Intervista a Marilisa D'Amico
Valentina Stella Dubbio 8 gennaio 2026
Marilisa D’Amico, Ordinaria di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Milano, lei il 12 gennaio sarà a Firenze all’iniziativa “La sinistra che vota sì” alla separazione delle carriere. Perché dovrebbe venire proprio da sinistra un voto favorevole?
Perché questa riforma parte da lontano, dalla riforma del codice di procedura penale che introduce la parità fra accusa e difesa, voluta dalla Costituzione, dall’introduzione dei principi del “giusto processo” nell’art. 111 Cost.. Negli anni, a sinistra, ci siamo battuti per i diritti delle persone e per il garantismo nel processo. C’è una sinistra riformista che ritiene che alcune riforme costituzionali siano necessarie per il bene del paese, una sinistra innovatrice e non conservatrice.
“La Costituzione non si modifica a colpi di maggioranza” ha spesso ripetuto il Partito democratico. Cosa ne pensa?
Purtroppo la prima grande riforma voluta da una parte politica contro l’altra, va ammesso, l’ha fatta proprio la sinistra, nel 2001, riformando ampiamente il titolo V della Costituzione. E tranne pochissimi e recenti casi, come l’ambiente e lo sport, si è continuato a fare riforme che sembrano appartenere a una parte sola, dove si scarica sui cittadini, con uno scontro che diventa anche politico, il peso di una scelta. Ma proprio per questo, invece, penso che al di là della situazione contingente occorrerebbe concentrarsi sui contenuti e non su miopi battaglie politiche di breve periodo. Quante persone che nel 2016 hanno osteggiato la riforma costituzionale voluta da Renzi riconoscono oggi che una modifica del sistema bicamerale andava fatta?
Secondo alcuni la riforma rappresenta un tassello di processi di transito progressivo verso regimi non democratici tramite il diritto. Qual è il suo parere?
Sarei molto cauta a tirare fuori argomenti così ideologici, magari con raffronti con altri Paesi, perché il testo della riforma non mette affatto in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ma, se letto senza paraocchi, dice esattamente il contrario. Sarò ingenua, ma credo che la vera autonomia della funzione dell’accusa, l’introduzione di una Corte di disciplina distinta e autonoma, a maggioranza togata, possano invece offrire maggiore garanzia e autorevolezza al potere giudiziario, evitando attacchi politici e tentativi di pressioni molto più di quanto non si sia in grado di fare oggi.
Qual è l’argomento più forte a favore della riforma?
Il principio di separazione tra giudici e PM, ottenuto con una strada chiara, e cioè l’attuazione di due CSM, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica: con questa scelta si vuole realizzare pienamente quel modello di processo accusatorio, “a disposizione delle parti”, che troviamo nelle moderne democrazie, superando il modello inquisitorio, “a disposizione del giudice”, caratteristica dei regimi, come era quello fascista che lo aveva realizzato. Inoltre, la creazione di un’alta Corte disciplinare offrirà garanzie maggiori a tutta la magistratura, sia in termini procedimentali che sanzionatori.
I fautori del No sostengono che è sbagliato prevedere il sorteggio per un organo a rilevanza costituzionale come il CSM. Che ne pensa?
Il sorteggio è una risposta estrema, peraltro invocata anche da tanti che ora invece sono contrari a questa riforma, a una degenerazione correntizia che ha purtroppo inquinato negli ultimi decenni il corretto rapporto fra giudici, mondo della giustizia e organo di autogoverno. Si dice: chi difenderà la magistratura dalla politica? In fondo, il CSM, con i suoi difetti, l’ha fatto. In realtà non è così, ed è successo proprio l’opposto. Lo stesso CSM non si è difeso dalle ingerenze della politica (la vicenda “Palamara”, e non solo, ce lo ricorda), ma esso stesso, in tanti momenti è diventato un organo “politico”, le cui maggioranze variabili hanno condizionato le carriere dei magistrati, previlegiando l’appartenenza e la fedeltà rispetto al merito. Pensiamo, per esempio, alla lentezza, spesso dovuta alla necessità di assicurare equilibri fra correnti, con cui sono assegnate le cariche apicali; o anche a discutibili decisioni della sezione disciplinare. Insomma, quelle correnti nate negli anni sessanta per interpretare valori della giurisdizione e una visione differente del rapporto fra giudice, legge e costituzione, oggi si sono trasformate e io mi auguro che questa innovazione radicale, indebolendo la relazione attuale fra appartenenza a una corrente e riflessi sulla carriera dei singoli magistrati, possa restituire visioni “alte”, meno condizionate da interessi personali o “di gruppo”.
Con due CSM distinti, non esiste, come dicono i contrari, il rischio di indebolire l’indipendenza dei giudici e rafforzare, per poi sottometterlo, il potere dei PM?
Io credo invece che sia vero il contrario. Innanzitutto l’art. 104, comma 1 cost., garantisce autonomia e indipendenza di tutta la magistratura, sia giudici e pubblici ministeri. Si tratta di un principio supremo che, insieme agli artt. 107 e 110 Cost. chiarisce la definitiva autonomia di tutta la magistratura dall’esecutivo, lasciando al Ministro della giustizia il potere di iniziativa disciplinare e alcuni compiti organizzativi, relativi ai servizi per la giustizia. Inoltre il CSM dei pubblici ministeri è anche presieduto dal Presidente della repubblica, chiaro segnale della volontà della riforma non di indebolire, ma di rendere autonoma la funzione.
Non la preoccupa il fatto che membri del Governo dicono che questa riforma serve a “ricondurre’ una magistratura invadente (Mantovano) o che serva oggi alla destra e domani alla sinistra (Nordio)?
Il rapporto tra magistratura e politica costituisce un problema in tante democrazie attuali. Non mi pare che questa riforma se ne occupi. Quanto alla necessità di recuperare chiarezza di ruoli fra i diversi poteri dello Stato, mi affido alle bellissime riflessioni di Massimo Luciani, contenute nel volume “Ogni cosa al suo posto”, dove si esprime in modo accorato la necessità di una restaurazione “dell’ordine costituzionale dei poteri”, oggi completamente travolto. Ciò gioverebbe a tutte le parti politiche e soprattutto ai cittadini.
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