La procura di Roma per la denuncia di Spangher
Valentina Stella Dubbio 5 marzo 2026
La Procura di Roma si sta muovendo a seguito della denuncia presentata dal professor Giorgio Spangher, in qualità di presidente onorario del “Comitato Pannella Sciascia Tortora” per il Sì alla separazione delle carriere, promosso dal Partito radicale, contro «i legali rappresentanti e tutti i soggetti responsabili in seno al Comitato “Giusto dire No” e di coloro facenti parte dell’Associazione Nazionale Magistrati che hanno agito in concorso» nella campagna referendaria sulla separazione delle carriere. Da quanto appreso il fascicolo sarebbe stato assegnato a Nadia Plastina, componente del gruppo “Reati di Diffamazione a Mezzo Stampa”. Le indagini sarebbero state affidate alla Digos. Oggetto dell’esposto era in particolare il messaggio «Vorresti giudici che dipendono della politica? No», apparsi a gennaio su cartelloni digitali nelle grandi stazioni ferroviarie e sui mezzi pubblici. Secondo Spangher e il Comitato da lui presieduto, assistiti dall’avvocato Fabio Federico, si delineerebbe il reato 656 cp (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico) in quanto quella scritta veicolerebbe «una notizia palesemente falsa e tendenziosa, finalizzata unicamente a manipolare l’opinione pubblica e a ingenerare nel corpo elettorale un timore del tutto infondato circa le conseguenze della riforma costituzionale, così da influenzare il voto». Al momento la polizia giudiziaria è alla ricerca di quei cartelloni ma sarebbe in difficoltà perché ovviamente quei cartelloni nelle Stazioni non ci sono più, visto che la pubblicità è a termine. Ma li possono trovare in giro per Roma, essendo stati posizionati sugli autobus cittadini, considerato che, secondo la norma, «al 30° giorno precedente la data fissata per le votazioni è sospesa ogni forma di propaganda elettorale luminosa o figurativa a carattere fisso (ivi compresi mezzi luminosi, striscioni o drappi, a mezzo di cartelli, targhe, globi, palloni aerostati ancorati al suolo) con esclusione delle insegne indicanti le sedi dei partiti». Dunque niente manifesti statici. Ma intanto il partito radicale starebbe per consegnare una integrazione alla denuncia, puntando il dito contro la pagina Facebook del Comitato “Giusto dire No” che ha come immagine di copertina la stessa usata per la cartellonistica ma con l’aggiunta del messaggio «Con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati». L’auspicio dei denuncianti sarebbe quello che il social media di Mark Zuckerberg oscurasse la pagina. Tale richiesta si lega al secondo passaggio evidenziato nell’esposto ossia la possibilità di valutare «un decreto di sequestro preventivo dei manifesti, degli spot e di ogni altro materiale propagandistico recante il messaggio illecito». Tale evenienza senza dubbio dovrebbe concretizzarsi prima del termine della campagna che termina tra diciotto giorni altrimenti non avrebbe molto senso l’iniziativa del Partito radicale. Resterebbe in piedi successivamente la questione del reato ipotizzato ma il principale scopo di Spangher non sarebbe raggiunto. Nei giorni in cui è stata resa nota la denuncia, ossia a metà gennaio, molti avvocati si sono chiesti se il pm chiamato ad indagare avrebbe dimostrato in concreto cosa vuol dire per la magistratura essere davvero imparziale: «siamo sicuri che indagherà in scienza e coscienza sull’Anm a cui egli stesso appartiene?», si chiedevano. Ora non sappiamo se Nadia Plastina sia iscritta all’Anm, ma molto probabilmente sì visto che il 98 per cento dei magistrati lo è. Tuttavia, da spifferi di corridoio, sarebbe una magistrata che «potrebbe riservare delle sorprese» contro i suoi stessi colleghi di sindacato. Quindi lascerebbe cadere qualsiasi tentativo di appiccicarle addosso la coccarda del “conflitto di interessi”. A proposito di rapporti interni all’Anm, ormai i magistrati per il Sì alla riforma Nordio acquisiscono sempre maggiore visibilità mediatica. E però c’è chi all’interno dell’Anm non può non far notare che di quei cinquanta, tolti quelli dei tribunali amministrativi, restano, tra gli altri, nomi di spicco come Luigi Salvato (in quiescenza, ex procuratore generale di Cassazione con Unicost), Luciano Panzani (in quiescenza, già presidente della Corte d'Appello di Roma), Luigi Perina (in quiescenza, già presidente Tribunale Vicenza), Antonio Gustapane (Procuratore capo di Varese), Alfonso D’Avino (Procuratore Capo di Parma, iscritto a Magistratura Indipendente), Giacomo Rocchi, (presidente di sezione penale della Corte di Cassazione), Giuseppe Capoccia (procura di Lecce), Antonello Racanelli (Procuratore di Padova, già segretario di Magistratura Indipendente). Quello che si fa notare tra i loro colleghi per il No è che si tratta di magistrati che sono o sono stati a capo di uffici. E allora, ci si chiede ironicamente, «ma queste correnti tanto bistrattate funzionano visto che grazie a loro sono arrivati lì? E quel Csm che li ha nominati non era quel Consiglio para-mafioso che insultano quotidianamente? Con loro ha operato bene e dopo di loro no?».
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