Csm: chiesta pratica a tutela per Cassazione

 Angela Stella Unità 10 febbraio 2026

Si alza lo scontro tra politica e magistratura. Pomo della discordia sempre la riforma costituzionale della separazione delle carriere ma soprattutto il rispetto della separazione dei poteri, a cui questa maggioranza pare allergica quando la decisione è sgradita. I consiglieri togati del Csm, con l'aggiunta dei tre laici Romboli, Papa e Carbone, hanno depositato ieri una richiesta di apertura di una pratica a tutela dei magistrati della Corte di Cassazione e del Primo presidente. La richiesta è “in relazione alle dichiarazioni pubbliche rese da esponenti politici” contro gli ermellini che venerdì scorso hanno ammesso il quesito del ‘Comitato dei 15 volenterosi’ che elenca tutti gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati se gli elettori confermassero nelle urne il 22 e 23 marzo la riforma Nordio. Più di tutti erano stati attaccati, per non essersi astenuti, i giudici Donatella Ferranti, ex parlamentare del Pd, e Alfredo Guardiano, che modererà un evento del Comitato “Giusto dire No” dell’Anm. I consiglieri di Palazzo Bachelet stigmatizzano il dibattito “politico e mediatico” che “ha descritto l'operato della Cassazione come un 'golpe giudiziario' o 'quasi un colpo di Stato'”. Invece “il confronto referendario, sebbene fisiologicamente acceso, non può travolgere la giurisdizione e le sue istituzioni”. La richiesta non è stata sottoscritta dalla consigliera di Magistratura Indipendente, Bernadette Nicotra, perplessa dall’“uso eccessivo” delle pratiche a tutela. Come lei anche l’unico sorteggiato del Csm, Andrea Mirenda, che ha evidenziato “le criticità legate a talune mancate astensioni e ad un gravissimo obiter invasivo delle prerogative del Capo dello Stato, che getta ombre sul senso più intimo di quel provvedimento”. La tensione sabato era talmente cresciuta che fonti del Quirinale avevano dovuto sottolineare che il presidente Mattarella invitava tutti “a rispettare la Cassazione e le sue decisioni”. E poco dopo era stato lo stesso primo presidente di piazza Cavour Pasquale D'Ascola ad emanare una dura nota in cui precisava che “le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate sul piano tecnico con argomenti giuridici. Per contro, non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale”. Ad attaccare la suprema Corte era stata anche l’Unione delle Camere penali per cui “quando anche solo si affaccia il dubbio di una sovrapposizione tra funzione giudiziaria e militanza politica, la credibilità delle istituzioni viene messa in discussione”. Aveva replicato l’ex Ministro Andrea Orlando: “L'attacco, senza precedenti e a testa bassa, delle Camere penali alla Corte di Cassazione macchia la tradizione legata ai principi liberali e allo stato di diritto di quella associazione”. Comunque, durante questa legislatura, non è la prima volta che la Cassazione deve intervenire. A marzo dello scorso anno il vice premier Matteo Salvini si scagliò duramente contro le Sezioni Unite Civili parlando di “indebita invasione di campo” e di decisione “vergognosa” per aver accolto un ricorso di alcuni migranti della nave Diciotti per un risarcimento. Intervenne l’allora Prima presidente Margherita Cassano a ricordare che sono “inaccettabili gli insulti che mettono in discussione la divisione dei poteri su cui si fonda lo Stato di diritto”. Sempre ieri il Comitato dei 15 volenterosi ha deciso di non ricorrere contro la decisione del Governo, avallata da un decreto del presidente della repubblica, di non posticipare la data del voto. Il portavoce Carlo Guglielmi ha fatto sapere che “la decisione del CdM di mantenere ferma la data del referendum già fissata non consente di usufruire pienamente del termine minimo di 50 giorni previsto dalla legge per la campagna referendaria, e non tiene conto della volontà dei 546.463 firmatari di essere correttamente informati. Prendiamo atto di tale decisione che rappresenta, a nostro avviso, una forzatura e ci riserviamo di spiegare, durante i prossimi incontri, per quali numerosissime ragioni sia opportuno votare NO. La battaglia non deve essere sulla data, ma sull'esito referendario, ed anche questa vicenda contribuisce a far capire chiaramente l’assoluta necessità di difendere la nostra democrazia costituzionale”.

 

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