Decreti attuativi: Nordio e Mantovano aprono al dialogo
Valentina Stella Dubbio 3 febbraio 2026
Uno sguardo oltre il referendum e un invito esplicito alla leale collaborazione tra le istituzioni. È il messaggio lanciato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 nel distretto della Corte d’Appello di Napoli. «Se prevalesse il “sì”, si prospetta una complessa messa a terra, che avrà un peso quanto meno pari al contenuto della riforma», ha spiegato, evidenziando la delicatezza della fase successiva all’eventuale approvazione popolare. Al centro ci sarebbe la costruzione dell’architettura normativa necessaria a rendere operativa la riforma. Secondo Mantovano, la futura legge attuativa dovrebbe intervenire su numerosi fronti: «dovrà regolamentare un organismo nuovo, quale la Corte di giustizia disciplinare, un organo che si rinnoverà sdoppiandosi, come il Csm, le modalità di accesso all’una e agli altri, i concorsi per l’ammissione alle funzioni requirente e giudicante, la scuola di formazione, i consigli giudiziari, e tanto altro ancora». Un elenco che restituisce la complessità tecnica e istituzionale del percorso. Nel suo intervento, il sottosegretario ha ribadito che l’Esecutivo non intende procedere in modo unilaterale. «Il governo non ha la pretesa di proporre al Parlamento le norme attuative senza un confronto tecnico e di merito con la magistratura e con l’avvocatura», ha affermato. L’obiettivo indicato è quello di garantire tempi congrui e un dialogo strutturato tra i soggetti coinvolti, «ovviamente dandoci dei tempi che permettano di costituire i nuovi Csm con le nuove regole», considerato che l’attuale consiliatura di Palazzo Bachelet scade a gennaio 2027. E infine: «La disponibilità al confronto sulla complessa normativa di attuazione della riforma noi l’abbiamo dichiarata all’Anm, come agli organismi rappresentativi dell’avvocatura, negli incontri svolti a Palazzo Chigi poco meno di un anno fa; non ho difficoltà a confermarla». Una risposta indiretta forse a quella autorevole fonte di Magistratura Indipendente che due settimane fa proprie dalle pagine del Dubbio si era fortemente lamentata del fatto che il Governo non abbia ancora fatto neppure una telefonata informale ai vertici Anm per aprire un canale di dialogo. Comunque Mantovano, uomo di fiducia di Giorgia Meloni anche in tema di giustizia, ha dettagliato quello che già Nordio aveva anticipato e confermato pure lui sabato ossia che: «Tutti i criteri del sorteggio sono in fieri: su quelli un dialogo può essere trovato. La stessa possibilità di ricorrere per Cassazione contro la decisione dell'Alta Corte disciplinare può essere oggetto di discussione. Non è vero, come hanno detto alcuni, che sia precluso il ricorso per Cassazione. L'articolo che istituisce l'Alta Corte disciplinare dice che in seconda istanza si può andare davanti al plenum, ma non dice affatto che sia escluso l'articolo 111 della Costituzione. Sono due esempi secondo me significativi per dire già sin d'ora a tutti voi che noi siamo - nel caso in cui dovesse essere confermata la riforma costituzionale - disponibilissimi al dialogo». Insomma dopo aver blindato il testo in Parlamento, ora Via Arenula e Palazzo Chigi aprono al confronto sui dettagli che non sono di poco conto. Per la prima volta Mantovano parla di due possibili concorsi per pm e giudici. E a questo punto la SSM rimarrà unica con due sottosezioni o se ne dovranno pensare due? Per quanto concerne il sorteggio, la riforma costituzionale comunque prevede la differenza tra quello totale per le toghe e quello temperato per i laici. Quello su cui si potrà lavorare è fare in modo che chi non vuole giocare al lancio dei dadi lo dica subito, in modo che si crei una lista di sorteggiabili sicuri e non si perda tempo con una rinuncia successiva. Il criterio per essere pescati dovrebbe rimanere quello già previsto attualmente per l’elezione, ossia aver conseguito almeno la terza valutazione di professionalità. Per quanto concerne, invece, l’elezione dell’elenco dei sorteggiabili compilato dal Parlamento bisognerà, nella legge ordinaria, prevedere una maggioranza qualificata, per evitare che la componente laica dei Consigli possa essere interamente determinata dalla maggioranza di governo. Un altro elemento su cui non si è riflettuto abbastanza ma che Mantovano anticipa è quello riguardante i Consigli giudiziari. A focalizzarsi sul tema era stato però Nello Rossi, direttore della rivista di Magistratura Democratica, Questione Giustizia, che in un convegno di qualche mese aveva sottolineato: «È difficile ipotizzare che, ove i Csm venissero formati per sorteggio, potrebbero rimanere in vita consigli giudiziari operanti nelle corti d’appello e un Consiglio direttivo della Corte di cassazione “eletti” dai magistrati. In forza dell’elezione, tali organismi risulterebbero effettivamente più legittimati dei Consigli superiori, di cui sono organi ausiliari. Con ogni probabilità, il sorteggio diverrebbe il metodo di provvista generale di tutti gli organismi che compongono il circuito di amministrazione della giurisdizione, esercitando su larga scala il suo effetto di depotenziamento istituzionale». Poi c’è la questione dell’Alta Corte disciplinare, dove occorrerà garantire la maggioranza dei togati nei vari collegi che si andranno a formare. Mentre dalle parole di Nordio appare risolta, in teoria, la questione del ricorso per Cassazione che non è quindi escluso.
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