Pera risveglia l'Aula

 Valentina Stella Dubbio 10 luglio 2025

Nel torpore dell’Aula del Senato, dove ieri è ripresa la discussione sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere, a spiazzare tutti ci ha pensato il senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera che ha chiesto l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Rispondendo al suo collega del partito democratico, Alfredo Bazoli, che chiedeva alla maggioranza di ammettere che l’intenzione è quello di porre il pm sotto il controllo dell’Esecutivo, date anche le rivelazioni di Delmastro al Foglio, Pera ha replicato: «cari italiani, volete un sistema in cui ciascun pubblico ministero, se non ciascuna procura, è libera di fare ciò che crede, di perseguire i reati che crede, di fare la politica anti-criminale che crede, o preferite una politica criminale determinata univocamente da un organo di vertice?». E ha proseguito sostenendo che oggi «ciascuno fa quello che crede, procura per procura, anzi, sotto le procure, pubblico ministero per pubblico ministero, perché il procuratore capo non può dare direttive neanche al suo sottoposto. Lei capisce – sempre rivolto a Bazoli -  che questa è anarchia? Questo è il problema a cui cerchiamo di venire incontro. La soluzione del sorteggio non va bene? Io sono d'accordo anche su questo, sono disposto a discuterne, ma questa è la ragione per cui avevo detto nel mio intervento che questa riforma è lacunosa su questo punto ed è inutile che lei mi sfidi dicendo: “ditelo agli italiani”. L'ho detto agli italiani: è lacunosa in questo punto, ma è necessaria, perché è il primo passo affinché noi possiamo dire chi è responsabile di che cosa, perché non mi fido di un Paese in cui ogni procura decide quali sono le sue priorità, le sue simpatie e le sue antipatie». Ma questa non è una novità per Pera. Proprio l’ex presidente di Palazzo Madama nel lontano 1997 sottoscrisse, quando era ancora in Forza Italia, insieme ai vecchi colleghi Luigi Grillo e Mario Greco, un disegno di legge costituzionale che tra l’altro, oltre alla separazione delle carriere, prevedeva la fissazione dei criteri dell’azione penale da parte del Ministro della Giustizia, sentiti i due distinti Consigli superiori della magistratura. Nella stessa direzione andava la proposta di legge di iniziativa popolare dell’Unione Camere Penali. Anche il Ministro Nordio si è sempre detto favorevole tanto è vero che nel 2022 quando illustrò le sue linee programmatiche sostenne che in Italia l’obbligatorietà dell’azione penale «si è convertita in un intollerabile arbitrio». Tornando al dibattito di ieri, è proseguito il dibattito sull’articolo 3 del ddl Nordio che prevede l’istituzione di due Csm e il sorteggio per i membri togati e laici. In attesa di conoscere cosà farà il partito di Matteo Renzi, ossia se astenersi o votare a favore, è intervenuta criticamente la senatrice di Iv Silvia Fregolent: «Il sorteggio dei Csm, e in particolare dei suoi componenti laici, quelli nominati dal parlamento, è il punto più debole di questa riforma della separazione delle carriere. La politica non deve avere paura di essere politica». 

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