Cpr: limitazioni alle visite dei parlamentari
Angela Stella Unità 13 febbraio 2026
Il tema di una possibile limitazione dei poteri ispettivi dei parlamentari nei Cpr previsto nel nuovo ddl migranti varato due giorni dal Consiglio dei Ministri ha fatto scattare ieri, in apertura di seduta a Montecitorio, un 'muro' dalle opposizioni alla Camera, che hanno chiesto lo stralcio della norma e si sono appellate a questo proposito a Lorenzo Fontana. A sollevare la questione è stato il Segretario e deputato di +Europa Riccardo Magi: “Scorrendo gli articoli del ddl sull'immigrazione approvato dal Cdm abbiamo appreso con sconcerto che c'è una norma volta a limitare i poteri ispettivi dei parlamentari all'interno delle strutture di detenzione per i migranti” ha detto. In effetti l’articolo 17-septies (Accesso alle strutture e modalità di svolgimento delle visite) prevede che possono accedere alla struttura senza autorizzazione “i membri del Governo e del Parlamento nazionale e i loro collaboratori stabili incardinati nell’ambito del loro ufficio, limitatamente alla facoltà di colloquio con gli stranieri presenti nei centri che ne fanno richiesta”. Se passasse sarebbe preclusa l’entrata ai consulenti temporanei come medici specializzati o interpreti, visto che l’accesso verrebbe accordato solo ai consulenti stabili. Ma, aspetto più grave, i parlamentari non potrebbero più ispezionare le infermerie, i bagni, tutti i luoghi della detenzione amministrativa. La visita si ridurrebbe a parlare con gli stranieri favorevoli al colloquio in una saletta a parte, come avviene quando si parla con il proprio avvocato. Come ha poi rilevato ancora Magi “non si tratta di una norma - quella contenuta nell'articolo 17 - volta a governare il fenomeno delle migrazioni; si tratta di una limitazione a una prerogativa parlamentare che trova il suo fondamento nel dettato costituzionale, cioè esattamente nella massima possibilità di ispezione che tutti i parlamentari devono avere nei luoghi adibiti a privazione della libertà personale. Cioè, trova fondamento - e chi fa del garantismo quotidianamente una bandiera dovrebbe essere estremamente attento a questo - nella sacralità della libertà personale e, quindi, nella massima possibilità di ispezione che i parlamentari devono avere in questi luoghi”. E ancora: “Al di là del contenuto di tutto quel provvedimento che sarà esaminato dalle commissioni competenti e poi da quest'Aula nei tempi previsti dal Regolamento, e auspichiamo senza strozzature né accelerazioni come richiesto dal presidente Meloni in maniera poco rispettosa del Parlamento, quello che ci preme fare in quest'Aula è chiedere la massima attenzione e un intervento del presidente della Camera per stralciare questa norma” che “limita una prerogativa parlamentare che trova il suo fondamento nel dettato costituzionale”. “I Cpr sono buchi neri del diritto e il governo vuole negare ai parlamentari la possibilità di verificare le condizioni in cui vengono detenute persone che non hanno commesso alcun reato”, ha fatto eco a Magi Francesca Ghirra di Avs. Dal Pd è intervenuto Matteo Mauri secondo cui “di fatto viene limitato in modo molto significativa il diritto dei parlamentari di accedere ai Cpr e rendersi conto della situazione”, “un fatto molto grave”; “i presidenti delle Camere e mi rivolgo in particolare a Fontana devono difendere le prerogative democratiche dei parlamentari”, serve “una marcia indietro”, ha aggiunto il dem. Alfonso Colucci del M5s ha proseguito: “Bisogna tutelare il diritto del Parlamento stesso”. Nel tardo pomeriggio di ieri fonti del Viminale fanno sapere che il ddl non interviene sulle prerogative dei parlamentari. Secondo il Ministero retto da Piantedosi la norma intende mettere ordine sul tema degli “accompagnatori” del singolo parlamentare quando si reca all'interno di queste strutture. A ogni parlamentare rimane dunque del tutto immutata la facoltà di esercitare le proprie prerogative. Il problema che quell’articolo si spinge oltre. Quindi occorrerà un intervento di modifica. Anche perché il rischio è che la limitazione si possa estendere anche per le visite in carcere in futuro. Comunque proprio ieri il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, a seguito della notizia della morte di un giovane di nazionalità marocchina nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Bari-Palese, avvenuta due giorni fa, si è subito attivato per acquisire notizie sul fatto. “È stato comunicato al Garante – si legge in una nota - che il giovane 26enne era entrato nel Cpr proveniente dal circuito penitenziario e che al momento del fatto era stato subito portato in infermeria da parte del personale sanitario presente nella struttura, cui è seguito l'immediato l'intervento del 118. Il Garante, in conformità ai propri doveri istituzionali e nel rispetto delle procedure eventualmente in corso, continuerà a seguire gli accertamenti sul fatto”, conclude la nota.
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