Anm stanzia altri 300 mila euro

 Valentina Stella Dubbio 17 gennaio 2026


L’accordo tra i gruppi associativi sarebbe stato trovato: il rifinanziamento della campagna referendaria contro la separazione delle carriere dovrebbe essere una cifra superiore ai 250 mila euro ma inferiore, e di non poco, ai 500 mila euro. La mediazione dovrebbe essere formalizzata stamattina durante il Comitato direttivo centrale dell’Anm che voterà la somma che verrà poi bonificata al Comitato “Giusto dire No”. Sarà il secondo punto all’ordine del giorno: «valutazioni situazioni economico finanziario Anm e rapporti con comitato». Benché la prima tranche di mezzo milione non sia stata ancora spesa del tutto, si è reso necessario rimpinguare il salvadanaio perché ora si entra davvero nel vivo della campagna, essendoci ufficialmente la data del voto il 22 e 23 marzo. Se il Comitato presieduto da Enrico Grosso è parso in questi giorni in vantaggio dal punto di vista dell’immagine, grazie alla cartellonistica nelle grandi stazioni e sui mezzi pubblici, ora non ci si può sedere sugli allori. I comitati del Sì si stanno organizzando sempre più in maniera capillare con iniziative sul territorio, adesso anche la Lega è scesa ufficialmente in campo, la media ponderata dei sondaggi elaborata ieri da You Trend dà il Sì a 58,9 per cento e il No al 41,1 per cento, in ripresa, questi ultimi, comunque dell’1,2 per cento (Emg per Tg3). Quindi nessuno stallo, anzi occorre accelerare, pensano le correnti più in fermento e interventiste. Mentre tra i gruppi più moderati sarebbe nata l’esigenza di ponderare le uscite economiche: fare un passo alla volta in base a come va la campagna. Anche perché, seppur come ipotesi remota, tra l’udienza al Tar e possibili ricorsi dinanzi alla Corte Costituzionale potrebbe verificarsi l’eventualità di un rinvio dell’appuntamento elettorale. Meglio allora centellinare le uscite e avere pronto un tesoretto alla bisogna. Comunque l’ottimismo non manca tra le toghe perché personaggi come Dacia Maraini, Fiorella Mannoia, Vinicio Marchioni (il Freddo di Romanzo Criminale) si sono spesi pubblicamente per il No. Il primo punto di discussione del parlamentino dell’Anm sarà invece «valutazioni su modalità partecipazione a inaugurazione anno giudiziario». Il 30, com’è noto, si terrà la solita cerimonia in Cassazione, il 31 le celebrazioni saranno nei singoli distretti di Corte di Appello. Da quanto appreso il Comitato “Giusto dire No” non farà nulla. Bisogna capire se Anm si comporterà come l’anno scorso: coccarda al petto e Costituzione agitata nelle mani. Al momento questa opzione sembrerebbe scartata. Su questo le bocche sono più cucite. Nessuno spoiler, certamente da Magistratura Indipendente non desiderano show di qualsiasi tipo. Mentre Giovanni Zaccaro, Segretario di AreaDg, molto attivo sul territorio a fare campagna per il No in mezzo agli elettori ci dice: «Non c’è nulla di più eclatante che far scandalizzare i cittadini mettendoli dinanzi alle plateali carenze della macchina giudiziaria, di cui Nordio non si occupa perché troppo distratto dalla riforma».  Proprio il Guardasigilli, intervistato da Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato Sì Riforma, in un'intervista pubblicata integralmente sul canale YouTube del Comitato Sì Riforma, ha detto: «Molti magistrati sono d'accordo con la riforma, ma non hanno il coraggio di esprimersi perché nello stato attuale chi comanda all'interno del Csm sono le correnti». Mentre sul ricorso al Tar del 15 volenterosi Antonio Di Pietro, membro fondatore del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi,ha inviato una nota alla stampa: «Raccogliere le firme per mobilitare i cittadini a interessarsi del referendum, è un'attività elettorale che va rispettata. Incoerente è invece il ricorso avverso alla decisione del governo (avallata dal Capo dello Stato) di fissare la data al prossimo 22 e 23 marzo Costituzione alla mano». Intanto le opposizioni al completo, Pd, M5s, Avs, IV, Azione, +Europa hanno inviato una lettera ai presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana per chiedere un incontro urgente perché «con la paralisi» della commissione di Vigilanza «la Rai fa propaganda filogovernativa» e «non è garantita la terzietà alla vigilia di referendum ed elezioni». Intanto dal 14 gennaio, giorno in cui è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per il referendum popolare, ha preso il via ufficialmente la campagna elettorale e con essa la par condicio per cui, come specifica l’Agcom, «per le emittenti radiofoniche e televisive è possibile trattare la tematica referendaria esclusivamente nei telegiornali e nei programmi di approfondimento sotto testata editoriale. I registi e i conduttori sono tenuti a non esercitare alcuna forma di influenza e a non fornire, neanche in forma indiretta, indicazioni o preferenze di voto. Il tempo dedicato alle tematiche referendarie deve essere suddiviso in parti uguali tra le posizioni favorevoli e quelle contrarie al quesito».

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