Spangher tiene il punto

 Valentina Stella Dubbio 16 gennaio 2026

Come già anticipato, ieri al Partito radicale si è tenuta una conferenza stampa per presentare ufficialmente la denuncia presentata dal presidente onorario del comitato Pannella Sciascia Tortora per il Sì alla separazione delle carriere, Giorgio Spangher, contro il Comitato “Giusto dire No” dell’Anm per il messaggio trasmesso nelle grandi stazioni «Vorresti giudici che dipendono della politica? No». Obiettivo? Alzare un polverone sulle «balle» dell’Anm e mettere alla prova la Procura di Roma: magistrati per la maggior parte iscritti all’Anm chiamati a valutare una campagna comunicativa dell’Anm stessa. Secondo Spangher e il Comitato da lui presieduto, assistiti dall’avvocato Fabio Federico, si delinea il reato 656 cp (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico). Proprio Federico ha detto: «se i magistrati vogliono fare politica, si dimettano e vengano a fare politica. Ma fino ad allora non possono, dato il loro ruolo istituzionale, veicolare simili falsità». Mentre Spangher ha aggiunto: «con una falsa notizia si è voluto da parte di Anm alterare un confronto sereno. Noto che nell’Anm c’è stato uno spostamento da una modalità moderata, quasi evanescente di Cesare Parodi e Claudio Galoppi, a quella massimalista di Rocco Maruotti e Ciccio Zaccaro». Ha poi tenuto a precisare: «nessuno vuole censurare qualcuno. Io ospito sulle mie riviste sempre i contributi di Rocco Maruotti ma se presentano quel manifesto viene a mancare un contraddittorio». Intervenuto anche l’avvocato Valerio Spigarelli: «io sono contro i reati di opinione e le denunce, ma non guardate il dito, bensì la luna ossia la propaganda volgare che sta facendo l’Anm. Questa iniziativa provocatoria serve per dare uno scossone al dibattito: i magistrati non possono dire balle. Invocare la censura è una balla: basta accendere la tv o aprire i giornali. Come è una balla raccontare che il giudice sarà controllato dalla politica». Su questo «nessuno riesce a farmi un esempio concreto, a darmi una spiegazione» ha proseguito l’ex presidente dell’Unione Camere Penali. «Noi viviamo di libertà della giurisdizione. Saremmo così stupidi da votare una riforma che andrebbe nella direzione opposta?» ha concluso.  Per Giuseppe Belcastro, presidente della Camera Penale di Roma, «se un valore può avere questa iniziativa, è quello di dimostrare in concreto cosa vuol dire per la magistratura abbandonare l’imparzialità e scendere nell’agone politico. A decidere le sorti dell’esposto, potrebbe essere uno dei magistrati che ha condiviso pubblicamente l’iniziativa censurata. Certamente egli agirà secondo coscienza, ma non sarà sacrificata del tutto l’apparenza di imparzialità che, per la giurisdizione, vale quanto l’imparzialità stessa?». A prendere la parola anche il professore Giulio Prosperettivice Presidente emerito della Corte costituzionale e presidente del neonato Comitato “Popolari per il sì” che ha detto: «mi ha colpito Gratteri, che stimo per il suo impegno contro la criminalità organizzata, quando ha detto che le numerose assoluzioni dimostrano l’indipendenza del giudice rispetto alle richieste del pm. Ma quel 50 per cento di assoluzioni poteva essere archiviato prima perché la vera pena è il processo. La valutazione del gip e del gup deve essere un momento importante, in cui il pm deve sentire verso il giudice lo stesso ossequio che sente il difensore». E sul sorteggio: «se i magistrati hanno il potere di dare l’ergastolo perché non possono essere sorteggiati per decidere delle carriere dei loro colleghi?» Gli abbiamo chiesto anche cosa pensa del ricorso al Tar da parte dei 15 volenterosi, la cui raccolta firme ieri ha superato l’obiettivo delle 500 mila firme: «il nodo giuridico esiste ma l’iniziativa è perniciosa».  Sconcerto e stupore per la denuncia di Spangher da parte dei magistrati. Per il segretario dell’Anm Rocco Maruotti « il fatto che un giurista come Spangher, cogliendo al volo l'auspicio del Ministro Nordio, abbia sacrificato il suo prestigio sull'altare della propaganda e abbia sottoscritto una denuncia, nella quale invoca persino la censura (Marco Pannella si starà rivoltando nella tomba) è la dimostrazione che il fronte del Sì è in enorme difficoltà, perché sente il fiato sul collo dei quasi 500.000 cittadini che hanno già firmato per opporsi alla riforma Nordio, alle cui parole è ispirato quello slogan che viene oggi fatto oggetto di denuncia». Ha aggiunto Giovanni Zaccaro, Segretario di AreaDg: «mai avrei immaginato che da uno dei maestri delle garanzie venisse una richiesta di censura penale». Esterrefatta anche Ida Teresi, sostituto procuratore alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo che su Facebook, dove è molto attiva, scrive: «Dove è finita, poi, la risalente attitudine liberale degli stessi autori di questa denuncia? Avvocati, politici e giuristi che hanno sempre combattuto per la difesa del confronto democratico, della libertà di espressione, e ora vogliono conculcare le idee diverse dalle proprie? Imbavagliare i contraddittori? Intimidirli? E dov’erano in questi mesi e giorni di dileggio, offesa, calunnia della magistratura italiana?». Qualche magistrato invece ci dice: «perché nessuno invece dice niente sulla campagna del comitato Sì riforma, presieduto da Nicolo Zanon? Hanno diffuso una card sui social in cui si invita a votare Sì per evitare “combine” tra pm e giudici che devono convalidare i loro atti che sarebbero alla base delle ingiuste detenzioni. Secondo la Treccani quel termine vuol dire ‘accordo illecito’. È gravissimo veicolare un simile messaggio». Abbiamo chiesto un commento all’ex procuratore generale, Luigi Salvato, che di quel comitato fa parte ma ha preso le distanze: «non avevo visto quella immagine, che non condivido affatto. Il dibattito va fatto su fatti concreti, veri, reali». Invece l’altro magistrato di quel comitato, Paolo Itri, ci lascia un «no comment». 

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