Cinturrino resta in carcere

 Valentina Stella Dubbio 26 febbraio 2026

Resta in carcere Carmelo Cinturrino. Il gip di Milano, Domenico Santoro, ieri mattina ha disposto la custodia cautelare per l'assistente capo del Commissariato Mecenate di Milano con l'ipotesi di omicidio volontario del pusher 28enne Abderrahim Mansouri, ma non ha convalidato il fermo eseguito dalla squadra mobile lunedì mattina motivato dal pericolo di fuga del poliziotto. Il solito giochetto delle procure, come denunciato spesso dagli avvocati, per fermare subito un indagato. Accolta invece la richiesta del pm Giovanni Tarzia e del Procuratore di Milano, Marcello Viola: il gip ha riconosciuto le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione del reato e del rischio di inquinamento delle prove. Insomma potrebbe uccidere di nuovo. Tra gli elementi contro Cinturrino, difeso dall'avvocato Piero Porciani, il giudice evidenzia il fatto che ha sparato verso la vittima mentre si trovava in posizione di fuga e che non costituiva una effettiva fonte di pericolo o anche solo una minaccia e per aver alterato la scena del crimine, ponendo accanto a Abderrahim Mansouri una pistola finta. Secondo il gip, inoltre, Cinturrino durante l’interrogatorio di due giorni fa non avrebbe mostrato alcuno «spirito collaborativo», ha ammesso solo aspetti che risultavano già acclarati nelle indagini, come di aver alterato la scena del delitto mettendo la pistola finta, mentre per il resto ha reso solo dichiarazioni non credibili come su quel colpo esploso, a suo dire, con intento solo «intimidatorio», perché spaventato. In più i suoi «metodi intimidatori» nelle operazioni, che lui ha negato, troverebbero «conferma» nelle testimonianze. Secondo il gip il 41enne, invece, ha continuato a negare di aver toccato il corpo del Mansouri, che invece sarebbe stato da lui girato per far credere che era stato colpito frontalmente e non quando era lievemente voltato «per darsi alla fuga». «È caduto faccia in avanti e poi si è girato, ma io non l'ho mai toccato», aveva detto Cinturrino. Ed è «ben difficile reputare», ha aggiunto il giudice riferendosi alla versione del poliziotto, che quel colpo sia stato esploso «a titolo (meramente) intimidatorio, un colpo di pistola che, da distanza rilevante, attinga la vittima esattamente alla testa». «Venature ancora più fosche» arrivano col comportamento di Cinturrino dopo lo sparo. «Ha atteso ben 22 minuti prima di attivare i soccorsi nonostante Mansouri desse ancora segni di vita». Alle 17.33 lo sparo. Alle 17.55 la chiamata all’operatore Areu. Perché? «Per avere il tempo di modificare la scena del delitto». Le affermazioni dei colleghi, poi, sui metodi adoperati nello svolgimento dell'attività d'ufficio trovano conferma in quelle rese dai frequentatori del bosco di Rogoredo, che quei metodi intimidatori hanno descritto «in maniera anche dettagliata». Intanto ieri, il capo della Polizia, Vittorio Pisani, in una intervista al Corriere della sera ha annunciato che è immediatamente partito l’iter per la destituzione di Cinturrino: «Subito dopo il fermo disposto dall'autorità giudiziaria ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore di avviare il procedimento disciplinare per la destituzione dalla Polizia di Stato».

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