Senato: approvato articolo 3 separazione
Valentina Stella dubbio 16 luglio 2025
Il Senato ha approvato ieri l'articolo 3 del ddl sulla separazione delle carriere, che prevede da un lato la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i magistrati inquirenti ed uno per quelli giudicanti, e dall’altro la modalità del sorteggio per i membri togati e laici. Oggi riprenderà l’esame del provvedimento, in particolare degli emendamenti all’articolo 4 che invece istituisce l'Alta corte con competenze disciplinari sui magistrati. Il voto finale dovrebbe essere martedì 22 luglio. Si tratterebbe del secondo dei quattro voti richiesti dal disegno di legge costituzionale. È quanto emerso dalla conferenza dei capigruppo che si è riunita sempre ieri a Palazzo Madama. In particolare, al termine della riunione il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha spiegato che lo slittamento del voto alla prossima settimana è frutto di un'intesa raggiunta tra i gruppi parlamentari, dopo la richiesta di alcuni. Il presidente La Russa ha accettato, pur essendo a buon punto l'esame del ddl. Perciò da oggi proseguirà la discussione, mentre tra meno di una settimana ci saranno le dichiarazioni di voto e il voto finale. «Per noi è una riforma che ha un appuntamento con la storia e non con la cronaca, quindi non saranno 4 giorni a modificare la sostanza della questione», ha concluso Gasparri. Di parere opposto invece le minoranze parlamentari. Secondo la senatrice del Partito Democratico Enza Rando «la riforma proposta dal governo non è una vera riforma della giustizia: è una vendetta. Un attacco diretto all'autonomia e all'indipendenza della magistratura, travestito da intervento tecnico». Mentre per il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, « il disegno di legge costituzionale della destra sulla separazione delle carriere non è migliorabile e si inserisce perfettamente nella logica degli attacchi sistematici nei confronti dei magistrati. Separando le carriere, la forza del blocco unico dell'ordine giudiziario si indebolisce». Non sono ovviamente mancate critiche da parte del senatore del M5S Roberto Cataldi: «Tutte le volte che si è parlato di separazione delle carriere è successo in concomitanza con qualche procedimento giudiziario. La questione è iniziata con Berlusconi sotto processo; è andata avanti con Salvini sotto processo; ora, questa è stata una vendetta ancora più sottile». Non vi diamo conto delle posizioni della maggioranza in quanto, come accaduto già altre volte, nessuno dei senatori di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia è intervenuto durante la seduta. Come vi abbiamo già raccontato sono le opposizioni ad aver presentato oltre 1000 emendamenti e molto del tempo viene impiegato per l’illustrazione degli stessi. Insomma, nulla di nuovo sotto al cielo. Pd, M5S, Italia Viva e Avs, al termine della riunione dei capigruppo in Senato, hanno anche chiesto a gran voce che i ministri Carlo Nordio, Giancarlo Giorgetti e Alessandro Giuli vadano in Aula a riferire. Al ministro della Giustizia si è chiesto di rispondere sul caso Almasri, a quello dell’Economia di riferire in merito ai dazi americani che incombono, mentre al titolare del Mic si è chiesto di rendere conto di alcune vicende, non da ultime le nomine nell’ambito dei Musei. «Ovviamente non c'è nessuna risposta», il commento del capogruppo Pd in Senato Francesco Boccia che ha ironizzato su Guardasigilli che «verrà invece in aula per una pessima riforma costituzionale». «Nordio, a prescindere dal percorso della separazione delle carriere, deve venire a chiarire quanto emerso, dobbiamo capire chi ha mentito al Parlamento. Il fatto che fugga, che trovi ogni scusa per non dare risposte al Parlamento lo riteniamo un fatto molto molto grave che va stigmatizzato, con determinazione», ha aggiunto la capogruppo di Iv Raffaella Paita.
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