Intervista a Paolo Itri
Valentina Stella Dubbio 6 gennaio 2026
Paolo Itri, Presidente di sezione della Corte di giustizia tributaria di Napoli e scrittore, tra i fondatori del Comitato “Sì riforma”, perché un magistrato dovrebbe votare Sì?
La nomina mediante sorteggio dei componenti togati dei due Csm reciderà il rapporto fiduciario con le correnti dell’Anm, ridimensionando il pericolo di commistione tra attività sindacale e governo autonomo della magistratura. Il potere delle correnti di incidere sulle carriere dei magistrati - fattore che ha costituito un elemento di grave condizionamento dell’autonomia interna della magistratura - uscirà perciò dalla riforma assai depotenziato. Attualmente, il percorso professionale dei magistrati rientra in un circuito di protezione interno alla magistratura associata, fondato su accordi di corrente e cordate di potere, sulla base del quale vengono spesso decise le progressioni in carriera, gli incarichi direttivi, i fuori ruolo e i giudizi disciplinari: di tali accordi hanno fatto per decenni le spese centinaia di valorosi colleghi che non svolgevano attività sindacale o non risultavano iscritti ad alcuna corrente, e che risultavano quindi sfavoriti in quanto estranei a tale circuito. Di fatto tale sistema ha costituito un fattore di distorsione nel funzionamento del Csm, poiché i rapporti di potere all’interno dell’organo di autogoverno si sono spesso tradotti in accordi poco trasparenti, svelando la modestia morale delle correnti, secondo quanto evidenziato dallo stesso Capo dello Stato. La riforma restituirà ai due Csm il loro ruolo di Alta Amministrazione, liberando i singoli magistrati dalle pressioni delle conventicole e rafforzando l’autonomia interna di tutta la magistratura, rendendo più trasparenti le nomine dei direttivi, che si baseranno su criteri più meritocratici che di appartenenza.
Lei o suoi colleghi avete avuto brutte esperienze a causa delle correnti?
Per rispondere basterebbe considerare l’elevato numero delle pronunce di annullamento del giudice amministrativo contro le delibere del Csm in materia di incarichi direttivi, pronunce alle quali, peraltro, quasi mai lo stesso Csm ottempera in modo spontaneo. Spesso tali vertenze si risolvono lasciando al loro posto i magistrati le cui nomine sono state annullate, “sistemando” i vincitori dei ricorsi con altri incarichi. Si è così giunti al paradosso per cui le carriere dei magistrati vengono troppo spesso decise dal Consiglio di Stato piuttosto che dal Csm, con tutto quello che ne consegue in termini di credibilità dello stesso. Il Csm è così diventato una sorta di stanza di compensazione, ed ha abdicato alla propria funzione di valutazione autonoma dei percorsi professionali dei magistrati. La mia vicenda personale è del tutto emblematica. Non essendomi mai dedicato all’attività associativa, avevo messo in conto che le mie prospettive di carriera sarebbero rimaste affidate al giudice amministrativo invece che al Csm. Infatti, dopo aver vinto diversi ricorsi al Tar e una lunga battaglia giudiziaria, solo all’esito di due sentenze del Consiglio di Stato e una pesante condanna alle spese legali, finalmente nel novembre 2023 il Csm si decise a deliberare la mia nomina a sostituto procuratore nazionale antimafia. Non me la sento però di definire queste mie vicende come brutte esperienze, avendole vissute in assoluta serenità e nella consapevolezza delle mie buone ragioni. Parlano per me i processi e le centinaia di condanne di mafiosi e camorristi che ho ottenuto nell’arco della mia lunga carriera di pm. Tuttavia, vorrei che fosse chiaro che non ne ho mai fatto una questione personale, ma solo ed esclusivamente di principio.
Lo scandalo Palamara è stato superato?
Mi piacerebbe pensarlo, ma temo che talune opacità del sistema correntizio non potranno mai venire del tutto risolte, se non restringendo gli ambiti di discrezionalità del Csm, soprattutto nei criteri di nomina dei direttivi e nel settore disciplinare, dove si sono registrate le maggiori criticità. D’altra parte, non mi sembra che la magistratura associata abbia dimostrato di possedere gli anticorpi necessari a recuperare autorevolezza e credibilità a seguito delle gravissime vicende emerse.
4. Qual è la parte della riforma che maggiormente la convince?
Sicuramente quella sul sorteggio, sebbene anche tale aspetto non vada considerato isolatamente, ma nel complesso della riforma. La separazione delle carriere non avrebbe avuto senso in mancanza di una riforma sui criteri di nomina dei componenti dei Csm separati e sul settore disciplinare.
E quale quella invece su cui nutre dei dubbi? Manca ad esempio la possibilità di ricorso per Cassazione contro le sentenze disciplinari.
A me sembra un’ottima riforma. Forse sarebbe stato opportuno individuare, anche solo per sommi capi, i requisiti di sorteggiabilità dei magistrati futuri componenti dei Csm, come è stato fatto per i componenti laici, anche per evitare le eventuali future opzioni elusive del legislatore ordinario, che potrebbero finire per “annacquare” il sorteggio. Sulla ricorribilità in Cassazione non vi è alcuna preclusione esplicita, nel senso che la norma costituzionale non la prevede espressamente ma nemmeno la esclude. Penso che sarà il legislatore ordinario a disciplinare tale aspetto.
Cosa pensa della campagna che sta portando avanti la magistratura associata, e in particolare dell’investimento economico dell’Anm per la cartellonistica nelle grandi stazioni?
Ritengo che al di là dei contenuti della campagna dell’Anm - che considero comunque eccessivamente autoreferenziale - l’aspetto più sbagliato di essa, qualunque sarà l’esito del referendum, sia quello di abbracciare in maniera così drastica e faziosa la causa del No. In tal modo, l’Anm si è fatta soggetto politico, e questo determinerà un grave danno all’immagine dell’intera magistratura. In ogni caso, la comunicazione dovrebbe evitare di trasmettere messaggi che tendono a manipolare l’opinione pubblica, tanto più quando proviene dall’organo di rappresentanza sindacale dei magistrati, che in quanto tale è soggetto a obblighi di correttezza più stringenti rispetto a una qualsiasi altra associazione di natura privata. In tal senso, il messaggio contenuto nei cartelloni pubblicitari apparsi in alcune stazioni ferroviarie, secondo cui i sostenitori della riforma vorrebbero i giudici dipendenti dalla politica, è oggettivamente falso e fuorviante. L’Anm farebbe bene a prendere le distanze da un tal genere di messaggi sponsorizzati dal comitato per No, se non vuole ulteriormente perdere di credibilità.
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