Chi finanzia Anm?
Angela Stella Unità 17 febbraio 2026
A poco più di un mese dal referendum sulla separazione delle carriere il clima è sempre più teso e giorno dopo giorno si inasprisce sempre di più lo scontro tra forze politiche e tra Governo e magistratura. A tenere banco le dichiarazioni del Ministro Nordio per cui “il sorteggio eliminerà il sistema para mafioso del Csm”. Il Ministro non ci sta e dopo le polemiche rilancia definendo le critiche che gli sono state mosse come “indignazione scomposta” e ribadisce di aver semplicemente citato opinioni espresse in passato da magistrati. In particolare quella del procuratore antimafia Nino Di Matteo che aveva parlato di “criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso” per fare carriera in magistratura. E ieri mattina è proprio lo stesso Di Matteo a voler replicare al discorso di Nordio. “A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo”. In linea sul No anche l’altro protagonista finito nella bufera mediatica, Nicola Gratteri che definisce “inaccettabili” le parole di Nordio. Poi il procuratore torna sulla sua intervista (“voteranno per il sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”) di pochi giorni fa: “se vogliono continuare a strumentalizzare ancora per settimane le mie parole, facciano pure”. Quanto alle scuse chieste da Matteo Salvini, ribatte: “No, io vado avanti”. Antonio Di Pietro, frontman del Sì, si appella invece a tutti affinché la si smetta di parlare “alla pancia dei cittadini”: “Sicuramente sono stati adottati dei metodi clientelari, ma il termine paramafioso vuol dire che l'avrebbero fatto a prescindere per volontà criminale e questo offende la magistratura”. Inoltre, ha sottolineato l’ex pm di Mani pulite, “tutte e due le coalizioni stanno sbagliando qualcosa. Stanno rappresentando le loro ragioni partendo da presupposti falsi, perché è falso che questa riforma di per sé riduce i poteri del potere giudiziario rispetto alla politica, come è falso che questa riforma aumenta a dismisura il potere del pubblico ministero”. Anche il presidente dell’Anm Cesare Parodi chiede una tregua: “credo che con tutto il rispetto per il collega Di Matteo e ovviamente per il ministro Nordio è proprio la storia che contrasta l'idea di qualunque tipo di avvicinarsi fra la magistratura italiana e la mafia o atteggiamenti mafiosi. È smentito dalla storia, quindi non vorrei soffermarmi su questo punto e sono assolutamente d'accordo sul fatto che i toni che vengono utilizzati, ma io predico nel deserto da mesi, non sono adeguati a quel tipo di informazione che i cittadini meriterebbero sul referendum”. A proposito di Anm, è polemica per la lettera che il capo di Gabinetto del Ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, ha inviato a Parodi per valutare “l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato “Giusto dire No” da parte di privati cittadini”. Il tutto nasce da una interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Forza Italia, Enrico Costa. Quest’ultimo sottolinea che “il Comitato ‘Giusto dire No, promosso dall'Anm, indirizzato organicamente dall'Anm, con sede presso l'Anm in Cassazione, finanziato dall'Anm, gode anche di finanziamenti ulteriori e privati». Questo schema crea, a parere di Costa, “uno stretto legame, non solo politico, ma anche formale tra magistrati in servizio iscritti all'Anm e privati sostenitori che finiscono per praticare una forma di finanziamento indiretto all'Anm, in quanto finanziano il suo Comitato”. Si chiede allora il forzista: “cosa accadrebbe ove un magistrato iscritto all'Anm si trovasse di fronte, nella propria attività in tribunale, un finanziatore del comitato? Si asterrebbe ‘per gravi ragioni di convenienza’? Cosa accadrebbe se si trovasse a discutere un procedimento in cui sono parti contrapposte un finanziatore del No ed un sostenitore del Sì?”. Per la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, la richiesta di Nordio sarebbe “un atto molto grave” che “mette in discussione la libertà di partecipazione” e “alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno NO”. In realtà, come spiega la pagina privacy del Comitato, i dati dei donatori potrebbero essere resi noti: “a) a dipendenti del Comitato, nell’ambito delle proprie mansioni; b) a tutti i soggetti, siano essi persone fisiche o giuridiche, espressamente nominati come incaricati o responsabili del trattamento, come tali tenuti agli stessi obblighi di riservatezza che competono al Comitato e altresì espressamente istruiti sull’osservanza delle norme di sicurezza”. Quindi stando a quanto leggiamo è difficile che un magistrato venga a sapere chi ha finanziato Anm, tramite il suo comitato.
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