Il salvadanaio Anm
Valentina Stella Dubbio 6 gennaio 2026
Polemica dei comitati per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere per i manifesti del Comitato “GiustodireNo” dell’Anm comparsi nelle grandi stazioni ferroviarie durante questo fine settimana di grandi spostamenti. Il manifesto recita: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica? No. Al referendum, vota no». Molto critico il presidente del Comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi, Gian Domenico Caiazza, che ha parlato di manifesto «truffaldino» e «vergognoso» visto che l’articolo 104 della Costituzione, che sancisce l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario da ogni altro potere, non viene in questo minimamente modificato. Inoltre, rincara Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali «il fatto stesso che ciò provenga da un comitato promosso da magistrati è l’aspetto più grave della vicenda in quanto si spende, consapevolmente, il patrimonio di credibilità della magistratura per sostenere una campagna comunicativa fondata su di una affermazione falsa. Ci si presenta come tecnici, ma si agisce da politicanti. Ci si invoca come garanti, ma si utilizzano slogan che deformano la realtà. Non è informazione, è un uso improprio dell’autorevolezza istituzionale», conclude il penalista. Per il deputato di Forza Italia, Enrico Costa «lasciare intendere che la riforma porti i giudici a dipendere dalla politica è un inganno, aggravato dal fatto che lo slogan proviene da soggetti che decidono sulla vita delle persone, sui loro diritti, sulla loro libertà». Di «falsità plateali» ha parlato Nicolò Zanon, presidente del Comitato nazionale 'Sì Riforma'. Tutte queste critiche sembrano non scalfire affatto l’Anm, anzi paiono fare il suo gioco come si evince leggendo le parole del Segretario dell’Anm, Rocco Maruotti: « Politici, giornalisti di partito e alcuni presidenti dei Comitati per il Sì, che si stanno agitando tanto per la campagna referendaria che il Comitato per il NO, presieduto dal costituzionalista e avvocato Enrico Grosso, ha lanciato in questi giorni nelle grandi stazioni ferroviarie, andrebbero ringraziati perché, rilanciando sui loro profili social le foto con i manifesti per il NO alla riforma Nordio, stanno centuplicando a costo zero l'effetto pubblicitario della campagna referendaria per il NO. 223.380 volte grazie!». Il numero si riferisce alle firme sino ad ora raccolte all’iniziativa dei 15 “volenterosi” che entro il 30 gennaio auspicano di raccogliere mezzo milione di sottoscrizioni su un quesito più ampio sempre relativo alla riforma costituzionale. Ma intanto in molti si chiedono chi finanzi questa campagna referendaria dell’Anm. Come vi abbiamo già raccontato, a settembre è stata deliberata dal Comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe una spesa di 500 mila euro. E la cartellonistica nelle grandi stazioni è stata finanziata con soldi già messi a bilancio. Come da Statuto il patrimonio dell’Anm è costituito dal contributo dei soci e da eventuali legati e donazioni. Da qualche mese la quota di iscrizione richiesta ai magistrati è aumentata del cinquanta per cento, passando da 120 a 180 euro l’anno, in pratica da 10 a 15 euro ogni mese. Un contributo che, come specificò il Fatto Quotidiano, moltiplicato per i 9.149 soci, porterà circa 550mila euro aggiuntivi annuali nelle casse dell’organismo di rappresentanza sindacale delle toghe. Una scelta che era stata motivata con due ragioni: finanziare importanti investimenti per la comunicazione referendaria ma anche aggiornare la cifra immodificata dal 2002, passaggio dalla lira all’euro. Tuttavia l’Anm sarebbe pronta ad investire altre 500 mila euro per portare a casa il risultato nelle urne di primavera. Si sta discutendo, infatti, se prelevare dalla cassa un altro mezzo milione per essere più performanti nei prossimi mesi. Se ne parlerà forse nel prossimo Comitato direttivo centrale previsto per il 17 gennaio. Bisognerà poi capire in quella sede che cosa farà Magistratura Indipendente che già in passato, se è vero che ha votato per lo stanziamento dei 500 mila euro (si astenne il Gruppo dei CentoUno), è stata sempre critica verso eccessivi balzi in avanti da parte dell’Anm sul piano della comunicazione e su quella della vicinanza ai partiti. Lo sarà anche su quello economico? Comunque la decisione sarà presa pure in base a quello che farà il Comitato “Società Civile per il NO al Referendum costituzionale”. Presieduto da Giovanni Bachelet, e che vede tra i promotori anche Rosy Bindi, Maurizio Landini, Emiliano Manfredonia, Walter Massa, Gianfranco Pagliarulo, Giorgio Parisi, Benedetta Tobagi si riunirà in una grande assemblea pubblica sabato 10 gennaio a Roma. Benché siano 26 le associazioni aderenti, la parte grossa, dal punto di vista finanziario, la farà la Cgil. Se quest’ultima scenderà in campo con consistenti somme, allora l’Anm potrebbe anche evitare di porre la questione di un ulteriore finanziamento. Al contrario, se i compagni di viaggio per il No dovessero deludere le aspettative allora bisognerà rompere il salvadanaio.
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