Intervista a Riccardo Magi

 Angela Stella Unità 7 febbraio 2026


Riccardo Magi, Segretario e deputato di +Europa, due sere fa a 4 di sera, condotto da Paolo Del Debbio, si è scontrato con Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato “Sì riforma” di Fratelli d’Italia sulla decisione del gip di Torino di non confermare il carcere per i manifestanti arrestati. Ci spiega meglio?


Premetto che sono favorevole alla separazione delle carriere ritenendola uno strumento utile a garantire la terzietà del giudice e quindi ad inverare il giusto processo, pur con serie riserve su alcuni aspetti di questa riforma Nordio. Ma mi sono trovato davanti il portavoce di un comitato del Sì che il processo non lo ritiene neanche necessario. Quanto sta accadendo in questi giorni mi sembra eclatante e rivelatore. Tutti i sinceri democratici ritengono che i fatti di Torino meritino scrupolose indagine e sanzioni penali per tutti i responsabili individuati nell'ambito di un giusto processo. Senza indulgenze o giustificazioni sul piano politico. La destra di governo, che è più compattamente a sostegno della propria riforma costituzionale, in questo caso il processo se lo scorda proprio. Vuole la testa sul ceppo, subito. Sì scorda quello che dovrebbe essere il motivo principale della riforma e in fondo ciò che conta davvero: avere un processo più giusto. Un'amnesia rivelatrice.


Anche Salvini si è lanciato negli ultimi giorni nella campagna referendaria. Ma ha già commesso un primo errore: criticare il gip che non è d’accordo col pm. Ma non vuole proprio questa la riforma?


Esatto, si dice che grazie alla separazione i Gip dovrebbero recuperare autonomia rispetto alle richieste e all'influenza dei Pm. È proprio quello che è accaduto a Torino, l'autonomia di valutazione c'è stata. Se la decisione non piace politicamente alla destra diventa un problema? La stessa presidente Meloni ha prima suggerito il capo d'imputazione poi si è detta indignata dalla decisione del Gip e ha parlato di uno scandaloso doppiopesismo dei magistrati inclini a punire le forze e non i criminali per impedire al governo di garantire sicurezza ai cittadini. Davvero qualcuno nel nostro Paese ritiene realistico che i magistrati non intendano tutelare le forze dell'ordine? Sarebbe eversivo se fosse così ma poiché non è minimamente realistico, sono le parole di Meloni ad assumere un sapore eversivo.

 

Questo stesso cortocircuito è chiaramente visibile nella campagna che sta portando avanti Fratelli d’Italia sui social per cui bisogna votare Sì così le ‘toghe rosse’ non scarcereranno più o perché così i migranti resteranno nei centri albanesi. 


Qualche giorno fa il sottosegretario Mantovano ha invitato ad abbandonare i toni da crociata ma dovrebbe rivolgersi prima di tutto a Fratelli d'Italia e al comitato promosso  dal primo partito di maggioranza che diffonde quotidianamente inviti a votare Sì per reazione alle decisioni della magistratura che hanno disapplicato o sanzionato alcuni misure illegittime adottate dal governo.


E dov’è finito il garantismo di Forza Italia che, tra l’altro, ha presentato una proposta di legge per abbassare l’imputabilità a 13 anni o che vuole sottrarre dalle mani del pm il controllo della polizia giudiziaria?

Gli archivi parlamentari sono pieni di proposte di legge di tutti i partiti del centrodestra (quasi tutte condivisibili) volte a limitare drasticamente la custodia cautelare in carcere. Il motto di Fratelli d'Italia con la proposta Cirielli era: massimamente garantisti prima del processo, massimamente rigorosi nella certezza della pena. Ma appunto dopo la sentenza. Per non parlare di quelle di Forza Italia o della Lega co-promotrice con il partito radicale del referendum sulla custodia cautelare. Hanno cambiato idea anche su questo?

Segnalo peraltro che la riforma della custodia cautelare è l'unica risposta comprensibile che Nordio dà alla questione del sovraffollamento carcerario ma in queste ore anche il ministro della Giustizia si è esercitato in aggressioni mediatiche al Gip di Torino rinnegando ciò che aveva detto in precedenza.

 

Secondo lei dietro tutto questo cosa c’è: solo mera propaganda per portare gli elettori a votare su una riforma tecnica o un disegno più ampio per avere una giustizia che prenda ordini dal Governo?


Mi pare che stiano gettando la maschera per effetto della foga propagandistica e andrà sempre peggio se ora dovranno inseguire anche Vannacci.

Questo è probabilmente il governo più antigarantista e illiberale che il Paese abbia mai avuto. Ha introdotto 54 nuovi reati e 57 aggravanti. Non si può essere antigarantista e volere il giusto processo e questa contraddizione sta venendo fuori.

Non è la separazione delle carriere a determinare che vi sia una Giustizia che prende gli ordini dal governo ma la volontà politica del governo sta strumentalizzando indegnamente una riforma giusta.

Lo scontro con le giurisdizioni è un tratto costitutivo di tutti i sovranisti populisti contemporanei, da Orban a Trump. Questi regimi vogliono affermare che chi vince le elezioni è al di sopra della legge, scardinando la democrazia liberale e lo stato di diritto costituzionale. Il governo Meloni intende seguire quei modelli.


Secondo lei questa campagna potrebbe spingere anche molti avvocati a votare No?


La destra di governo sta usando argomenti che sono opposti alle ragioni più profonde e direi al senso stesso della riforma che è la creazione delle condizioni migliori per garantire il giusto processo.

Questo è più di un corto circuito, è un'esplosione di contraddizioni che può portare molti cittadini, non solo avvocati, pur convinti della bontà della riforma ad allontanarsene. A non sentirsi rappresentati da certi toni e a sospettare intenzioni diverse da quelle dichiarate dal governo.



Come giudica la scelta del Pd di condividere un video in cui si invita a votare No per distinguersi dai ‘fascisti’ di Casa Pound? 


Incredibile è il commento più moderato che mi viene, è la risposta comunicativa che si pone allo stesso livello del video del comitato per il Sì che mostra l'agente a terra colpito a Torino invitando a votare Sì perché quei manifestanti violenti voteranno No.

Sconcertante, fermatevi! Se va avanti così il fermo preventivo servirà per gli esponenti dei diversi comitati contrapposti. 


Rispetto alla riforma costituzionale lei ha espresso negli ultimi mesi dei dubbi. Tuttavia la posizione ufficiale di +Europa è per il Sì. Lei, dato il contesto attuale a sei settimane dal voto, conferma questo indirizzo?

Noi possiamo dire di essere a favore della separazione delle carriere non mossi dalla volontà di andare allo scontro con la magistratura, lo stesso non può dire il governo.

Dall'inizio della legislatura ha costruito strumentalmente lo scontro con i giudici anche adottando provvedimenti platealmente contrastanti con la costituzione o con il diritto europeo. Uno scontro cercato e costruito ad arte: con le sezioni specializzate in immigrazione dei tribunali civili, con le Corti d'Appello, con la Corte di Giustizia europea. 

Noi siamo a favore delle separazione ma siamo impegnati a lottare contro l'azione di un governo illiberale e antigarantista e contro le sue indegne strumentalizzazioni.



Come giudica il pacchetto sicurezza approvato ieri in Cdm?

È inutile e dannoso al contempo. Inutile perché non aggiunge  strumenti particolarmente efficaci per la prevenzione nell'ordine pubblico e dannoso perché al contempo segna uno slittamento grave spostando in capo a un'autorità amministrativa un provvedimento di privazione della libertà personale pur riconoscendo al magistrato la facoltà di sospenderlo, e ci mancherebbe altro. Poi una serie di altri interventi all'insegna del populismo penale che aumentano il caos e la discrezionalità interpretativa. Qualche anno fa Nordio definiva i pacchetti Sicurezza dei veri e propri pacchi! Oggi consente al ministro dell'Interno di modificare compulsivamente il codice penale. Anche su questo ha cambiato idea.



In generale secondo lei il Ministro Piantedosi ha fallito nel garantire l’ordine pubblico?

Arrivare a proporre norme speciali è sempre segno di un fallimento per il ministro dell'interno di una democrazia liberale.

Piantedosi non ha spiegato cosa non ha funzionato in termini di prevenzione su un evento il cui esito era prevedibile e previsto come ha riconosciuto lo stesso ministro. Infine Piantedosi si è dimostrato completamente inadeguato alla delicatezza del ruolo di responsabile dell'ordine pubblico che gli impone di essere anche garante di tutti gli attori politici.Invece ha utilizzato il suo ruolo per attaccare le opposizioni e fare propaganda.


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