Meloni teme i sondaggi

 Angela Stella unità 6 marzo 2026

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri è tornata a mettere il referendum sulla giustizia al centro dell’agenda politica e lo ha fatto rivendicando una necessità che definisce storica: cambiare un sistema che, a suo dire, l’Italia non è mai riuscita a riformare davvero dagli anni ’80. Intervenendo a Rtl 102.5, la premier ha legato la riforma a un tema di funzionamento complessivo dello Stato: “Penso che ci sia bisogno di un cambiamento perché la giustizia è uno dei tre poteri fondamentali che servono a far camminare l’Italia, ma anche quello che negli ’80 noi non siamo mai riusciti a riformare in modo sostanziale”. Meloni ha descritto la giustizia come un ingranaggio che incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini e ha avvertito che, se quell’ingranaggio non funziona, “si inceppa” l’intero Paese. Da qui la conclusione politica, netta: “Se non ci riusciamo stavolta non avremo un’altra occasione”. La Meloni ha insistito su un punto: “Se chi ti accusa e chi ti giudica sono praticamente due colleghi di lavoro è possibile che chi ti giudica abbia un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa, oppure no?”. A suo avviso, la riforma servirebbe a rafforzare la terzietà prevista dalla Costituzione: “La nostra Costituzione dice che il giudice deve essere terzo e imparziale. Quindi separando le carriere noi rafforziamo quella imparzialità, perché evitiamo commistioni”. L’obiettivo dichiarato è un processo “più giusto” e un cittadino “più garantito”. Meloni ha poi attaccato l’attuale meccanismo di scelta dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, sostenendo che oggi operi secondo logiche “tutte politiche”, tra quota parlamentare e correnti interne. La proposta, nella sua narrazione, è sostituire l’elezione con il sorteggio “tra chi ha i requisiti per ricoprire quell’incarico”. La ratio dichiarata è evitare che i componenti debbano “rispondere” a chi li ha sostenuti. Su questo punto, in un altro dibattito  di ieri, il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, aveva chiarito: “Il Csm ha già nuove regole sulle nomine dei magistrati.Non abbiamo negato che i problemi ci siano stati, la magistratura ha saputo fare chiarezza. magistrati Se il problema è esistito e ancora esiste ci sono delle modalità per risolverlo che passano attraverso la legge ordinaria senza modificare la costituzione e introducendo il sorteggio che non viene applicato come metodo in nessun contesto umano organizzato”.Il terzo e ultimo passaggio che Meloni ha definito “importantissimo” è l’istituzione di una Corte per giudicare i magistrati che sbagliano, composta da magistrati e membri laici “estratti a sorte” tra soggetti qualificati, “senza logiche di correnti, senza logiche di partito”. Da qui poi l’attacco alla sinistra del No: “Dicono che noi vogliamo controllare la magistratura perchè non possono dire la verità. E cioè che loro vogliono controllare la magistratura e che noi stiamo facendo una riforma che impedisce alla politica di qualsiasi estrazione di controllare la magistratura. Perchè lei capisce (rivolta al giornalista, ndr) che non sarebbe molto convincente se dicessero la verità. Questo, hanno bisogno principalmente di mentire”. Dai dem invece è arrivato l’attacco per la propaganda che arriva da destra. “Mentre il Paese si prepara ad affrontare una crisi internazionale senza precedenti, la Presidente del Consiglio non si presenta in Parlamento, parla invece alla radio e prova a distrarre i cittadini con fake news e un'informazione completamente distorta sul referendum giustizia. Il quesito nulla ha a che vedere con la sicurezza degli italiani, nulla ha a che vedere con la sicurezza delle donne e nulla ha a che vedere con i rimpatri dei cittadini immigrati", così hanno denunciato le deputate democratiche rispetto al post pubblicato ieri mattina sul profilo social del partito di FdI, col virgolettato della premier e la sua foto. Meloni dunque ha necessità di premere l’acceleratore sul referendum.  Anche perché il tema della guerra in Iran potrebbe essere metaforicamente un’arma di distrazione di massa che allontana gli elettori dalle urne, interessati più alle sorti dell’ordine mondiale che di un giusto processo. E il Sì, a quanto dicono i sondaggisti, ha invece bisogno di un’alta affluenza. Ieri mattina il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio di Nando Pagnoncelli secondo il quale il No è avanti se l’affluenza prevista è del 42%. Il Sì può vincere se vota il 49% degli aventi diritti. Ieri pomeriggio è arrivato quello dell'Istituto 'Only Numbers' (Alessandra Ghisleri) per “Porta a  Porta” per cui il sì è dato al 50,5%  mentre il no si attesta al 49,5% . Insomma la partita è apertissima. Se all’inizio si era detto che la Meloni sarebbe scesa in campo con la sicurezza della vittoria in tasca, per attestarsela, adesso invece la lettura prevalente è che occorra un suo mettersi la faccia perché il Sì ha perso drasticamente il vantaggio dei mesi precedenti e bisogna giocare il match fino all’ultimo secondo possibile.  Il Ministro Nordio invece non è preoccupato: "Se temiamo l'astensionismo al referendum a causa della guerra in Medio Oriente? Io sono sicurissimo di vincere”. Invece dentro la maggioranza c’è molta preoccupazione per recenti sondaggi interni.

Commenti

Post popolari in questo blog

Garlasco, sì alla revisione del processo? Indagato Andrea Sempio

Lettera della famiglia Poggi

Intervista a Francesco Compagna