Oggi sentenza su Ciro Grillo
Valentina Stella Dubbio 3 settembre 2025
Si aperta ieri con un paio d'ore di ritardo la prima delle due udienze finali del processo a Tempio Pausania nei confronti di Ciro Grillo e di tre suoi amici genovesi, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria, tutti accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa italo-norvegese, all'epoca 19enne, e di una sua amica coetanea. Il presunto stupro sarebbe avvenuto nel luglio del 2019 nel residence estivo della famiglia Grillo in Costa Smeralda. A prendere la parola è stato prima il procuratore Gregorio Capasso per le repliche, che aveva già chiesto la condanna di tutti e 4 gli imputati a 9 anni di reclusione. Nessuno di loro è presente in aula, così come sono assenti le due presunte vittime. La principale accusatrice potrebbe però esserci oggi, quando è prevista la sentenza. «La ragazza lo ha detto subito, al risveglio. Ha detto alla sua amica: “Mi hanno violentato tutti”. Era sconvolta. È la prima cosa che dice, si è svegliata così la ragazza. Vi invito a riflettere sulla descrizione dettagliata. Al di là della denuncia fatta otto giorni dopo» ha dichiarato Capasso davanti ai giudici. Il magistrato ha poi puntato il dito sulla presunta inattendibilità degli imputati: «Vi invito ad individuare la vera chiave di lettura di questo processo: l'inattendibilità del racconto dei ragazzi che man mano hanno adattato la loro versione temporale a seconda delle indagini. Mentre la ragazza ha sempre ripetuto le stesse cose, la sua versione è sempre la stessa, non c'è stato alcun adattamento». La replica si è poi concluse con alcune domande retoriche: «Sappiamo tutti che in questo processo le accuse si fondano sulle dichiarazioni delle parti offese, anche se qui abbiamo anche delle chat e immagini. Sarete voi a decidere. Chi ha ricostruito i fatti per come si sono svolti? Chi ha ragione? Le due ragazze o gli imputati? Confermo le richieste conclusive». Ha preso poi la parola l’avvocato Giulia Bongiorno, che rappresenta la presunta vittima: «La vita della ragazza non solo è stata radiografata ma è stata fatta una tac con tanto di mezzo di contrasto. E dopo che si è scavato, scavato, scavato non si è trovato nulla». Al contrario la difesa di Grillo aveva affermato che ci sarebbero state delle condotte dopo i fatti non conformi a ciò che ci sarebbe aspettati da una donna appena violentata. Per la Bongiorno, invece, «la mattina dopo lo stupro subito la ragazza ha continuato a fare la sua vita, facendo anche kitesurf, perché aveva un solo problema: sopravvivere a quello che le è successo. E doveva fingere di essere come prima. Quando un uomo penetra una donna contro la sua volontà, penetra anche la sua anima. Le donne si soffrono umiliate, sporche e perdono l'autostima». Ha poi preso la parola l'avvocata Fiammetta Di Stefano che rappresenta, insieme al collega Vinicio Nardo, l'altra presunta vittima, al centro di alcuni scatti a sfondo sessuale fatti dai quattro imputati mentre lei dormiva sul divano della villetta di Porto Cervo. «È chiaro - ha esordito Di Stefano - il clima sessualmente predatorio presente quella sera nella stanza in cui dormiva la mia assistita. E questo si evince dal tono dei messaggi che i quattro si sono scambiati dopo quella mattina, allegando le fotografie in cui si vedeva la giovane dormire e vicino al suo viso i genitali dei ragazzi». Ha controreplicato Ernesto Monteverde, legale di Edoardo Capitta: «Tutti riteniamo odiosi i reati di violenza sessuale, ma riteniamo odiosi anche i reati di violenze sessuale che non sono stati commessi. Una vittima di violenza se vuole scappare, riesce a scappare. Siamo all'interno di un appartamento, in mezzo a un comprensorio pieno di persone. Allora urli, scappi».
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