Referendum come test di garantismo
Valentina Stella Dubbio 23 gennaio 2026
Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere come test per misure il tasso di garantismo dell’elettorato: è questa l’intenzione della maggioranza e del Ministro Nordio per valutare l’agenda politica dal 24 marzo, ossia il giorno dopo il voto sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Tre indizi fanno una prova. Vediamo in questo caso perché. Primo: mercoledì della scorsa settimana il Guardasigilli durante la presentazione del suo libro ha detto che «solo in base all’esito del referendum» che è «’inizio dell’attuazione del codice vassalli, accusatorio e liberale» si potrà portare a compimento la riforma sulle intercettazioni, su cui ha già lavorato la Commissione Mura che ha consegnato la relazione finale sui lavori al responsabile di via Arenula lo scorso dicembre. E a definire la portata del fenomeno ci ha pensato sempre il solito deputato azzurro Enrico Costa: «Nel primo semestre del 2024, il totale dell'intercettazioni è stato di 48.152, nel primo del 2025 di 50.892. La proiezione per il 2025 quindi è verso quota 100mila. Si registra un aumento progressivo nel corso degli anni dell'utilizzo del trojan: nel 2022 l'utilizzo del Trojan è stato disposto in 3528 occasioni, nel 2023 in 4324 occasioni, nel 2024 in 5261 casi». Inoltre «la spesa per intercettazioni esplode. Dal 2021 al 2025 è aumentata del 58,13%». E ha concluso: «Non c'è da stupirsi se pensiamo che il 94% delle richieste di intercettazioni ed il 99% delle richieste di proroga sono autorizzate dai Gip. Liberi di spendere senza rispondere a nessuno dell'efficacia, né dei risultati. La Corte dei Conti dorme beatamente. I dati distretto per distretto saranno interessanti». Secondo: due giorni fa la Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza che impegna il Governo, tra l’altro, «a favorire, per quanto di competenza, la conclusione prima della fine della legislatura di importanti riforme, già al vaglio del Parlamento, quali la regolamentazione processuale dei supporti di telefonia mobile – e ai loro contenuti – e la disciplina della prescrizione, già approvata da un ramo del Parlamento». Terzo ed ultimo indizio: sempre mercoledì il senatore di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, al termine delle comunicazioni sull’amministrazione giudiziarie di Nordio a Palazzo Madama ha dichiarato: «Esaurita la battaglia referendaria, dovranno essere riprese in mano le nostre riforme garantiste. Mi riferisco alla disciplina del sequestro dello smartphone e dei dispositivi telematici, votata dal Senato quasi due anni fa e ferma in commissione alla Camera. Non ci sono più scuse o alibi. E ricordo la modifica della disciplina del trojan: ne parliamo da inizio legislatura, è giunto il momento di vedere il disegno di legge del governo, tante volte annunciato». Insomma, come già raccontato nelle puntate precedente, bisogna aspettare l’esito del referendum da parte del plebiscito per valutare se l’elettorato sarà pronto a condividere norme di stampo garantista, che caratterizzano soprattutto la compagine di Forza Italia. Se da un lato adesso non si può correre il rischio di premere su provvedimenti che potrebbero far storcere il naso a quella parte di elettorato meno sensibile a certe questioni, dall’altro la maggioranza è consapevole che è necessario comprendere dove va l’elettorato anche in vista del rinnovo del Parlamento nel 2027. Vincere il referendum e vincerlo bene significherebbe avere dunque un via libera per quel tipo di riforme senza alcun tipo di ostacolo.
Commenti
Posta un commento