Intervista a Luigi Manconi

 Angela Stella Unità 4 febbraio 2026

 

Luigi Manconi, già docente di Sociologia dei fenomeni politici e già presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, è editorialista di Repubblica e presidente di A Buon Diritto. Il suo ultimo libro è La scomparsa dei colori, dove racconta la sua esperienza di perdita della vista.

 

Dopo le immagini degli scontri al corteo per Askatasuna, il Governo, in primis con Giorgia Meloni, accelera sul pacchetto sicurezza e prepara le misure forti. Che ne pensa?

 

Trovo intollerabile la strumentalizzazione da parte del governo e della maggioranza dei fatti di Torino, al fine di colpevolizzare le opposizioni e di accelerare l’assunzione di misure restrittive della libertà di manifestazione, di movimento e di espressione della critica e del dissenso. Se ci sono stati, e ci sono stati, episodi che configurano fattispecie penali, vanno individuate le responsabilità personali, processati gli imputati e sanzionati i reati. E per fare ciò il nostro codice penale è già attrezzato adeguatamente e non ha bisogno di nuove norme che suonano come altrettanti proclami ideologici e altrettante forme di manipolazione delle ansie collettive. Veniamo da tre anni di legislazione d’emergenza non dichiarata: per ogni conflitto sociale o per ogni fenomeno di devianza sono stati approvati nuove fattispecie penali, aumento delle aggravanti e incremento delle pene. Tutto ciò senza alcun risultato positivo. Un autentico fallimento della coppia Piantedosi-Nordio. E ora? Quali sarebbero le nuove emergenze segnalate dai fatti di Torino, le nuove esigenze di sicurezza, i nuovi fattori di allarme che dovrebbero richiedere nuove misure e, come si scrive, una stretta e un giro di vite?

 

Giorgia Meloni ha scritto: “mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quelli che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte”. Nordio le ha dato ragione. Come commenta?

 

Per la verità, la presidente del Consiglio è andata oltre, molto oltre, e ha chiesto esplicitamente alla magistratura di applicare, per l’episodio del poliziotto ferocemente picchiato, il reato di tentato omicidio. Mentre la maggioranza si sbraccia e si sgola per dire che la riforma della giustizia non porterà alla sottomissione del pm all’esecutivo, ecco che quella buona intenzione viene nettamente contraddetta da affermazioni precipitose e irresponsabili, che configurano una brutale invasione di campo. E una ostentata violazione del principio aureo della divisione dei poteri.

 

Far emergere da parte del Governo la figura di una magistratura che non vorrebbe tutelare la sicurezza serve anche a Meloni e compagni per la campagna referendaria sulla separazione delle carriere?

 

Purtroppo abbiamo dovuto apprendere di un post del Comitato per il Sì che diceva testualmente che i manifestanti violenti di Torino “votano no”. Questo non è giocare scorretto, è vera e propria truffa elettorale.

 

Per Matteo Salvini  "chi scende in piazza dovrà pagare una cauzione, come già successo alla Lega nel 1999 quando organizzò una manifestazione a Roma. Non possono essere tollerati altri casi-Torino". Che ne pensa?

 

Mi sembra si tratti di una proposta già tramontata in ragione della sua palese incostituzionalità, dal momento che si sottoporrebbe il diritto di manifestare a una disponibilità economica che avrebbe un inevitabile effetto discriminatorio. E in più renderebbe i promotori - un movimento, un partito, un sindacato, un’associazione, un gruppo di cittadini - responsabili in solido dell’eventuale reato o danno causato da un singolo soggetto, all’interno o ai margini di una manifestazione.

 

Un altro punto molto discusso è il fermo preventivo, di certo non una previsione garantista. Qual è il suo giudizio?

 

È un’ipotesi che confligge nitidamente con lo spirito e con la lettera della Costituzione e, non a caso, la riforma Vassalli volle superarla. L’articolo 13 della nostra Carta recita così: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori”. Si tratta di una questione delicatissima, che va trattata con il massimo rigore e con l’indicazione, appunto tassativa, dei requisiti che possano consentire la deroga. Ancora una volta si legifera come se fossimo in uno stato d’eccezione e in un’emergenza permanente. Da qui discendono tutte le asinerie ascoltate in questi giorni sul confronto con i cosiddetti “anni di piombo” e sulla comparazione tra la violenza dei cortei e gli omicidi delle Brigate Rosse mezzo secolo fa. 

 

Con queste norme si vuole punire il dissenso pacifico? Siamo verso uno Stato di polizia?

 

Non siamo in uno Stato di polizia e non penso che siamo destinati fatalmente a un simile e oscuro esito. Sono convinto che sia ancora possibile battersi contro una tale cupa prospettiva. Ma, certo, all’interno del governo ci sono forti pulsioni autoritarie che soffrono le manifestazioni di dissenso e di contestazione e che spingono per una involuzione e forte limitazione del nostro sistema dei diritti e delle garanzie. E che, infine, sembrano apprezzare quelle che vengono definite le democrature. In altre parole le autocrazie come l’Ungheria di Orban. Questo è un rischio che non ritengo totalmente escluso dal nostro orizzonte.

 

Come giudica l'atteggiamento del Pd e della segreteria Schlein sulla sicurezza?

 

In una situazione estremamente difficile, mentre il senso comune sembra irresistibilmente attratto dalle soluzioni autoritarie, mi pare che la leadership del Pd stia lavorando per trovare un punto di equilibrio tra esigenze di sicurezza pubblica e tutela delle libertà. È un tentativo che merita di essere sostenuto da tutti i democratici.

Commenti

Post popolari in questo blog

Garlasco, sì alla revisione del processo? Indagato Andrea Sempio

Lettera della famiglia Poggi

Intervista a Francesco Compagna