Parodi e Di Pietro da Coldiretti a porte chiuse

 Valentina Stella Dubbio 24 gennaio 2026

Doveva essere il primo incontro tra due big della campagna referendaria sulla separazione delle carriere: Cesare Parodi, presidente dell'Anm, contro l'ex pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, fondatore del Comitato SìSepara della Fondazione Einaudi. E invece Coldiretti ha scelto di farlo a porte chiuse all'Ergife di Roma, lasciando fuori i giornalisti. Vietato introdurre persino i cellulari all'interno.  La motivazione? È uno dei tanti «incontri con i dirigenti», «ne abbiamo fatto uno simile al tempo del referendum Renzi», ci spiegano dall’associazione.  Scelta, quella di tenere fuori la stampa, che ha lasciato spiazzati a poche ore dall'evento gli stessi due protagonisti che non ne sapevano nulla e che invece avrebbero voluto fosse un incontro pubblico. Comunque noi ci siamo andati lo stesso sull'Aurelia e abbiamo assistito ad un siparietto tra i due al bar dell'hotel, disponibili a rispondere alle nostre domande. Nella consapevolezza che ormai il dibattito si concentra sul contesto e non sul testo, entrambi invece auspicano di guardare al merito della riforma. «I partiti – spiega Di Pietro – meno ci mettono le mani e meglio è, non come sta facendo Forza Italia che combina più danni. Deve essere un voto senza pregiudizio ideologico». Gli fa eco Parodi: «non avendo il Parlamento potuto incidere sul testo di riforma, mi auguro che quanti più cittadini possibili possano esprimersi, al di là delle appartenenze di categorie. Basta con le figurine!». Insomma entrambi sulla stessa linea: nessun voto per partito preso. Un altro punto di convergenza è sulla propaganda in atto. «Ma che c'azzeccano» i casi Garlasco, Tortora e gli errori giudiziari con la riforma, commenta Di Pietro. E Parodi: «le ingiuste detenzioni sono un problema serenissimo ma non è questa la soluzione». Mostriamo poi loro una card apparsa sulla pagina Facebook di Fratelli d’Italia contenente anche il logo del Comitato SìRiforma, presieduto da Nicolò Zanon, in cui si invita a votare Sì così «la magistratura rossa» non farà tornare indietro dall’Albania gli immigrati che il Governo vi «trasferisce». Ne prende le distanze Di Pietro: «sono solo suggestioni che non condivido. Bisogna votare su cosa effettivamente prevede la norma». Poi chiediamo loro cosa si provi a stare da magistrati sul fronte opposto. Parodi ammette: «sono cresciuto con la sua figurina (di Di Pietro, ndr) sul tavolo di studio. Non mi sarei mai aspettato di trovarlo sul fronte opposto ma da liberale accetto e rispetto tutte le tesi e posizioni». E Di Pietro: «restiamo magistrati fino alla fine e ci rispettiamo». Poi ad interrompere la conversazione, perché il tempo stringe e l’incontro deve iniziare, arriva Fabrizio Di Marzio, ex magistrato e ora capo area “Azione sindacale e legislazione” di Coldiretti: «abbiamo voluto organizzare l’incontro con persone lontane dai partiti». Parodi non trattiene la battuta: «beh Di Pietro è solo un ex Ministro che ha fondato un partito», suscitando l’ilarità del suo (ex) collega.  Intanto l'Unione Camere Penali ha annunciato che a Roma il 6 e 7 febbraio terrà la consueta contro inaugurazione dell'anno giudiziario. Il momento più importante della due giorni, organizzata dai penalisti guidati da Francesco Petrelli, dovrebbe essere il momento in cui verranno riuniti tutti i magistrati, in funzione o in pensione, che si sono espressi a favore del Sì. Al momento sarebbero una trentina, esclusi gli ex giudici costituzionali come Nicolò Zanon o Augusto Barbera.  Invece dalle parti dell'Anm proseguono senza sosta in tutta Italia gli incontri organizzati dai Comitati territoriali di “Giusto dire No”. Al momento si stanno tenendo dibattiti in vari centri culturali, comprese le parrocchie. Si vedrà se dar vita anche ad altri tipi di iniziative: su questo nell'ultimo Cdc si era discusso a lungo e animatamente. La maggiore spaccatura era tra i prudenti di Magistratura indipendente e i più «massimalisti» (ci. Giorgio Spangher) di Area e Md. Al centro si colloca la posizione di Unicost, come ci spiega Marcello De Chiara, vice presidente dell'Anm: «Quando c’è in gioco l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, qualsiasi riforma che produca un ridimensionamento, anche solo potenziale, di queste fondamentali garanzie dovrebbe essere motivo di preoccupazione per chiunque. I magistrati hanno però una responsabilità in più, perché possono far meglio comprendere la gravità del pericolo incombente e smontare l’ignobile propaganda per il Sì, che purtroppo vedo dilagare sui social e non solo. Ecco perché, in questo momento, abbiamo un ruolo insostituibile nella formazione dell’opinione pubblica. Al tempo stesso è però fondamentale che la nostra campagna non si traduca in forme di movimentismo, come cortei e sit-in, che possano accreditare l’immagine strumentale di una battaglia politicamente orientata». Nel frattempo Francesco Boccia e Antonio Nicita, rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo del Partito democratico al Senato, hanno presentato una interrogazione alla presidente Giorgia Meloni per la decisione di Meta di ridurre la visibilità del video del professor Alessandro Barbero, contrario alla riforma. In ultimo, la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola ha dichiarato che non darà indicazioni sul voto: «Un tema così sensibile non deve essere consegnato a polarizzazioni o scontri ideologici».

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