Il Governo risponde su richiesta fondi all'Anm
Valentina Stella Dubbio 19 febbraio 2026
Doveva essere il giorno di Carlo Nordio nell’aula della Camera per discutere del finanziamento al Comitato “Giusto dire No” dell’Anm. Ma a rispondere all’interrogazione parlamentare illustrata dal Partito democratico si è presentato il ministro per i rapporti col Parlamento Luca Ciriani. Il Guardasigilli infatti era impegnato in un appuntamento a Perugia. Questa circostanza, insieme all’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il plenum di ieri al Consiglio Superiore della Magistratura per richiamare ad un «necessario rispetto vicendevole tra le istituzioni», ha sterilizzato la polemica che sembra dunque essere giunta al capolinea. Ma vediamo comunque che cosa è successo ieri a Montecitorio. «È l'ora di dire basta a pressioni e intimidazioni del ministro Nordio sul voto al prossimo referendum costituzionale» ha esordito il deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, Federico Gianassi che ha proseguito: «Il Comitato del No ha il sacrosanto diritto di raccogliere fondi per la campagna referendaria e i cittadini italiani hanno il diritto di investire risorse e impegno nelle ragioni del No per difendere la Costituzione scritta dai padri costituenti anziché quella scritta da Nordio e Delmastro» ha concluso il deputato. Ciriani ha spiegato: «Il ministero della Giustizia non ha richiesto al presidente dell'Anm di ricevere i dati relativi ai contributi ricevuti dal Comitato, ma si è limitato a veicolare la richiesta» di un parlamentare «sottoponendo all'apprezzamento e alla valutazione dei soggetti interessati la possibilità di rendere tali dati pubblici nell'ambito di un'attività finalizzata a dare seguito a un atto di sindacato ispettivo e, dunque, improntata al rispetto delle prerogative parlamentari volte a favorire la massima trasparenza, principio ispiratore di ogni ordinamento democratico». In realtà le cose non stanno esattamente così. Come vi abbiamo raccontato qualche giorno fa il capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, a seguito di una interrogazione parlamentare del deputato di Forza Italia Enrico Costa, aveva chiesto all’Anm di valutare «l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato “Giusto dire No” da parte di privati cittadini». Innanzitutto nessun obbligo dunque, visto che la legge non lo prevede per i comitati, a differenza dei partiti. C’è da dire però che Costa non aveva chiesto questo nell’atto di sindacato ispettivo, bensì solo di sapere come il Ministero avrebbe potuto garantire «l’imparzialità del magistrato nei confronti di tutti i soggetti impegnati nella campagna referendaria, scongiurando conflitti di interesse». Si era infatti domandato il forzista: «cosa accadrebbe ove un magistrato iscritto all'Anm si trovasse di fronte, nella propria attività in tribunale, un finanziatore del comitato? Si asterrebbe “per gravi ragioni di convenienza”? Cosa accadrebbe se si trovasse a discutere un procedimento in cui sono parti contrapposte un finanziatore del No ed un sostenitore del Sì?». Il problema è stato risolto spiegando che alle identità dei finanziatori e alla cifra da loro versata non può accedervi nessuno tranne il responsabile del trattamento dati e i dipendenti del Comitato. Comunque i dem non si sono detti soddisfatti della risposta di Ciriani. «Quella lettera è una lettera del tutto irrituale, sa perché? – ha replicato la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani - Perché una magistrata che è capo di gabinetto del Ministero della Giustizia dovrebbe sapere che quella richiesta non può inoltrarla a nessuno e non solo al Comitato del No, perché c'è una legge che impedisce che quei nomi, anche qualora vi fossero, siano dei nomi utilizzabili pubblicamente, ma che non lo sappia lei ci ha stupito. Ma ci ha stupito tanto più che analoga richiesta non sia stata fatta al Comitato del Sì dove noi sappiamo, ci risulterebbe che vi siano dei magistrati in servizio che vi hanno aderito e anche dei membri del Consiglio superiore della magistratura in carica». Il riferimento è al Comitato “Sì Riforma”, presieduto da Nicolò Zanon, nato su iniziativa di Fratelli d’Italia, e che ha tra i fondatori Isabella Bertolini e Claudia Eccher, entrambe membri laici del Csm in quota centro destra, e magistrati in carica come Alfonso D’Avino e Giuseppe Capoccia.
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