Giuliano (Anm): non siamo agit prop

 Valentina Stella Dubbio 20 gennaio 2026

«Non trasformiamo la magistratura, tramite il Comitato “Giusto dire No”, in un soggetto politico. Sarebbe la nostra sconfitta»: così Gerardo Giuliano, membro del Cdc dell’Anm con Magistratura Indipendente e vicepresidente di quel comitato. Sabato, ultimo piano della Corte di Cassazione, è in corso la riunione del parlamentino. Terminata la discussione di cinque punti all’odg, si chiudono le porte ai giornalisti e si spengono quindi i microfoni di Radio Radicale per discutere dell’ulteriore finanziamento da investire nella campagna. Peccato che la finestra della saletta dove erano riuniti i magistrati fosse restata aperta e quindi abbiamo potuto ascoltare il dibattito. Come anticipato per primi sul Dubbio, la somma da aggiungere al mezzo milione stanziato a settembre sarà di 300 mila euro. Ma il nodo è: come spendere tutto questi soldi? Ed è allora che arriva l’appello di Giuliano, che ringraziamo per aver usato un tono alto così da farci sentire meglio: «la cifra va utilizzata in conformità agli scopi sociali dell’Anm» da cui il Comitato dipende, quindi in base all’articolo 2 dello Statuto («L’associazione non ha carattere politico», ndr). «Non dobbiamo sottovalutare la critica, seppur infondata, di chi ci accusa di essere un soggetto politico». Per questo, minacciando «un passo indietro» dalla carica di vicepresidente del Comitato, Giuliano ha chiesto di evitare di spendere i soldi per «gazebo, infopoint, banchetti, volantinaggi, marce». Il riferimento di Giuliano, come spiegato fuori dalla sala ad Emilia Conforti, è in particolare a quello che è avvenuto qualche settimana fa a Bari quando a volantinare c’era il procuratore della Repubblica, Roberto Rossi. E si è chiesto ancora Giuliano al microfono: «come potremmo fare ad impedire che si uniscono ai cortei altri soggetti non controllabili con bandiere di partito?». D’accordo con lui la vicepresidente vicaria del Comitato, Marinella Graziano (Unicost): «Il volantinaggio mentre le persone camminano o nei negozi è un gesto invadente, di intrusione. Il rischio ipotizzato da Gerardo esiste». La stessa preoccupazione di Giuliano era stata condivisa pure dal presidente Cesare Parodi: «non dobbiamo dare assolutamente l’impressione di essere politicizzati. Non assumiamo atteggiamenti che possono prestarsi a strumentalizzazioni pericolosissime. La volontà di tutti i gruppi è la stessa, la differenza sta solo nella postura». Immediatamente è scattata la reazione di Area. Ha preso la parola Chiara Valori: «Non ho timori di possibili infiltrazioni che sapremmo gestire. Non vedo perché mettere vincoli, anzi cavalchiamo l’onda». Sulla stessa scia Ida Teresi, sempre di Area: «a me non dà fastidio se qualcuno per strada si avvicina per informarmi sulla Costituzione, non credo sia opportuno assumere adesso un atteggiamento difensivo». Idem Stefano Celli (vice segretario con Magistratura Democratica): «non andiamo a ricercare i partiti, agiamo con prudenza ma organizzare punti informativi o fare volantinaggio ritengo sia positivo per avere un contatto diretto con le persone».  Alla fine tutto rientrato: Giuliano resta al suo posto e si vedrà mano mano come spendere i soldi. Resta comunque la fotografia di un diverso atteggiamento su come condurre la battaglia tra l’ala più interventista dell’Anm – Area ed Md in primis con l’appoggio di Unicost, fatta eccezione per la Graziano - e quella più moderata di Mi. La stessa differenza che si è notata nel punto stampa quando a nostra domanda sulla possibilità dell’Anm di contribuire alla scrittura dei decreti attuativi, già in fase di elaborazione a Via Arenula, Parodi e il Segretario Rocco Maruotti hanno dato risposte diverse. Il primo ha detto: «Perché no? Siamo sempre stati per il dialogo», il secondo «non servirà, perché intanto vincerà il No e non ci sarà bisogno dei decreti attuativi». C’è però altresì da registrare una disomogeneità all’interno di Mi: non riescono ad essere compatti neanche sul voto sulle porte aperte o chiuse. Un magistrato ci dice off: «o Claudio Galoppi ha perso il controllo dei suoi o, ipotesi più plausibile, vuole fare un favore al Governo mettendo i bastoni tra le ruote al Comitato».  Durante il Cdc non sono mancate poi critiche alla denuncia di Giorgio Spangher, presidente del comitato Pannella Sciascia Tortora per il sì alla separazione del Partito Radicale, contro il comitato per i manifesti affissi. Parodi: «Ho rispetto di tutti i cittadini che fanno una denuncia, ovviamente non ne condivido i contenuti, ma credo che l'unica cosa che si possa dire sinceramente è lasciare lavorare i magistrati e basta, perché sono stato spesso dall'altra parte e avrei gradito questo atteggiamento». È proprio questo che aspetta Spangher: vedere se i magistrati prenderanno qualche iniziativa contro i loro stessi colleghi. A proposito di iniziative delle toghe, il Cdc ha deliberato che per l’inaugurazione dell’anno giudiziario non ci saranno né coccarde sul petto né Costituzioni sventolate. I presidenti della Ges interverranno invece per richiamare l’attenzione sulle gravi problematiche del sistema giustizia, come già ci aveva anticipato Giovanni Zaccaro

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