efficienza della giustizia”. “Il fenomeno dei suicidi che - ha poi ribadito il Guardasigilli - come ho detto molte volte non è connesso al sovraffollamento, però è un problema parallelo altrettanto grave, rimane sempre nel nostro cuore. Naturalmente è stato offuscato in questi due mesi, come era ovvio. Dobbiamo portare a termine il piano edilizio perché abbiamo nominato un commissario straordinario con la creazione di alcune migliaia di posti. Dobbiamo cercare di ridurre la popolazione attraverso i tre punti che ho già spiegato varie volte: la riduzione della carcerazione preventiva, cioè di quelli che finiscono in prigione prima di essere condannati definitivamente, l'espiazione della pena degli stranieri nei loro territori di origine, più del 20% di detenuti è straniero, e per i tossicodipendenti la detenzione alternativa in struttura. Sono tre provvedimenti importanti sui quali adesso concentreremo le nostre energie”. Tutte dichiarazioni già sentite e risentite. E come può essere “ovvio” offuscare il tema delle morti in carceri in nome di altre riforme? È vero, in politica esistono della priorità ma interrompere un processo riformista, per alcuni tratti letteralmente vitale per qualcuno, in nome di quella che Nordio stesso ha definito “la madre di tutte le riforme”, e che si è rivelata una sconfitta, dovrebbe indurre il Ministro a prendersi delle responsabilità. Certe riforme non sono state fatte per non irritare una fetta di elettorato ‘forcaiolo’ e si pensa di attuarle adesso che la norma di modifica costituzionale, mossa da un giusto principio, è stata bocciata da quattordici milioni di cittadini? E soprattutto si pensa di farlo ad un anno dalle elezioni politiche del 2027? I propositi del Guardasigilli andranno a finire nel vuoto e alla fine potrà dire solo di aver portato a casa la riforma dell’abuso di ufficio. I detenuti continueranno a sopravvivere e morire in carceri disumane. Proprio sulla questione carceri oggi il deputato di +Europa, Riccardo Magi, interrogherà il Ministro al Question Time.
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