Solo i CentoUno contro il rifinanziamento
Valentina Stella Dubbio 8 gennaio 2026
Non si placa la polemica sul messaggio contenuto nello spot anti riforma Nordio sui maxischermi delle Grandi Stazioni, fatto divulgare dal Comitato “Giusto dire No” dell’Anm. Come riferito da Libero ieri, alcuni magistrati a favore del Sì starebbero meditando un ricorso cautelare per ottenere il sequestro del conto dell’Anm, colpevole a loro dire di utilizzare anche i loro soldi per diffondere «menzogne». A piazza Cavour, sede dell’Anm, appresa la notizia sarebbero scattate grasse risate. E sull’eventuale ulteriore finanziamento di 500 mila euro, oltre a quello già deliberato a settembre, le correnti si compattano e ci dicono che sarebbero pronte a fare un ulteriore sforzo economico. Fa eccezione il gruppo minoritario ma rumoroso dei CentoUno che, come vedremo, è nettamente contrario. Qualche giorno fa vi avevamo accennato a possibili malumori all’interno di Magistratura Indipendente, la corrente che sostiene il presidente Cesare Parodi, ma a tracciare una linea chiara ci pensa Claudio Galoppi, Segretario del gruppo che ci dice: «se dovesse essere necessario prevedere una ulteriore spesa sono assolutamente favorevole. Perché no? L’importante è escludere contributi esterni e destinare le somme ad iniziative che funzioni, che abbiamo un impatto proficuo per la campagna. Ma per questo c’è una agenzia di comunicazione che saprà dare gli opportuni suggerimenti». Stefano Celli, vice segretario dell’Anm in quota Magistratura democratica, dice ironicamente: «se fosse necessario chiederei anche un prestito per rafforzare la campagna. Quindi sì, sono d’accordo a mettere a bilancio ulteriore denaro qualora fosse necessario». Rocco Maruotti, Segretario dell’Anm per AreaDg, chiarisce: «al momento la questione non è neanche all’ordine del giorno del prossimo Cdc» che si terrà il prossimo 17 gennaio. «Tuttavia – prosegue il magistrato – noi siamo favorevoli a prevedere un finanziamento aggiuntivo se ce ne fosse bisogno. Ma per ora il problema non si pone, considerato che ancora non si è finito di spendere il mezzo milione già preventivato». Una toga di Unicost, che vuole rimanere anonima, pure si dice favorevole a rompere il salvadanaio: «direi sì ma se serve ne discuteremo. Al momento non ho contezza di malumori su questo al nostro interno. Forse sarebbe necessario che la stampa si interrogasse anche su come vengono finanziati i comitati del Sì, se ad esempio usano contributi pubblici». A distinguersi dalla maggioranza sono Andrea Reale e Natalia Ceccarelli del gruppo dei CentoUno: «Fin dall’insediamento del nuovo Cdc abbiamo assunto una posizione di netta contrarietà alla costituzione di un Comitato referendario direttamente impegnato nella campagna di orientamento del voto. Pur essendo fortemente critici nei confronti degli aspetti della riforma che toccano la separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, ritenevamo e riteniamo tuttora che il contributo della magistratura associata al dibattito in corso non possa travalicare i confini della compostezza istituzionale». Tali confini, dicono al Dubbio i due magistrati, «sembrano ormai oltrepassati dai toni assunti con il messaggio fuorviante che il comitato ha scelto di veicolare in questa campagna, più consono ad un soggetto politico che ad una associazione rappresentativa dell’ordine Giudiziario. Finora ci siamo astenuti dal voto sui finanziamenti a favore del comitato, ritenendoli fisiologicamente coerenti con la linea assunta dalla maggioranza. È nostra intenzione esprimere, a questo punto, un voto nettamente contrario rispetto alla previsione di ulteriori finanziamenti, che rischiano di acuire la già critica temperatura dello scontro e di aggravare la connotazione politico-partitica assunta dall'associazione, oltre a distrarre la destinazione delle non illimitate risorse associative rispetto ai tradizionali scopi statutari di solidarietà sociale e assistenza sindacale», concludono Ceccarelli e Reale. Intanto dovrebbe tenersi il 12 gennaio alle 15.30, a quanto appreso da Askanews, il primo Consiglio dei ministri del 2026. In quella occasione dovrebbe essere stabilita anche la data del referendum costituzionale. Mentre sabato 10 gennaio il Comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”, presieduto dal professor Giovanni Bachelet, lancerà ufficialmente a la campagna referendaria, sostenendo la raccolta delle firme digitali dei 15 volenterosi, giunte ieri quasi a metà traguardo, ossia circa 248 mila sottoscrizioni. Per la Cgil interverrà il segretario generale Maurizio Landini. All’evento prenderanno parte tutte le realtà associative che hanno dato vita al Comitato, insieme a rappresentanti dei partiti - Schlein, Conte, Fratoianni – di opposizione. Sempre ieri l’avvocato Franco Moretti , presidente del Comitato “Avvocati per il No”, ha divulgato il loro manifesto che si conclude: «questa riforma è fatta per proteggere i politici, come ha involontariamente riconosciuto anche Nordio, cambia l’equilibrio dei poteri, danneggia i cittadini nei loro diritti, non risolve nessuno dei reali problemi della giustizia».
Commenti
Posta un commento