Intervista a Graziella Viscomi
Valentina Stella Dubbio 14 gennaio 2026
Graziella Viscomi, neo presidente di AreaDg, pm a Catanzaro. Il Governo ha fissato la data del referendum. Legittimo?
Lo diranno gli organi competenti, se richiesti. Certo, la fretta del Governo nasconde la paura della vittoria del NO.
Il suo lavoro come cambierà con la riforma dal suo punto di vista?
L’effetto dei cambiamenti costituzionali si misura nel lungo periodo. Io ho avuto il privilegio di beneficiare dei vantaggi della carriera unica, un percorso di formazione completa che mi ha consentito di imparare a ragionare da Giudice e non solo da P.M., la più grande garanzia per un cittadino. Sono preoccupata per chi non avrà questa possibilità, ma soprattutto per i cittadini che conosceranno un diverso modello di giurisdizione, certamente meno garantista. Anziché togliere alla formazione dei magistrati, sarebbe stato più opportuno arricchire, per esempio rendendo obbligatorio un periodo di tirocinio in uno studio legale.
La figura del pm è oggetto di diverse analisi. Si sostiene che diventerà più forte e per questo verrà posto sotto il controllo dell’Esecutivo. Ma non c’è scritto da nessuna parte.
Non è stato ancora scritto. Ma è stato già detto da diversi esponenti della politica. Il ministro Nordio ha affermato: “Con la riforma mai più invasioni di campo dei pm. Quando governerà il Pd servirà anche a loro”. La Premier Meloni ha più volte evocato la necessità di una magistratura che assecondi l’azione di Governo. Il sottosegretario Del Mastro ha parlato di P.M. che divoreranno i giudici. Ma è anche una banale questione di logica: in media negli ultimi 10 anni circa lo 0.5% di magistrati l’anno è passato dallo svolgimento di una funzione ad un’altra (da p.m. a giudice o viceversa), un numero di 40 persone l’anno su un organico di circa 9.000 magistrati. Non si cambia la Costituzione per uno 0,5%, su.
Una recente decisione della Cassazione ribadisce che se il pm decide di non indagare su fatti che potrebbero scagionare l’indagato non succede nulla. Quindi cade così l’argomento della comune cultura della giurisdizione che usate per opporvi.
La sentenza dice altro: rimarca il ruolo del P.M. come organo di giustizia obbligato ad attività di indagine in favore dell’indagato (ecco la cultura della giurisdizione), ma non vincolato nella scelta di esse. Ricordo, poi, che per tale sospetta violazione ci sono PM che hanno risposto sia sul piano penale che su quello disciplinare.
Lei ha lavorato sotto la guida di Nicola Gratteri. Non crede che scegliere lui come frontman sia stata una decisione azzardata, considerato anche la sua condivisione del sorteggio e le sue gaffe su Falcone e Borsellino?
Gratteri è un uomo libero, non credo gli piacerebbe l’espressione frontman, avendo egli rivendicato più volte la sua distanza anche dall’Anm (in cui, invece, io credo molto). Trovo anche ridicolo che un uomo che ha pagato con grandi sacrifici la lotta alla ‘ndrangheta debba essere crocefisso per un mero errore, del quale si è subito scusato. Gratteri si è sempre detto a favore del sorteggio dei componenti del CSM, lo è ancora, coerentemente. Ma ha spiegato che la riforma Nordio è un “pacchetto” che i cittadini dovranno votare per intero, senza possibilità di esprimersi per “temi”. Per questo, come me e tanti altri cittadini comuni che animano i comitati per il no, vota NO.
La vostra opposizione al sorteggio davvero porta a pensare che le correnti abbiano paura di perdere il controllo sulle nomine.
A me sembra che sia la politica a voler decidere i nomi dei “capi” degli uffici. Il CSM produce tutta la normazione secondaria della vita degli uffici giudiziari, ridurlo ad un “nominificio” significa sottovalutare le alte prerogative costituzionali che gli sono state date. Il gruppo di AreaDG ha formulato diverse proposte per depotenziare fenomeni di c.d. degenerazione correntizia: ridurre il numero dei dirigenti e pensare a modelli collegiali di dirigenza condivisa.
Qual è l’argomento dei Sì che meno la convince o che più la irrita?
Vedo pochi argomenti e molti slogan. Ho esercitato come avvocata, è stata una esperienza bellissima che mi ha traghettata al concorso in magistratura, consentendomi di sperimentare uno studio completo, orientato alla interpretazione delle norme nel caso specifico. Magistrati ed avvocati condividono le stesse aule giudiziarie, le stesse sofferenze di coloro che vivono il processo (le vittime, gli imputati, gli stessi testimoni). Ora vedo che quegli stessi professionisti (da cui continuo ad imparare nelle aule d’udienza, non meno che dai miei colleghi o dalla polizia giudiziaria con la quale lavoro fianco a fianco ogni giorno) ci dipingono con ridicole vignette come civette arcigne, persone senza scrupoli; li vedo anche spettacolarizzare casi come “Garlasco” o della “famiglia nel bosco” per fomentare i cittadini contro i magistrati. Si tratta di drammi umani e si deve rispetto a tutte le persone coinvolte e a tutti i giuristi che sono chiamati ad adottare decisioni (sia come magistrati che come difensori).
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