Bilancio e separazione carriere: Mi contro la giunta precedente

 Valentina Stella dubbio 16 luglio 2025

La discussione sul ‘bilancio 2024’ dell’Anm si è trasformata, nella scorsa riunione del Cdc, in un attacco da parte di Magistratura Indipendente alla passata Giunta del ‘sindacato’ delle toghe. Dietro ad una critica sulla modalità di gestione del patrimonio si celava molto probabilmente un tentativo di offuscamento dell’azione politica dei precedenti vertici e un possibile freno anche alle future iniziative pubbliche contro la riforma costituzionale della separazione delle carriere.   Ma vediamo cosa è successo. Mariachiara Vanini e Antonio D’Amato, entrambi iscritti alla corrente guidata da Claudio Galoppi, hanno criticato da un lato spese che a loro dire «appaiono eccessive» e dall’altro lato la mancanza di una «una indicazione politica» sulle stesse. «Noi, se approviamo il bilancio oggi (sabato, ndr), diamo per approvato tutta una serie di iniziative con questi importi anche per il futuro» ha detto in particolare il procuratore capo di Messina, D’Amato, chiedendo che il documento finanziario non fosse approvato ma, al contrario, sottoposto ad una ulteriore istruttoria, giocando anche, con una certa ambiguità, tra quello consuntivo (in votazione) e quello preventivo (non all’odg), come gli hanno fatto notare esponenti di Magistratura Democratica. Sotto la lente di ingrandimento è finito in particolare il congresso dell’Anm di Palermo dello scorso anno, costato intorno ai 500 mila euro. Tuttavia, da quanto si è potuto capire tramite interventi ufficiali e off the record, il punto non è tanto sul corretto uso dei soldi quanto sulla opportunità politica di quell’uso. Usando come pretesto la critica a determinate spese passate, l’impressione che si è avuta è che una parte di Magistratura Indipendente abbia voluto innanzitutto stigmatizzare un eccessivo interventismo dei magistrati che hanno guidato l’Anm lo scorso anno contro le riforme del Governo. Una Anm identificata sempre con Giuseppe Santalucia (Area) per muovere delle critiche ma che, per la verità, aveva Salvatore Casciaro (Mi) come Segretario e come colui che autorizzava le spese. L’altra sensazione che si è avuta è che Mi abbia voluto ulteriormente far capire di non essere d’accordo con eventuali uscite economiche future che dovrebbero essere investite soprattutto in una campagna di comunicazione aggressiva per portare a casa un ‘no’ al referendum promosso dalla maggioranza politica, atta a scrivere l’ordinamento giudiziario. «È palese – ha dichiarato, infatti, durante il suo intervento in Cdc Paola Cervo della corrente di Area -  che tutto questo fare le pulci alle cifre è pretestuoso. Usciamo fuori dall'equivoco, assumiamoci la responsabilità politica di quello che stiamo dicendo, e assumiamoci la responsabilità politica di trarne le conseguenze di questo giochino sul bilancio, perché noi quindi stiamo dicendo che non vogliamo mettere gli stessi soldi nel percorso che ci aspetta da qui fino al referendum?». Stesso concetto espresso, seppur con parole diverse, anche da esponenti di Unicost e Magistratura democratica che hanno rivendicato il successo, a loro dire, dell’assise di Palermo in termini di partecipazione (oltre 1000 magistrati) e di presenze politiche (come il ministro Nordio e i segretari dei partiti).  Tutto regolare, comunque, secondo Giuseppe Santalucia, che in documento pubblico, elaborato dopo aver ascoltato il Cdc su Radio Radicale, ha rivendicato la piena correttezza dell’uso dei fondi dell’Anm per l’organizzazione di quell’evento siciliano e la sua disponibilità per ulteriori chiarimenti. Alla fine il bilancio è passato, con l’astensione di quasi tutto il gruppo di Mi, fatta eccezione per il placet dato da Cesare Parodi, Giuseppe Tango, Chiara Salvatori. Contraria invece Natalia Ceccarelli, del gruppo dei CentoUno. Proprio il presidente Parodi in questa querelle è apparso in difficoltà: «è l’intervento più difficile che devo fare» ha detto infatti quando ha preso la parola al Cdc. Non è la prima volta che si trova in una situazione complicata. Ricordate quando a maggio il Segretario del suo gruppo, Claudio Galoppi, in una intervista al Giornale disse che «l'Anm è diventata un soggetto politico contro il governo»? Ebbene, da quel dì, Parodi va ripetendo, al contrario, che «la magistratura associata certamente non fa una battaglia politica». E di certo non lo fa a cuor leggero: da un lato deve difendere la linea dura dell’Anm, quella dettata più dalle toghe di sinistra (Area e Md), che non temono eventuali sovraesposizioni pubbliche rispetto alle scelte dell’Esecutivo. Dall’altra però Parodi sembra avere un debito di riconoscenza verso Galoppi che ha fatto sì che lui sedesse al vertice dell’Anm. Ma le difficoltà per lui non finirebbero qui. Secondo spifferi partiti dai più ben informati in Anm, infatti, ai vertici di Mi si starebbe pensando ad un rimpasto nella giunta dell’Anm: far uscire Giuseppe Tango e Chiara Salvatori (la magistrata più votata) e sostituirli con Gerardo GiulianoAntonio D’Amato, o Stefano Ammendola, ritenuti meno morbidi nei confronti degli altri gruppi associativi. Se fosse vero, significherebbe commissariare in un certo senso Parodi, a pochi mesi dal referendum, con un danno di immagine gravissimo. Comporterebbe, però, anche il rischio di una ‘rivolta’ di quei circa settecento magistrati che all’ultima elezione hanno dato fiducia al giovane Giuseppe Tango il quale, pur essendo arrivato primo tra gli eletti in Mi, si è visto scippare la presidenza del ‘sindacato’ delle toghe per logiche interne al suo gruppo e alle altre correnti, al termine di un do ut des nei corridoi della Cassazione davvero poco encomiabile. 

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