Intervista a Giuseppe Santalucia

 Valentina Stella Dubbio 14 febbraio 2026

Giuseppe Santalucia, già presidente dell'Anm, il No sembra in rimonta. Come se lo spiega?

Le buone ragioni sono in grado di farsi strada. Dove non ci sono chiusure preconcette all’ascolto gli argomenti a sostegno e a tutela della Costituzione così com’è sono tanti e solidi. Perché ci si meraviglia che possano avere considerazione? Mi stupirebbe il contrario, anche se una martellante campagna mediatica di rappresentazione di una magistratura che non fa il bene del Paese e che tradisce il suo primo obbligo costitutivo, quello dell'imparzialità e della indipendenza, dovrebbe preoccupare tutti, non solo i magistrati.


Sono giornalieri gli attacchi ai giudici che prendono decisioni sgradite alla maggioranza. Vi sentite sotto attacco?

Non è che ci sentiamo sotto attacco, è un fatto sotto gli occhi di tutti che la giurisdizione è bersaglio continuo di accuse fantasiose e infondate. Si è innescato un gioco pericoloso, a tutto danno delle Istituzioni e del Paese. Più che denunciarlo con preoccupazione non possiamo fare. Coltivo sempre la speranza che ci si accorga della china in cui ci stiamo incamminando senza il dovuto interesse al bene comune, che si misura anzitutto sulla convinta e unanime difesa della credibilità dell’Istituzione giudiziaria, essenziale per la vita democratica della comunità.

Si aspettava l’aspra critica delle Camere Penali alla decisione dell’Ufficio per il referendum?

No. Mi sarei atteso che le eventuali critiche muovessero dalla considerazione del provvedimento oggetto di attenzione e non che si esaurissero in insinuazioni su alcune delle persone, peraltro degnissime, che hanno concorso alla sua adozione. Del provvedimento non si parla e si discetta di apparenza di imparzialità asseritamente violata. Io ho tutt’altra idea del significato di valore dell’apparenza di imparzialità e sono avvertito che non deve diventare il pretesto per legittimare avventurose illazioni.

Davvero se passerà la riforma non potrete più prendere decisioni come fate adesso? 

La riforma tende ad un mutamento di scenario soprattutto culturale. C’è diffusa insofferenza per il giudiziario: l’accusa è quella dell’aver invaso i territori della politica, di aver esercitato un ruolo indebito di supplenza, di aver preso parola in difesa di diritti riconoscibili in Costituzione pur quando la legge taceva. La riforma dovrà servire, e qui potrei affidarmi alle parole e ai ragionamenti pubblicamente fatti da autorevoli esponenti della maggioranza politica, a fare in modo che il giudiziario rientri nei ranghi, stia al suo posto, non meglio individuato. Tragga lei le logiche conseguenze.

Nordio al Corriere della Sera ha detto che l'Alta Corte «potrà sanzionare i magistrati che esorbitano dal loro ruolo. Oggi i magistrati che vanno in piazza o ai comizi elettorali sono tutelati da una giustizia domestica». Non bisogna salvaguardare l’apparenza?

“Magistrati che vanno in piazza o ai comizi elettorali” è affermazione vaga e pertanto non me ne curo. Non sono in grado di dire qualcosa se non so di cosa si stia parlando: rifuggo dalle suggestioni. Sulla giustizia domestica di cui parla il Ministro mi limito a far notare che è il Ministro della giustizia il titolare dell’azione disciplinare: è un po’ il p.m. che deve perseguire i magistrati. Che poi sia sua l’iniziativa per creare un giudice dal nulla, l’Alta Corte, sulla premessa che l’attuale non gli piace perché, a suo dire, non condanna troppo o troppo severamente, è cosa che un qualche turbamento lo crea. In ogni caso, le statistiche parlano chiaro: la sezione disciplinare non è per nulla indulgente e il Ministro raramente ha impugnato le sue decisioni.  E questi sono fatti, anzi, numeri.

Parodi ha detto che solo 2100 magistrati dell’Anm sono iscritti alle correnti. Per Giovanni Guzzetta, «servono dati sui ruoli che contano, altrimenti la trasparenza è una suggestione». Che ne pensa?

Non riesco a contestualizzare la precisazione del presidente Parodi perché non conosco i termini della discussione in cui l’ha fatta. Al prof. Guzzetta dico che i nostri migliori magistrati, quelli che hanno segnato la storia di una magistratura colta, consapevole, tecnicamente qualificatissima, sensibile ai valori costituzionali, attenta alla società, hanno preso parte alla vita dei gruppi associativi, spesso l'hanno animata e arricchita. E non parlo soltanto di un passato lontano. Bisogna conoscere la magistratura, la sua storia e la sua realtà per farsi una idea di cosa in effetti sia stata e sia. Aggiungo poi, e ora non mi rivolgo certo al prof. Guzzetta, che se leggiamo tutto attraverso le lenti deformanti dei luoghi comuni ci priviamo della possibilità di conoscere e ci accodiamo ad un coro di replicanti.

Si chiede Nicolò Zanon: «se la campagna dell’Anm sarà vittoriosa, il giorno dopo noi cittadini com’è che guarderemo a questa magistratura che ha assunto una postura da partito politico?». Come risponde?

Il termine “politica” dovrebbe essere, in una società aperta e democratica, uno strumento di inclusione, di invito esteso alla partecipazione, alla discussione. Ci siamo assuefatti ad utilizzarlo sempre di più in una accezione sottilmente negativa, come se la politica fosse la dimensione della contaminazione, del contagio, dell’invito all’inevitabile scontro fazioso, di potere e per il potere. La verità è altra. I magistrati non prendono parte a questo tipo di scontro ma intervengono nel dibattito pubblico sui temi della giustizia con la loro “postura”, esercitando un diritto-dovere di parola e non dismettendo i doveri del ruolo e della appartenenza istituzionale. Abbiamo da tempo abbandonato l’immagine vecchia del magistrato silenzioso, muto, che vive nell’ombra e spesso all’ombra di chi detiene al potere. Lo abbiamo fatto grazie alla nostra Costituzione. Non vogliamo che quella immagine torni dominante.


Non crede che le dichiarazioni di Gratteri abbiano superato il limite della legittima critica?


Non appena e’ scoppiata la polemica ho riascoltato le parole di Nicola Gratteri. Non ha detto che quanti voteranno per il SI sono da inscrivere nella categoria dei mafiosi, imputati ecc ecc , ma che nella scelta tra il SI e il NO alcune categorie di persone, quelle che possono trar vantaggio da una giustizia indebolita ,opteranno per il SI. Detto questo, e quindi ristabilita la verità dell’episodio, una prima riflessione: non si può scatenare una canea del genere su una distorsione delle frasi; seconda riflessione che vale per me, come monito in questo periodo di partecipazione al dibattito pubblico sulla riforma: l’attenzione non va distolta dalla riforma, dai suoi contenuti, dalle sue conseguenze. Su questo piano di riflessione le persone sono disponibilissime ad ascoltare , lo riscontro costantemente. Evitiamo tutti , allora, i polveroni, per il rispetto che tutti abbiamo e dobbiamo avere per le dinamiche democratiche.


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